Archivio per Ottobre, 2008

chi rompe paga

Meno male che fin da piccoli ti spingono a non pensare solo a te, a calcolare le conseguenze delle tue azioni. Se fai così, non fai del male solo a te, ma anche a chi ti sta vicino. Meno male. Perchè se non l’avessi sentito con le mie orecchie quando ero piccola e non lo sentissi tutt’ora rivolto ai bimbi di adesso, non ci crederei.

Usando una bella immagine visiva molto esplicativa direi: se io sono un cristallo e tu un pachiderma, stai attento a dove posizioni le tue gradevoli zampe obese, perchè potresti causare qualche guaio. Mamma elefantessa te l’avrà pur detto.

Così, sono qui per l’ennesima volta a raccogliere i cocci di altri.

Ma è il giorno di Halloween, la notte delle streghe, la notte in cui il mondo di qui e quello di là si incontrano, la notte in cui le cose si confondono e si invertono.

Allora, perchè no: ora sono io pachiderma e tu cristallo.

Attenzione a dove passo.

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puntini puntini

E’ arrivato l’autunno. In università si respira sempre aria di scioperi e manifestazioni, ma sembra tutto un po’ sospeso a mezzo metro da terra…

In effetti oggi, con la pioggia e l’umidità che mi scivolano addosso e mi rendono i capelli una massa di rovi, sembra tutto un po’ nebbioso…

Sono nebbiosa anche io. Sono qua, a picchiettare sulla tastiera del computer mentre fuori è già buio pesto e come al solito lascio scorrere i pensieri senza catene…

E lascio tutti questi puntini di sospensione a riempire i vuoti che altrimeti rimarrebbero, appuno, vuoti

Bisognerebbe fare un’intera lezione sui puntini di sospensione: secondo me sono troppo inflazionati, la gente li mette ovunque, negli sms, nelle lettere, sui bigliettini di auguri. Le persone li usano per non scrivere ciò che in realtà pensano. Li lasciano lì, soli, a galleggiare a metà riga. Non hanno il coraggio di finire le frasi e così li mettono lì, a guardia della pagina e dei loro pensieri.

Io li uso poco, ma quando li uso è perchè non posso farne a meno. Oggi i pensieri mi sfuggono. Mi portano lontano, dove non posso essere. Nella terra dove i desideri sono realtà. Semplicemente, nella mia testa.

Così, i puntini oggi mi sostituiscono su questa pagina virtuale. Mi permettono di lasciare un po’ di sospensione tra la realtà e i miei sogni: un territorio di confine, come quello che si scopre nella notte di Samhain. Chissà che un po’ di quello che esiste nella mia mente, non possa riversarsi  qui …. …. ….. ….. …..

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albachiara

Siccome non ho una vita già abbastanza incasinata, ho trovato tempo anche di andare a lavorare il giovedì mattina. Con conseguenze disastrose: dato che l’ufficio è dall’altra parte della città, ovviamente, perdo tempo inutile aspettando i tram e imprecando contro il mondo. Tra l’altro ci sono scioperi ovunque, gente che occupa i binari e grida per le strade. Gente della mia università, ebbene sì. Li sostengo con tante buone intenzioni contro la Gelmini (che poi è identica alla mamma di una che conosco e proprio non la sopporto, quindi anche la somiglianza accresce il mio ribrezzo per lei), ma almeno potevano evitare di imprigionare il prof di civiltà in qualche aula bunker. Quel poverino si sarà messo a parlare greco antico per spaventarli, immagino.

Comunque, la vita prosegue. Ogni tanto ho i miei momenti no, ma passano piuttosto presto, non ho quasi tempo per fermarmi a realizzare.

Ma quando intorno c’è silenzio, e sento Albachiara di sottofondo… impossibile far finta di nulla. Mi vedo ancora ragazzina: gli occhiali, i capelli un po’ spettinati, la cartella sulle spalle e un universo intero dentro di me. Sono sempre stata timida, ma con il passare del tempo ho imparato cosa vuol dire aprirsi agli altri e quanto bello può essere. Ho una compagnia di amici favolosa, una seconda famiglia, che mi fa stare bene, come starsene sdraiati tra i cuscini.

Solo, qualche volta, ho ancora paura di quello che sono. Certe volte, mi sembra di non sapere affatto chi sono, in fondo in fondo. Chi è questa ragazza con gli occhi verde scuro che si guarda allo specchio, pensierosa. Chissà cosa pensa la gente di me. Chissà che espressione ho sul viso quando sono sola con me stessa, persa dentro la mia galassia. Magari ad alcuni sembrerò una di quelle ragazze timide, corazzate contro il mondo, apparentemente mute e impaurite.

