Cielo di Milano. Sole soffocato, nuvole di bronzo che promettono pioggia l’indomani. Sogni che si schiantano sul marciapiede. Ad ogni passo ne perdo uno. Arrivo a casa che ho l’anima svuotata. Ascolto musica a tutto volume, a caso. Non riesco a mettere un’idea dietro l’altra, in fila. Mi scappano via, e i pensieri più brutti emergono su tutti.
Sarà l’arrivo dell’inverno, sarà che inciampo in continuazione, sarà che gli orari in università sono assurdi: non mangio, non dormo. Studio e scappo da una parte all’altra. E lavoro.
Se non altro, ho ricominciato a cantare. Meno male. Anche se in un coro, canto come se ci fossi solo io.
Ho bisogno di costruirmi un piedistallo e di salirci sopra, e da lì guardare il mondo. La mia scogliera personale. Le mie Cliffs of Moher. La mia terra.
Ecco, ecco il punto: mi manca terra. Sono in mare da così tanto tempo che ho dimenticato il perchè sono salita su questa nave e mi ci sono imbarcata.
Mi lascio accarezzare dal buio, dalle note di Psycho Killer, canto senza fiato.
Canto e volo sopra i tetti di Milano, sopra questa corte di nubi che non mi fa vedere le mie stelle, i miei punti cardinali.
Quello che mi ci vorrebbe è ritrovare la mia terra. E se sarà necessario volare lontano da qui per ritrovarla, sono pronta a farlo.
Da troppo tempo non sono a Casa.







