quel che sarà, sarà

Sono nervosa. In un modo animalesco. Mi inacidisco in un attimo e dopo trenta secondi ho già dimenticato tutto. Sarà l’afa, saranno le mille cose che devo fare, certi discorsi insulsi e l’attesa per il camposcuola che inizia domani, e la cui preparazione mi ha lasciato più morta che viva, e dunque, parto già stanca. Benissimo.

A migliorare leggermente quest’atmosfera un po’ pesante, cè una favolosa Polaroid Spririt 600 cl, arrivata per caso tra le mie mani come regalo tardivo di una cugina lontana… E’ spettacolare, con quell’aria un po’ vintage e ingombrante, e con queste strisce d’arcobaleno che ne faranno il mio giocattolo preferito per tutta l’estate!

Polaroid_Spirit_600_CL

 

 

 

 

 

 

 

Sto sviluppando un’insana passione per la fotografia: se prima era un hobby come un altro, ora ciò mi porta a girovagare per casa alla ricerca di mio fratello per fargli ritratti molto artistici (mentre gioca alla Play, per esempio), o saltellare in giro per Milano alla ricerca di soggetti interessanti. A settembre si profila un bel corso di fotografia, sì sì. Lavorarò come una scema per pagarmelo.

Ho inoltre scoperto che uno dei pochi modi per calmare queste ondate di nervosismo è leggere. Che strano. Un’arte che mi accompagna fin da bambina: attraverso la carta sogno, rifletto, gioisco, mi rattristo, mi scopro e mi diverto. Bene: ecco che, dovendo partire per un luogo in cui i cellulari non prendono, i giardini sono ad uso esclusivo degli abitanti del luogo, e nelle stanze non c’è nemmeno una teiera del XIII secolo da scagliare contro un muro nell’eventualità di giornate nervose come questa,  ieri decido di andare in biblio a fare razzia di titoli per calmarmi. Chiaramente: sciopero indetto il venerdì pomeriggio. Intanto che leggevo il cartello, inventavo nuovi insulti e fatture particolari. Perciò, se qualcosa dovesse andare a fuoco nei prossimi giorni, so quale sarà il luogo.

Su, Mirtillo, fatti forza. Un paio di occhi.color.inchiostro mi regalano un altro po’ di serenità.

E, dato che fa rima, quel che sarà, sarà.

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ennesima giornata di ordinaria follia

Dunque, oggi pomeriggio stavo passeggiando e intanto che incedevo graziosamente pensavo ai mille cartelloni che io e Lau dobbiamo preparare per il camposcuola, cosa del tutto inutile, dato che i marmocchi li distruggeranno in due minuti, ma tant’è: vanno preparati, perciò, sotto a chi tocca.

E’ una settimana che ci giostriamo tra casa mia e casa sua per cavare qualcosa dal vuoto delle nostre menti: teatro di scontro sono le cucine, le sale e le camere, che terminano la loro funzione normale per diventare degli asili nido, con me sdraiata sopra i fogli tentando di colorare (e sporcandomi mani, gomiti e ginocchia) e Lau che partorisce idee da fim di Tim Burton una dopo l’altra.

Bene, dicevo, procedo con grazia pensando a tutto ciò, e, mentre per un caso fortuito mi trovo a passare sotto un balcone, piove dall’alto un uovo sodo che si spatascia sul cofano di un’auto, 10 centimentri più in là della mia testa.

Mi sono baciata i gomiti per quella botta di fortuna: non avrei potuto sopportare l’onta di avere un uovo spetasciato sulla testa, ma soprattutto non avrei tollerato del caldo, giallo e denso tuorlo tra i miei capelli appena lavati.

Comunque è assurdo andare in giro con la minaccia di uova che piovono dall’alto. Chiaramente ho subito cambiato marciapiede, ma mi sarebbe venuta voglia di attaccarmi ai citofoni di quel condominio e urlare come un’invasata ricoprendo di insulti i condomini. A meno che non ci siano allevamenti di galline a duecento metri di altezza, chiaro. In quel caso sono pronta a perdonare i poveri pennuti.

Non solo devi guardare in basso per evitare di pestare di tutto (tra l’altro due giorni a settimana lì c’è pure il mercato, e destreggiarsi tra una mela marcia e un avanzo di crauti è una delizia), di fianco per non essere investita dalle auto o per eventuali scippi: ora anche in alto

Quando si compra casa dalle nostre parti dovrebbero darti in dotazione una tuta da palombaro, per ogni evenienza.

