Archivio per Dicembre, 2008

note di notte

Sto ascoltando a tutto volume 300 anelli, uno dei brani di Evolution, di Giovanni Allevi.

Questa musica è tutto. Tutto quello che non riesco a dire, tutto quello che provo quando canto, e quando con me c’è un’orchestra d’archi e fiati favolosa. Quando anche io ricevo un applauso. Quando capisco cosa significa un “pizzicato”. Quando mi sembra di essere alla Scala, perchè i sorrisi del pubblico  e le strette di mano dopo un concerto mi fanno sentire un’artista. Quando mi fermo con gli occhi chiusi a sentire la Musica, e la lascio parlare, perchè ciò che ho da dire è tutto lì.

Si è appena conclusa la stagione natalizia dei concerti della mia Corale con l’orchestra. Sono state delle settimane splendide. Da tanto non mi sentivo così,  ne sentivo davvero il bisogno. Stare sotto la cupola di una chiesa, a fare le prove, cantando meglio che si può, lasciandosi guidare dal direttore d’orchestra e sentondosi parte della Musica.

Ascoltare i violini che si accordano tra loro: sembra un dialogo tra strumenti, chi sussurra, chi alza la voce, chi ride, chi sgrida, chi ascolta. Avere nelle orecchie i pizzicati delle viole e il suono morbido dei corni per tutta la serata, e dormire tranquilla, su un tappeto di note.

La Musica crea dei legami inestricabili. E sentirmici intrappolata dentro, mi fa stare bene.

Così, è passato Natale, e preparo le valigie per Bruxelles: mi aspetta un bel viaggio con i miei compagni d’avventura di ogni anno.

Non dimentico le emozioni di quest’inverno: così freddo e vuoto in certi tratti, ma talmente vivace e vero, in altri…

La Speranza che si è fatta Bambino mi farà strada/ e io, a suon di violino, la seguirò … cantando ….. …. .

 

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christmas

 

Ieri serata di regali con il don e la compagnia in oratorio. Li ho già messi tutti sotto l’albero, a parte i biscotti della Mary che ho mangiato subito stamattina. Me ne rimangono ancora un bel po’ da impacchettare, insieme a tanti bigliettini da scrivere, nastri e scotch colorati da appiccicare… mi piace mettermi nei panni dei folletti di Babbo Natale. Mi concentro su qualcosa di utile. Lascio le mille paranoie fuori di qui, sul balcone, a gelare.

Avevo bisogno dei loro abbracci, ieri sera. Il famoso cuscino che mi ammortizza la caduta… perchè sono caduta di nuovo, sissignore. Non riesco a tenermi lontana dai guai, è più forte di me. Sono un po’ come la Bella di Twilight: solo che io cado emotivamente, direi. Non ne imbrocco una. Se per certi versi alcuni mi considerano più matura di altre, in questo sono sempre una bambina. Sempre alle prese con le mie mille insicurezze, le incertezze che saltano fuori all’improvviso… proprio quelle che ero convinta di aver sconfitto già da tempo.

A Natale mancano 2 giorni, l’atmosfera è carica: in casa siamo tutti un po’ nervosi perchè il 25, come tutti gli anni da che sono nata, ci sarà qui tutto il parentame, con relative chiacchierate, pettegolezzi, discussioni e risate… in tutto, quasi 20 persone, dai 2 agli 80 anni. Il delirio. Comunque, è quel bagno di folla che ci vuole, ogni tanto. Tanti colori, sapori e profumi diversi.

Intanto, spero che un po’ di questa atmosfera mi porti Bene.

Che quel Miracolo mi porti Speranza… non ne ho mai avuto tanto bisogno come ora.

 

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caduta libera

Giornate frenetiche. Sono tesa come una corda di violino per mille motivi, soprattutto per la tesi. Fragile come non mai. Sento che potrei sbriciolarmi come pane da un momento all’altro. In mezzo a tutto questo casino, questo andare e tornare dall’università, passare le ore al pc a scrivere, cercare i regali di natale, rispettare le scadenze in ufficio… in mezzo a tutto ciò, io trovo il tempo lo stesso per sognare../ ma, più che altro, per illudermi

Me la prendo con me. E’ solo colpa mia. Davvero non so come faccio, a continuare a farmi male di proposito nello stesso punto. A continuare a cadere sulle stesse cicatrici di sempre. Non so cosa mi spinga a farlo. E il bello è che ancora ci credo. Credo ancora che la speranza è l’ultima a morire. Forse è così. Ma non vuol dire esattamente che diventi realtà. Anzi.

Ho sempre fatto una gran confusione tra sogni, illusioni, speranze.

Così, ritorno alla mia tesi, lavoro duro, cerco di essere una persona migliore, di essere d’aiuto, di avere fiducia, pazienza e di tenere fede ai miei principi.

