Archivio per Novembre, 2008

the lion and the lamb

Non è tutto qui. Non può essere solo neve sciolta. Non può essere solo questo. Solo questo. No. So che non è così.

 Mi vedrai nascondermi dietro una pelle chiara, un sorriso semplice, una parola gentile.

Ma io non sono solo questo. Se guardi bene, dietro lo specchio, eccomi. Io sono anche quello che non vuoi vedere, che hai paura di vedere. Sono lì, con le mie ali nere spalancate, con il ghiaccio sottopelle. Sono lì, e ti giro intorno, sollevo l’aria con un respiro. Non c’è da spaventarsi. Non tutto il buio fa paura. C’è un’oscurità bella, piena, carica. E’ quella, la mia nerezza. Non faccio paura, anzi. Sono più spaventata di te.

Rimane il fatto che io sono il leone, e tu l’agnello … … …

Ma non avere paura: ti sto aspettando da così tanto, che mangiarti sarebbe … impossibile.

farfalla_piede

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bolle di sapone

Solito giovedì lavorativo. Ho mangiato in fretta e furia, e tra poco uscirò, sempre in ritardo, diretta verso l’università. Poi stasera si lavora di nuovo. Che gioia.

Quando sto così mi dico: meglio, più cose faccio, meno tempo spreco a fare sogni assurdi. Balle gigantesche.

Bastano un paio di cuffie di mp3 sul tram ed è la fine.

Periodo strano. Frenetico, assordante, faticoso, vario, litigioso. E solitario.

Continua la tua corsa, Mirtillo, corri, non fermarti mai. Lotta per quello in cui credi, fatti forza, abbi fede, non disperare. Che palle.

Oggi sono proprio stanca. Soprattutto perchè un tempo c’era una persona a cui confidavo tutto. Tutto questa stanchezza, tutti i miei dubbi, i miei pensieri, i miei progetti. Mah, strana la vita. Ti ritrovi a pensare ai giochi da ragazzine, ai segreti raccontati, alle speranze condivise, e poi tutto svanisce. Senza che nemmeno una se ne renda conto. Sono convinta che i sogni possano unire delle persone. Ma il non averli le divide.

E, tra le due, quella che continuerà a sognare, sarò io.

Qui si chiude un altro capitolo, sono troppo stanca per fare segnali di fumo, per ricucire qualcosa che s’è sfilacciato, anche se il mio carattere mi spinge a dire: mai dire mai.

Ora voglio riposarmi un po’, sopra il mio filo sottile, al quale sono appesa giorno e notte …

Sono una brava funambola

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through the twilight

Milano ora è grigia e sembra mezza rintronata del solito traffico. Le solite macchine cariche di gente frettolosa e con le palle girate, pronte a tirarti sotto se non attraversi di corsa le strisce pedonali. Eppure stanotte qui ha nevicato. Ora non è rimasta nemmeno l’ombra della neve, ma stamattina presto, mentre andavo in pigiama e piedi nudi alla finestra per guardare fuori, ho visto un velo bianco che ricopriva i tetti e il prato del parco di fronte.

Ora si è sciolta tutta, ma vabbè, ritornerà. Anche perchè qui la temperatura è scesa parecchio, dato che in un’ aula in cui di solito crepavo di caldo, oggi ho passato due ore a scrivere con su la sciarpa e sfregandomi le mani ogni trenta secondi (ad un certo punto ci siamo seduti tutti vicini per creare almeno un po’ di calore umano, che teneri).

Questo clima comunque mi piace da impazzire, questa Milano scorbutica e sporca si trasforma appena volti l’angolo. Spesso mi piace tornare a casa da sola, anche se è tardi, perchè adoro camminare quando tutto è buio e silenzioso. Ok, fa un po’ lugubre, ma è così. Specialmente se sono ripiena di pensieri e sogni.

A volte mi sembra di vivere in un’altra dimensione rispetto ad altre persone. Soprattutto rispetto a persone che mi sono molto vicine. Ma è così. E’ una cosa che non si può spiegare, non si vede, non si tocca. Una sensazione di cui non si può nemmeno parlare, tanto è leggera. Un velo. Ma c’è, si sente.