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poesia

Penso che ho bisogno di un attimo di poesia.

Sto di nuovo ricominciando a mettermi fretta per ogni cosa, a fare schemini, scadenze, segni rossi sul calendario, propositi e programmi. Non va bene. A Dublino vivevo alla giornata, ed era il massimo.

Ho proprio bisogno di uno dei miei attimi di pausa.

Tengo le finestre spalancate, un po’ d’aria passa, Milano non è ancora invasa dalla calura. Sul tavolo i libri di Diritto Privato di Simo, il cellulare che squilla ogni minuto, il cd di Samuele Bersani (la colonna sonora di uno dei miei film preferiti, Chedimi Se Sono Felice, e il ricordo di quando ascoltavo quelle canzoni notte e giorno, aiutando la mamma a preparare la macedonia di frutta, e si crepava dal caldo, un’estate di qualche anno fa).

Mi basta pensare che è estate, che ci sono dentro, che tutta la poesia di cui ho bisogno è qui. Penso al libro stupendo che sto leggendo -Mentre La Città Bruciava- e a come mi ci senta vicino, e non so perchè.

Penso ad un mio amico che non vedo e non sento da tempo, e non so perchè abbiamo smesso di parlarci, di vederci, di prestarci libri e di chiacchierare insieme. Mi manca ma non voglio ammetterlo, e anche se discutevamo una volta sì e l’altra pure, era bello così.

Penso che riprenderanno le serate con la Ciurma, e stasera mi aspettano appunto un paio d’ore tutte per loro, che non hanno ancora assaggiato il mio post-Irlanda.

Poi penso anche che ho voglia, ho bisogno di conoscere altre persone, di allargare ancora di più certi orizzonti che ho intravisto appena nell’isola di smeraldo, e che mi hanno toccato le corde più profonde, e che ora quel sentirmi cittadina del mondo, come fossi seduta tra le stelle, mi manca da morire.

E penso. Penso ad un paio di occhi scuri che mi hanno tinto d’inchiostro le lentiggini, e che le tingeranno ancora per un po’, o forse no. E’ giusto così, niente scadenze. Non siamo una bottiglia del latte. Siamo due fili, che si sono incrociati per un attimo, in un ricamo indecifrabile… ma bellissimo.

Ora ho avuto il mio ritaglio di poesia… E posso tornare a pedalare sulla terra.

polaroid

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la moglie e l’amante

Tornata dalla mia seconda casa. Per i profani: l’Irlanda, nello specifico Dublino. Inutile versare chili di inchiostro virtuale per descrivere tutto ciò che ho visto, provato, sentito, toccato. E il colore verde è troppo riduttivo. Direi che ho visto proprio tutti i colori. In ogni senso possibile e immaginabile.

Un pezzo di me è chiaramente ancora là, soprattutto per le persone straordinarie che ho incotrato: e non importa che siano già tornati a casa anche loro, in Spagna, Francia, Venezuela e VatteLaPesca, perchè il mio stare con loro è ancora là, immortalato come in una fotografia, in un attimo che è stato solo nostro.

Milano mi è mancata comunque un sacco. Oggi ho passato la giornata con la mia migliore amica, e mi è sembrato di avere Milano pronta a riaccogliermi, stesa ai miei piedi, con i suoi kilometri di asfalto e di parchi verdi, di profumi di gelaterie e di fontane in centro. Mi piacerà ancora di più in agosto, quando sarò sola in città, e la poesia si impadronità di me. Sì, perchè Milano vuota è solo poesia.

Sto ripensando all’avventura che ho appena concluso, alla normalità che mi sta riaccogliendo pian piano, alle abitudini che prendono il posto delle novità. Ho dovuto smettere di guardare dalla parte “sbagliata” della strada per attraversare o mettermi in fila per salire sugli autobus: le vecchiette italiane sono molto più agguerrite di quelle irlandesi, e ti calpestano i piedi pur di salire per prime. La calma degli irlandesi è proverbiale. Sarà che finito il lavoro (per quelli che ce l’hanno) non c’è molto altro da fare se non farsi una Guinness e sparlare degli inglesi. E come cosa a me va benissimo. Sono sempre stata troppo frenetica, anche quando non avevo molto da fare. Ma sono così. Fretta fretta fretta.