Potessero sentire la musica dei pianeti e lo scrosciare delle stelle qui dentro, nel mio universo…

Tu sola, dentro la stanza/ e tutto il mondo fuori …

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time to time

Aspettare. Sono solo le 9 del mattino e questo verbo mi è apparso davanti almeno due volte. Sarà il tema della mia giornata.

Io sono la persona meno paziente della storia. Ho sempre fretta per qualunque cosa: l’attesa per me equivale ad un attacco di nervi. Non riesco a rilassarmi, punto dritto alla meta e quando vedo che è troppo lontana e, a volte, quasi irraggiungibile, mi blocco, soffro, mi sento impotente, con le mani legate.

Ma ho imparato che godersi il percorso è una parte fondamentale per essere felici. Felici.

Anche quando non succedono le cose che dici tu, anche quando tutto va storto, quando il destino rimescola le sue carte per confonderti le idee: la cosa essenziale è guardarsi attorno e aspettare.

Magari ciò che sogno non arriverà mai. A volte lo penso. Mi è già capitato. Mi metto in gioco, con tutta la mia energia, e poi non arrivano i frutti sperati. Unica soluzione: il tempo.

Il tempo cancella un amore finito male/ cancella mare mosso e vento contrario.

Intanto che aspetto che le carte tornino nelle mie mani (magari con una bella scala reale), guardo dal finestrino, come faccio tutte le mattine sul tram/ e mi godo il percorso.

Salite o no, ne sarà valsa la pena…

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flashback

Notte. Buio. Finestre chiuse contro il vento che soffia, facendo quasi tremare i vetri. Non dormo bene, forse ho appena fatto un incubo. Mi alzo. I miei occhi si abituano all’oscurità. Ho 7 anni e il buio mi fa paura. Poi c’è questo rumore, come un ululato, che si intrufola tra uno spiffero e l’altro delle finestre… e le tapparelle di legno sembrano lamentarsi, lo scricchiolio mi fa venire la pelle d’oca…

Eppure non resisto, ho bisogno di bere. Non mi va di svegliare papà, perchè poi si alzerebbe anche mamma per sapere cosa succede e allora inizierebbe a piangere anche il mio fratellino … Troppo complicato.

A piedi nudi vado in cucina, il freddo del pavimento mi congela i piedi.

Ecco, bevo piano piano, un sorso dopo l’altro, le orecchie tese come quelle di un topolino in trappola. Quando è notte anche la mia casa sembra diversa. Domani racconterò alle mie compagne che ho girato per la casa di notte! Chiara si vanta tanto di aver visto Babbo Natale, ma questo è meglio. Poi è la notte di Halloween, quindi sono ancora più coraggiosa!

Adesso però è tardi, sono stanca: oggi a scuola c’è stata festa, noi piccoli siamo andati in giro per le classi di quelli di quinta a chiedere “dolcetto o scherzetto” e ci hanno fatto fare gare e giochi tutto il giorno. Quello stupido di Marcello mi ha anche strappato il cappello da strega, di sicuro non lo inviterò alla mia festa di compleanno … appoggio il bicchiere nel lavandino e mi avvio verso la cameretta…

Poi un tonfo. Come un cuscino buttato a terra. Dopo, un gorgoglio strano, come sentir rotolare delle biglie sul pavimento. Rotolano, rotolano… sembra che dal corridoio vengano verso di me, sempre più vicino, sempre più vicino…

Corro in camera e mi tiro le coperte fin sopra la testa. Questo a Chiara non lo racconto, domani.

p.s.: non ho mai scoperto cosa fosse stato quel rumore. Nessuno mi aveva mai regalato delle biglie, quindi in casa non ce n’erano. Dopo qualche mese, solo, ho trovato 3 palline strane sotto il mio letto. Erano arancioni e mi sorridevano …

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all you need is love

In questo momento avrei solo voglia di spegnere la luce e mettere su un po’ di musica. Sdraiarmi sul divano e addormentarmi.

Avrei bisogno di una cioccolata calda e un milione di cuscini contro questo maledettissimo mal di testa.

Avrei bisogno di sentirmi magari un po’ meno forte… e dovrei anche smetterla di fare di testa mia e di dire sempre “ce la faccio da sola”.