In fondo in fondo/ da qualche parte tra la pelle e l’anima/ c’è un cuore diverso che batte/ ha una musica tutta sua/ balla volentieri sul ritmo di altri cuori/ ma la melodia giusta, quella che s’incastra alla perfezione con il suo, deve ancora trovarla…

… è questione di un battito d’ali/ e di non farsi trascinare a terra da ritmi spenti e ottusi/…

… la musica perfetta deve ancora arrivare.

cuore20e20musica

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cose che odio

Per evitare di passare per quella acida o sempre imbufalita con l’universo, ecco una semplice lista di cose che odio sentir pronunciare in mia presenza. Per l’incolumità umana sono costretta a renderla pubblica, di modo da scaricarmi la coscienza ( uomo avvisato, mezzo salvato ):

  • “E’ una tragedia”: vi posso permettere di pronunciare questa frase in tre sole circostanze. Ovverosia: se uno tsunami vi ha invaso il salotto, se Babbo Natale si è dimenticato di portarvi i regali o se Berlusconi è diventato il vostro nuovo vicino di casa. In altri casi, davvero, NO.
  • “Non puoi capire”: usato come interiezione, in frasi come “cioè, no, davvero, non puoi capire, cioè, no, perchè, ti giuro,cioè!”. Orrore. Poi, se credi che io non possa capire, non parlarmi neppure. Se lo dici tanto per dirlo, allora conferma la mia tesi: chi non capisce sei tu. Capito?
  • “Ti conosco da quando sei piccola così”: ecco, prima avevo 7 anni e portavo a spasso la mia bambola di pezza, ora sono una ragazza sarcastica con 4 orecchini e un triskell disegnato su una mano  che medita di farsi tatuare al più presto. Vabbè, ma qui possiamo soprassedere, ai vecchi amici di famiglia fa piacere credere che tu sia ancora così.
  • Ti giuro, ti alzo le mani, esco il cane, ti scendo le chiavi” e amenità simili. Semplicemente quando sento insulti del genere inizio a urlare tutta la coniugazione del verbo “cuocere” a partire dal participio passato.

Bene, per ora come lista può andare. Non mancherò di aggiornarla. Invece, tra gli atteggiamenti da me ritenuti più ributtanti potrei annoverare:

  • quando racconti delle tue disgrazie a qualcuno, del tipo: mi hanno bocciato a tutti gli esami, ho perso le chiavi di casa, Berslusconi è diventato il mio nuovo vicino di casa (vedi sopra), il moroso m’ha lasciato, ho bruciato mezza cucina e perso il cane in un cimitero, e quello ti chiede: “bè, ma per il resto tutto bene?”. Visto che tanto un soggiorno in carcere è l’unica cosa che ti manca, puoi scegliere in quale modo rispondergli.
  • i vecchini che salgono sui tram vuoti, non si siedono per presa di posizione e alla prima curva ti crollano sui piedi coi loro 90 chili e manco ti chiedono scusa dopo che hai urlato dal dolore perchè, voi giovani, sempre a lamentarvi!
  • i vicini di casa che aprono la porta a chiunque suoni il citofono, vedi testimoni di geova, venditori di aspirapolveri in oro zecchino o bambinetti che fanno scherzi. Poi, i suddetti vicini, ti chiamano per dirti di farli uscire dal condominio con le buone, perchè loro hanno la pasta sul fuoco e non hanno proprio tempo, no.
  • i tipi che ti rincorrono all’ingresso dell’università per sbolognarti in mano non so che voltantino e se dici “no, grazie” ti insultano finchè non ti metti in salvo dietro un albero.
  • in generale chi si crede il centro del mondo.

Ecco qui. Trovo che la sopravvivenza in questo mondo sia più facile a parole che a fatti. Ma si sa, quando il gioco si fa duro, i duri entrano in gioco.

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silenziosa-mente

I passi di un bambino sulla neve. La strada deserta alle 6 di mattina. La casa immersa nel buio.

La mia mente. Tutto è silenzio. Meglio così, meglio spegnere certi suoni/ certi richiami, certi ricordi.

Così, voglio essere tranquilla e senza pensieri ingombranti e spaventosi.

Così, silenziosa-mente

Voglio sentire solo il suono delle risate dei miei amici, a casa di Lau/ sentire il lento crescere dei miei sogni, che allungano le radici/ sentirmi serena, in casa, con tutti parenti come per il pranzo di Natale …

… voglio smetterla di essere la versione peggiorata di me stessa …

… e se non posso avere ciò che voglio, cucirò insieme un po’ di quelle risate, di quei sogni, di quegli incontri/ e mi costruirò il mio morbido atterraggio: un cuscino su cui cadere, quando la realtà mi farà precipitare.

dormire_nelle_mani

p.s: la lucidità della speranza …

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let it be

Piove, di nuovo. Piove, piove, piove. Due palle quadre.

Sono appena tornata dal lavoro. Pranzo di un quarto d’ora e poi lezioni nel pomeriggio fino alle 18.30. Guardo fuori con aria sconsolata questa dannatissima pioggia. No, mi sa che mi bigio l’università. Chissenefrega.

Oggi è questa la mia parola d’ordine: basta fare le cose perchè devo farle, basta caricarsi di doveri e confinare in un angolo le cose belle, basta, basta, basta…

Di sicuro non sono nella posizione di fare tutto quello che voglio o di perdermi dietro i sogni, ma ne avrei così bisogno…

Sento “C’è” di Carboni… e piove, piove, piove… piove dentro di me.