Che dire, ora si prospetta un’estate di lavoro, campo scuola con Lau, mare (suono di trombe e arpe celesti), varie ed eventuali, tra cui la probabile uscita ad Ondaland di sabato, se il cielo ci farà la grazia di non scaricare fulmini e saette in giornata.

Poi… bè, poi ci sono anche novità di “altro” tipo, e “altro” è sussurrato nell’orecchio di un’amica, la quale sa già subito con che domanda partire: “oooh! come si chiama??”.

Ma questa è un’altra storia.

Kings of Leon a palla. Milano, sono tornata. Dublino, mi manchi…

La moglie e l’amante.

EF @ Dublin!!! 025

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parliamo di autostima

Ho telefonato alla sciùra Maria che abita in quel di Dublino e abbiamo parlato-cioè, parlato!!- in inglese al telefono. Al telefono. In inglese. Milano-Dublino. La mia autostima cresce. A proposito di valutazioni personali sul mio ego. Dialoghi io-lau-mary-don marco sulle bimbette che ci chiedono il perchè non abbiamo il moroso (solo a noi, a don marco no).

Bimbetta: -Ma tu sei sposata?

Mar:- … no

Bimbetta: -Hai il fidanzato?

Mar:- (incominciando a preoccuparsi) …no

Bimbetta:- E allora perchè hai un anello al dito?

Mar:- (arrampicandosi sugli specchi) …mah, perchè mi piace, sai, è un anello irlandese, poi mi piace il verde, e sai…

Bimbetta:- Ma se non hai il fidanzato fa triste.

Ditemi dopo un dialogo del genere una che autostima può avere. No, ditemelo.

Meno male che esiste il cioccolato, sempre detto.

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gli spari sopra

Ho una gran confusione elettorale in testa. Di politica non ne ho mai capito molto, ma siccome ho conosciuto parecchia gente che si credeva furba, un po’ ne capisco anche io.

In fondo i furbi di 5 anni e quelli di 65 sono della stessa pasta. Quelli di 5 anni ti rubano la merenda sotto il naso e ti fanno la linguaccia, perchè tanto sono i preferiti della maestra e quella farà sempre finta di non vedere. Quelli di 65 vengono condannati per crimini di vario genere e ti governano, perchè tanto nessuno li punirà. Uguale. Stessa solfa. E siccome già da piccola mi stavano sulle palle i furbi, ora non mi sconfinferano tanto neanche questi, sebbene più stagionati.

Che poi, uno a quell’età dovrebbe preoccuparsi di non fare brutte figure, di invecchiare serenamente senza debiti, e di lasciare buoni ricordi a chi ti ha conosciuto. Lo PsicoPapi forse non si è ancora reso conto di essere vecchio.

Comunque, siccome da qui a poco ci saranno le provinciali e poi le europee, stavo cercando di capirci qualcosa. Un giro sul sito di Beppe Grillo dovrebbe aiutare a schiarirmi un po’ le idee.

Ma, al di là delle persone che voterò, mi chiedo quand’è che quest’Italia cambierà- almeno un po’. Perchè, diciamolo, siamo ridicoli. Perchè da noi ci sarebbero anche degli Obama, ma girano con la scorta, perchè se no li fanno fuori.

Mi piacerebbe un Paese giovane. In tutti i sensi. Giovane nel fisico, con personalità fresche e libere, interessate al mondo, alle persone, alla religione, alla cultura. Giovane nell’anima, che non abbia paura di rischiare in progetti che ripuliscano l’aria pesante di mille polveri schifose, che promuovano la musica, la letteratura, la libertà di parola. Giovane nella mente, che ami la discussione con le parti avversarie, ma per giungere ad un risultato finale che sia comune.

Vabbè, buoni sogni, Mirtillo.

Eppure. Eppure da qualche parte qualcuno c’è. Qualche nome è venuto fuori. Sono troppo pochi, troppo deboli, troppo poveri. Però ci sono. E se non credessi nei sogni che si realizzano, non sarei qui a scrivere.

Andate alle mostre d’arte, leggete, ascoltate, pregate, girate il mondo, conoscete persone di altri Paesi, andate in bicicletta, imparate a disegnare, a fotografare, a sorridere. E poi informatevi, fatevi un giro tra i giornali, i blog, le conferenze.

Perchè, come è sempre stato e in fondo sempre sarà, “La verità vi farà liberi”.

L’ha detto un certo Gesù qualche tempo fa. E credo sia lo slogan migliore mai inventato.