Avrei bisogno di dire, magari sottovoce… “mi dai una mano?”…

E invece no, sto qui … e aspetto che il mal di testa passi …

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show must go on

Ho iniziato da pochissimo la nuova vita universitaria e già mi faccio riconoscere. Arrivo in classe con mezz’ora di ritardo entrando ovviamente dalla porta sbagliata, non quella sul retro, che ti permette di passare abbastanza inosservata, ma quella che si trova in bocca alla cattedra. Benissimo. Se non altro la lezione merita: il prof è la versione giovane e magra di Elton John, con la risata di Jim Carrey. Almeno, ci si diverte.

Passato il periodo di sconforto totale, ora vedo le cose con un po’ più di autoironia (o sarcasmo, cosa non del tutto positiva): d’altra parte, chi si ferma è perduto. E se mi dovessi fermare in questo momento a rimuginare su cosa sto facendo di giusto oppure no, potrebbe davvero finire male. A volte buttarsi e aspettare di vederne gli effetti è più utile che calcolare al millimetro le conseguenze. Quindi: evviva il fare, abbasso il pensare.

Inoltre siamo in pieno autunno, la mia anima da strega si trova perfettamente a suo agio: sole e freddo, foglie rosso-fuoco, buio alle 6 di sera. Ora mi serve solo un bel filmone su Vampiri & affini e sono a posto (qualcosa di meno stupido di Van Helsing, possibilmente).

Aspetto con ansia il Capodanno Celtico qui a Milano e relativa festa di Halloween che ogni anno si cerca di organizzare, ma finisce sempre che tutti se ne vanno in montagna o snobbano l’evento. Quest’anno cercheremo di fare di meglio … se non altro per evitarmi un tristissimo epilogo in cui mi riempio di canditi e cioccolatini da sola davanti alla tv …

Tra le altre cose i Colorado hanno ripreso la loro attività: siamo in fermento per una possibile festa in cui siamo stati scritturati. Suoneremo in un locale in cui ci saranno altri musicisti e altri avventori oltre agli invitati della festa, quindi per scuotere un po’ l’ambiente abbiamo furbamente preparato un “tanti auguri a te” versione punk, che fa il paio con Let It Be versione reggae … siamo o non siamo dei geni? Avanti tutta!!

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brand new day

Bene, ho appena rovinato la colazione. Due volte su tre faccio bollire il latte, che esonda dal pentolino e invade i fornelli. Questo perchè è troppo aspettare un minuto affinchè il latte si scaldi, nel frattempo devo fare mille altre cose. Vabbè.

Oggi inizio la mia nuova vita universitaria. La cosa, a dirla tutta, mi rende parecchio nervosa. Se da una parte non vedo l’ora, dall’altra è come se mi mancasse il terreno sotto i piedi. Sono una persona abbastanza metodica, legata alle tradizioni, ai luoghi familiari e alle conseguenti sicurezze. Perciò un cambiamento spesso mi terrorizza.

Ma quest’anno ci voleva, soprattutto so di aver fatto la scelta giusta. Poi, meglio così, ripartire da zero, piuttosto che pentirsi di non aver avuto il coraggio.

Così, oggi sono come una scolaretta di prima elementare. Speriamo in bene …

Intanto, sta uscendo il sole: un cielo grigio non mi aiuta, di nebbia in testa ne ho già parecchia …

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stop exams!!

ESAMI FINITIIIIII

Il mio orgoglio sta facendo capriole triple e salti mortali, dato che oggi ho superato ben 2 esami nella stessa giornata …

Ora posso dedicarmi alla stesura della tanto agognata tesi … e sperare solo che le cose vadano meglio …

Mi merito tanta cioccolata e tante tante belle speranze …

... si ricomincia a sognare … … …

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sing, sing, sing …

C’è una canzone dei Modena City Ramblers che adoro, per vari motivi, soprattutto perchè mi ricorda tantissimo l’Irlanda. La ascolto ora, perchè ho bisogno di sentir rimbombare in ogni angolo della mia testa queste parole, questa musica di fiddle …

“Signora dei vicoli scuri/ non mollare la lotta/ verranno momenti migliori, il tempo è una ruota che gira/ Vedremo le rive del mare in un giorno assolato d’estate …”

Tutto qui. Ho solo bisogno di sentirmi dire questo. Ho bisogno di crederci. Di uscire da questo claustrofobico buco nero fatto di persone sbagliate, frasi sbagliate, momenti sbagliati …

Ho bisogno di sentire quel fiddle suonare a ripetizione nella mente e nel cuore … sentirmi forte, anche se non sono mai stata così fragile. Mostrarmi sorridente e piena di buoni propositi e fantastici obiettivi/ e avere la forza di dire “sono contenta per te” di fronte a qualcuno … quando tutto dentro di me urla, strilla, grida, strappa …

Canta, Mirtillo, canta …

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