Anche se, dentro, qualcosa grida, perchè si liberi dalla sua gabbia dorata così finta/ e diventi finalmente realtà …..

cage

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Decode”, dei Paramore

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frenesia

Ok, mi devo calmare. Mancano 10 giorni a Natale e sto iniziando ad andare fuori di testa. I concerti con la Corale stanno andando bene: nonostante il freddo preso nei giorni scorsi conservo ancora un po’ di voce.

Ho quasi ultimato le compere natalizie, mancano giusto 4 o 5 persone e poi posso dire di aver spuntato tutta la lista. Grandioso.

Solo il versante “università” sta iniziando a svegliare la parte paranoica della mia mente contorta. Ora che lo cerco, il professore s’è dato per disperso. Non ottengo risposte a nessuna delle mie mail deliranti: ormai il web sarà intasato dei miei numerosi scampoli di tesi che gli mando in allegato. La mia ansia cresce ogni giorno di più, sottraendo ore di sonno alle poche che già faccio.

Risultato: sono una vampira sonnambula, scontrosa e irosa. Così, mangio a ogni ora del giorno e della notte, rasentando la disperazione e il delirio. Se non altro, mi sfogo cantando.

In più, questo clima adorabile. Che gioia per il mio umore aspettare ore eterne sotto la pioggia un tram che non arriverà mai. Se non altro la vita sociale aumenta decisamente, contando le chiacchiere con gli sconosciuti che insultano come me l’atm. Un bell’ammutinamento ci vorrebbe, altro che.

Vabbè. Nel frattempo, niente di meglio che focaccia e marmellata di more. E poi cioccolata calda.

E sogni…/ così scroscianti da far impallidire questa pioggia …

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Icaro

… sul fondo scorre una musica dolce … Il segreto, degli Stadio ….

Mi scopro incredibilmente leggera, se non penso, se lascio gli occhi chiusi.

Mi concentro sul freddo che sento alle dita, l’anello irlandese che minaccia di scivolarmi per terra: ho le mani tanto sottili… I capelli sciolti sul golf nero, di lana/ con la schiena appoggiata all’armadio, dritta… i piedi nudi nelle ciabatte/ il profumo al mirtillo che mi metto tra i capelli, così rilassante/ … le macchine in lontananza che passano, svuotando le pozzanghere in strada/ il cielo che, anche con gli occhi chiusi, mi sembra di percepire così bianco, opaco, ottuso … e poi la musica, i ricordi, i sogni di ieri e di oggi che vedo scorrere avanti e indietro, in un replay infinito che mi fa un male cane …

Non è ancora il momento di riaprire gli occhi. Voglio essere sorda al richiamo della ragione, come ho fatto già tante volte, al limite della follia …

Chissenefrega del telefono che squilla, chissenefrega se ho così freddo e domani ho il concerto col coro e devo tenere da conto la voce, chissenefrega se rispondo secca e faccio del male, oggi sono come sono, un cactus pungente/ chissenefrega di me, dei miei sogni… tutto quello che voglio, ora, l’ho qui:

… gli occhi chiusi, e un paio d’ali ferite … che cucirò con cura, come ogni giorno, in attesa del sole: le spalmerò di cera e mi brucerò, appena arrivata al cielo/ mi aggrapperò ad Orione e mi farò trascinare tra le stelle …

… ad occhi chiusi ….

icaro

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nebbia …

Spenta. Sarà che le lezioni di oggi anzichè accendermi un minimo di interesse mi hanno congelato il cervello.

Sono in sala, con le luci basse, le scatole portate su dalla cantina, con dentro tutto l’occorrente per fare il presepe. E invece di darmi una mossa per farlo, me ne sto qui a crogiolarmi nel mio mal di testa odioso.

Quando mi sento così è meglio aspettare che passi tutto: qualsiasi cosa faccio, mi viene male, annientata da questo torpore schifoso che si è impossessato di me. Una larva di lombrico è probabilmente più vivace.

In più stasera devo fare la baby sitter. Uh, che voglia. Spero solo si metta a dormire presto, la piccola. Così ci sarà ad attendermi il mio bel manuale di informatica da studiare… ma no, tanto so che rimarrà lì, al suo posto, stipato sul fondo della borsa, e “New Moon” prenderà il suo posto.

In giorni così grigi e glaciali mi viene voglia di urlare e correre fino a rimanere senza fiato. Scuotere quest’aria fredda, battere  i piedi a terra, scatenare un terremoto. Tutta questa quiete innaturale mi fa impazzire.

Mi servono delle increspature sull’acqua, qualcosa che mi faccia capire che c’è vita.

Forse hanno ragione, alcuni, quando mi dicono che non mi va mai bene niente.