 

peace

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sunny day

Periodo denso. Lavoro, progetti di vacanze, progetti irlandesi. Sì, perchè a giugno andrò due settimane a Dublino! Squillino le trombe: due settimane all by myself per imparare l’inglese come si deve, svegliarmi dal mio torpore e cavarmela da sola. La cosa mi mette addosso un po’ d’ansia da una parte, perchè ho realizzato di non essere mai andata via da casa totalmente da sola. Di vacanze con gli amici, anche solo in due, ne ho fatte parecchie, ma only Mirtillo, mai. Vabbè, chessaràmai. C’è da dire che sarò in Irlanda, che rivedrò la mia amatissima Dublino, e che soprattutto non speravo di poterci tornare così presto. In fondo, per quanto lontana dall’Italia e dalla mia bella Milano, l’Emerald Isle sarà sempre la mia seconda casa. E’ indescrivibile la sensazione di libertà e sicurezza che mi dà quel posto. Incredibile. Quindi, forza e coraggio, che tra poco si parte.

Poi: eri Fiera del Libro a Torino con Lau, tempo terrificante e umidità alle stelle, ci ho guadagnato un bel mal di gola che, visti i mille canti per le Comunioni di domani mattina, è proprio l’ideale. Confido nelle ugole d’oro dei bambini e dei loro gorgheggi, perchè le mie corde vocali urlano pietà a più non posso.

Anche oggi fa un bel caldo, c’è sole e quell’aria primaverile che ti fa ben sperare, che ti vien da dire: se la primavera è arrivata anche quest’ anno, allora tutto andrà per il meglio.

Nonostante tutto, i terremoti, le tragedie, le tristezze, la terra continua a rifiorire e regalarti un bel tepore. Chissà che meccanismi ci sono dietro. Me lo sono sempre chiesto. Per me la primavera è una vera e propria terapia. La terapia dei colori. Vedere i fiori, il verde dei prati, il bianco dei nuvoloni, l’azzurro del cielo, i vestiti colorati delle persone, mi fa stare bene. Senza colori non potrei vivere. Sto sviluppando un’insana passione per ogni tipo di sfumatura: allora ecco che compro chili di stringhe da scarpe di colori improbabili, mi coloro le unghie di arancione e medito di farmi i capelli blu. Ho bisogno di essere sedata.

Inoltre, mi metto le mani nei capelli se penso alle vacanze di luglio: una settimana in montagna con gli scalmanati dell’oratorio estivo. Se non finirò in un burrone legata mani e piedi, mi riterrò fortunata. Come qualunque animatrice femmina che cerchi di farsi ben volere dai suoi marmocchi, sarò infatti odiata e messa a dura prova. Tanto più che i nostri cari bambini sono quasi tutti maschi, quindi propensi alla stronzaggine e alla cretineria, in preda agli ormoni e senza il benchè minimo accenno di rispetto per quelli più grandi. Che Dio ce la mandi buona.

Già tentare di aiutare i piccoli a fare i compiti il venerdì pomeriggio è un’impresa titanica: senza contare che devo riprendere in mano le divisioni e moltiplicazioni a due e più cifre, cose che speravo di aver archiviato nel cassetto “cose da evitare” , e da dover rispolverare in caso di maternità, se sprovvista di un marito matematico. E invece.

Bene, spariamoci una dose di Ligabue in stato liquido (ovvero un gelatone al cioccolato con “Il Centro del Mondo”): allora l’estate sembrerà più lontana, e la bellezza di questa luce serale che casca come pioggi dorata dalle finestre sarà la mia unica preoccupazione.

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cuori o picche?

Siamo di nuovo in fase facciamoci-del-male, bene. Anzi, benissimo. Questo vuol dire che sono iper-sensibile alla musica, al cioccolato, ai film melensi o, al contrario, agli splatter più trash. Non so. Non so davvero. Sono passati DUE mesi due e io ogni tanto (ogni poco) sono ancora qui che lo penso. Ma perchè, poi. Al momento non mi sembrava nemmeno questo gran che. Facevo la difficile, quasi. Poi. Poi succede sempre così: ti accorgi di tenere a qualcosa quando quella cosa non ce l’hai più.