Eppure, eppure/ dev’esserci qualcosa al di là di questo tempo orribile.

Tanto lo so, mi conosco. Uscirò tra poco, non riesco a dire di no, a mettere a tacere la coscienza. Sono quel tipo di persona che crede di perdersi qualcosa, a non fare tutto per bene. Sì, credo che nel grigio possa esserci qualcosa di bello nascosto dietro.

Sono solo una stupida illusa.

Esco, prenderò la pioggia, la lascerò scorrere sui capelli, senza lamentarmi/ la lascerò scorrere sui solchi della mia faccia da bambina…

Lascio che sia… sia quel che sia…

lacrime-di-pioggia

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giornate di ordinaria follia

Periodo movimentato, non potrei chiedere di meglio. Si prospettano giorni da superwoman, ma va bene così, preparo gli artigli.

Siccome non sono già abbastanza impegolata con la tesi e con l’ultimo esame insulso che mi separa dalla tanto agognata laurea (cioè, udite udite, informatica, per la quale manco ti danno il voto, ma solo un “idoneo”: tipo vitello da ingrasso che ha accumulato abbastanza ciccia per essere mangiato)… dicevo, siccome non ho già abbastanza da fare, mi sono trovata due lavori. Così, se da una parte sono l’impeccabile impiegata che ticchetta al computer, dopo 5 ore di cancrene alle dita divento una baby sitter d’assalto che prende a gomitate nonne e mamme per recuperare le pargole a scuola e portarle a danza, scherma, judo, violino, sa-il-Cielo. Infine, ultima trasformazione: sono la studentessa incazzata con l’atm che la fa aspettare mezz’ore i tram, motivo per cui arriva perennemente in ritardo a qualunque lezione e salta così il pranzo.

Ora invece, sono la tranquilla Mirtillo che si rilassa a casa (grazie allo sciopero della suddetta atm che le impedisce di frequentare le uniche 2 ore di università della giornata), mentre il fratello nell’altra stanza ascolta il Blasco a palla…

Ieri per prendermi una pausa dalle mie molteplici personalità lavoratrici sono andata al cinema a vedermi quello scherzo cinematografico che è High School Musical. Avevo bisogno di un po’ di musica, zuccherini e stupidi liceali che saltellano per tutta la scuola canticchiando quant’è bella la vita, il mio amore, la mia gonnellina da cheerleader e l’uomo-frangia con gli occhioni azzurri. Ero lì, nella sala semivuota, con un pugno di bambinetti con rispettive sorelline e mammine, sciatta e stravaccata sulle poltroncine, che chiacchieravo con Dani, mentre mi si para davanti uno spettacolo insolito: entra Stefano Gabbana (sì, quello di D&G) contornato da 5 modelli.

Bava a parte per i suddetti modelli, mi chiedo che cosa spinga un uomo con un mucchio considerevole di soldi e che probabilmente ha a casa un cinema tutto suo, a venire a vedersi un filmetto per adolescenti e studentesse affaticate con un manipolo di giovani da urlo. Dico, stai a casa, organizza un festino come si deve con quegli uomini e fattelo tu il musical zampettante: se non altro, al posto di quel criceto vestito di rosa che è Sharpei, hai una mandria di aitanti giovani che sono obbligati a cantare per te, pena recessione del contratto da modelli.

A scanso di equivoci, mi prenoto i prossimi cinque episodi del sequel di High School Musical.

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yes we can

C’è una parola che mi rincorre oggi. L’ho legata in un angolo della mia mente, ma è riuscita a fuggire e a farsi vedere. Fino a che ho dovuto accettarla.

Optimism.

La scrivo in inglese perchè è nata così, nella mia testa. L’America ha un nuovo Presidente. Ha una faccia nuova e aperta. Lo vedo sullo schermo della tivù in cucina, mentre mangio e mi preparo ad uscire per le lezioni. Ne so poco o niente di politica, delle dinamiche e dei meccanismi che ci sono dietro, ma vedo molto bene l’effetto che ha sulle persone, su di noi.

Vedo l’effetto che ha su di me, che sono una che si definisce realista e sognatrice al tempo stesso. Una che si lascia trasportare da rassegnazione e speranza nel medesimo istante. Ecco, lo vedo lì, in televisione, ascolto le sue parole chiare e semplici e, non so, mi si accende una lampadina.

Parla di cose come ottimismo, cambiamento, dice frasi come “Yes, we can”.

Di solito trovo queste sensazioni nella musica, nelle poesie, in una fotografia. Invece oggi le ho trovate ascoltando quest’uomo. Forse perchè, al di là del fatto che è un Presidente che fa un discorso ad una folla, ho sentito ciò di cui avevo bisogno.

C’è speranza, non averne è da stupidi.

Così, scelgo ancora di credere. Che sia il salumiere o il Presidente degli Stati Uniti d’America non m’importa.

I Have A Dream.

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