E le domande continuano a rimbalzare da una parte all’altra della mente, a ripercorrere le stesse frasi, gli stessi gesti, le stesse parole di quei giorni. Per cercare una falla, un buco, una breccia… cacchio, qualcosa! No, nulla. Era tutto idilliaco e fragoloso. Poi, semplicemente, il nulla. Bene. E qui stoppiamo questi ricordi deleteri.

Chissà perchè poi è sempre la musica a farmi tornare indietro. “1950″, in particolare. Bene. BASTA.

Solo, mi chiedo, quand’è che la ruota del tempo cambierà verso, quando cambierà il vento. Voglio vedere la Luna che mescola il mazzo di carte e sorride da sopra il lago, mentre la musica -questa volta quella giusta- riempie la sera.

Questo benedetto mazzo di carte che ho in mano è sempre lo stesso, ed è irreparabilmente una mano sfigata. Decisamente.

Adesso mi merito una scala reale.

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something beautiful

La sola cosa più bella di viaggiare è viaggiare con gli amici. Era da un sacco che non prendevo un treno, e in questi giorni ne ho presi ben 4 (ok, andata e ritorno, ma sono comunque 4). Milano-Bologna, Bologna-Ravenna. Abbiamo preso sole e caldo allucinante e acqua e angoscia insieme. Abbiamo capito di odiare abbastanza i gatti e di volerli lasciare nel loro brodo quando iniziano a guardarti storto. Abbiamo visto come è facile girare una città e come sia difficile lasciarsela alle spalle (almeno per me, ho sempre un po’ di nostalgia al ritorno da qualunque viaggio). Abbiamo scoperto la quantità immane di biciclette che girano per Ravenna e la altrettanto enorme quantità di emo che si aggirano per Piazza del Popolo. Infine, abbiamo scoperto come un giro alla Feltrinelli in un pomeriggio quasi afoso e pieno di gente ti risolva la giornata.

Ed eccomi qui a Milano. Ora ci sono un bel po’ di cosine che bollono in pentola, tra le quali:

  •  un nuovo lavoro che mi aiuti a pagarmi le vacanze
  • una vacanza studio a Dublino a giugno! -e qui parte la ola…
  • un campo scuola in montagna in cui dovrò gestire mille bambini urlanti e far sì che non si gettino giù da un burrone
  • un bel paio di leggins blu, che forse non ti cambieranno la vita, ma le gambe sì
  • un libro fantastico che finalmente ho iniziato a leggere: Ogni Cosa E’ Illuminata (vedi post precedenti)
  • il primo giornalino del gruppo giovani nato dalle menti creative e super geniali di Mirtillo, Palilia e Bloody Mary: un successo annunciato? Lo speriamo! ^^

E poi, e poi, e poi… Poi c’è tutta l’estate davanti, spero di sfruttarla al meglio… una nuova strada lastricata di sogni prosegue!

 

p.s.: —— I always saw better when I had my eyes closed ——

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treni a vapore

Sottofondo dei “Treni a vapore” della Mannoia…

Flashback di bambina, sul sedile posteriore dell’auto. Noi in viaggio verso la montagna: Dobbiaco, le Dolomiti, le scarpinate con mamma e papà e il fratellino che è diventato il mio compagno di giochi preferito.

E i mille sogni che già si accendevano nei miei occhi, e si confondevano con le lentiggini e i riccioli color nutella.

Quando le domande e i dubbi mi assalgono, tra una giornata e l’altra  (che sembrano così uguali…) allora mi rifugio tra i morbidi cuscini della musica che conosco bene: quella che mi riporta a ricordi, profumi, sogni che prendono vita. Perchè la cosa bella non è tanto quando si realizzano i sogni, ma quando nascono, e sciogliono la neve.

Perchè anche oggi ho perso un pezzo di me. Ho perso una briciola di fiducia che avevo in un’amica. Ho perso un pezzo di futuro e ne ho aggiunto un altro, e spero che regga.

Di nuovo tempesta, dunque. Di nuovo quei pensieri… Di nuovo sono una tazzina di caffè tra le onde dell’oceano.

Di nuovo sono un buon libro e buone amiche a salvarmi.

Domani, non so cosa farò. “Come i treni a vapore/ il dolore passerà”.

Spingo la testa fuori dal finestrino dell’auto, la musica dell’autoradio si confonde con i profili degli alberi che scorrono veloci ai miei occhi/ mamma canta a squarciagola le canzoni, Simo ride e papà guida veloce/ verso la montagna/ verso quella montagna di sogni…

…di pioggia in pioggia/ il dolore passerà …

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