Userò il mio vecchio metodo: mp3 a palle nelle orecchie. Luci spente in camera. Occhi chiusi. E ballo…

… fino a che non mi faranno male i piedi/ fino a che non scatenerò un terremoto …/ almeno qui dentro ….

ballare20a20piedi20nudi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…. Smooth, di Santana … ballo, ballo, ballo … ………… … .

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mi sto vampirizzando parte 3

Ecco perchè dovrei smetterla di fissarmi sulle emozioni negative. Perchè mi sto vampirizzando di nuovo. Sono pazza.

Mi alzo alle 3 di notte, occhi sbarrati, il vuoto nella mente e, da persona furba quale sono, mi metto a leggere. Idea malsana, perchè il sonno se ne va in maniera definitiva. Spiegatemi questo: le persone normali leggono  per addormentarsi, io lo faccio e rimango più sveglia che mai. Vabbè. Poi la gente mi vede al mattino con occhiaie che arrivano al mento, e si immaginano chissà quale vita sociale galattica. Ogni tanto rispondo: “Faccio la ballerina al Magenta” (di quelle che fanno la lap dance sul bancone, chiaro). Poi si scandalizzano. Ma è meglio di un banalissimo: non ho sonno, sciura.

Domani mi rifugio per 3 giorni in montagna. Spero faccia un freddo cane e le porte siano sepolte dalla neve, così non avrò scuse per non studiare. Credo che il mio relatore abbia già chiamato un paio di volte i Carabinieri ( o il Telefono Azzurro ) per denunciare la mia scomparsa. In realtà, gli mando un sacco di mail in cui lo rassicuro che la tesi si sta sviluppando, procede bene, assume contorni definiti e altre amenità del genere… giusto per fargli capire che sono viva, lo stimo, e che non mi rompa le balle più di tanto.

Dulcis in fundo, metà della mia compagnia di amici si sta fidanzando, morosando, accompagnando o semplicemente accoppiando e ciò mi provoca visioni apocalittiche in cui sarò costretta a parlare per doppi nomi: ho visto Tizio e Caia, ho parlato con Sempronio e Ciccia… Maledizione. Arriva Natale e, come se l’atmosfera non fosse già densa di melassa fino a darmi il voltastomaco, ci si mettono con tutti i loro inutili cinguettii. Non oso immaginare cosa sarà la primavera, con gli ormoni a mille. Paura. Poi, vabbè, passando un periodo non proprio roseo, non è che tale svolazzare di cupidi per l’aere mi riempia il cuore di gioia. Accoppiatevi pure, ma senza urtarmi i nervi, in silenzio e magari a qualche migliaio di leghe di distanza.

Che dire, se non altro so che l’altra metà del mio cielo sarà un predatore notturno, dato che sono più sveglia di notte che di giorno ( il che, almeno in parte, giustifica la mia costante sbadataggine e la mia abitudine a fare figuracce da stordita ). Bene, un bel viaggetto in Transilvania e avrò risolto i miei problemi.

Per ora, sogno il giorno in cui potrò rimettere piede in Irlanda, unico luogo che mi dà un po’ di pace…

… e sentiamoci un po’ di rock a palla, massì.

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casa

Vedo una luce fioca, in fondo a questo tunnel.

Ma ho paura. A volte mi sento così fredda… così, piena di neve dentro, così fragile, cristallina… preda fin troppo facile.

Quanta fatica, che amarezza vedere come le persone cambino, non appena il vento cambia. Che tristezza scoprirsi delusi, quando un briciolo di speranza prima rimaneva. Arde sempre, una piccola fiamma, però …

Prima, ero alla fiera dell’artigianato, piena zeppa di gente. Camminavo con la schiena a pezzi, guardando ogni stand, con gli occhi stanchi. Mi sono fermata davanti ad una bancarella russa. Due ragazze, che non parlavano granchè di italiano, mi facevano vedere delle campanelline stupende, dipinte a mano. Una cercava di farmi capire come le aveva create, ma si spiegava con parole strane… ho attaccato a parlare in russo. S’è illuminata, ha chiamato lì di fianco la sua amica, mi hanno chiesto dove avessi imparato, mi hanno fatto lo sconto sui miei acquisti, mi guardavano come fossi una marziana…. ma più che altro, credo, con riconoscenza. Chissà, forse hanno sentito un po’ di “casa” a parlare la loro lingua con me, o forse erano semplicemente curiose di sapere come facesse un’italiana (visibilmente timida e stralunata) a chiacchierare con loro in russo.

Ecco, quello che cerco: solo un po’ di sincerità da leggere negli occhi di qualcuno, sentire quel po’ di “casa” quando c’è bisogno di sentirla…

Allora tiro fuori il mio cuscino di amici vicini e lontani, e mi lascio andare, in caduta libera.

Que sera, sera. Sento di aver fatto tutto il possibile per salvare il salvabile. Per ora, mi serve un po’ di morbidezza… e bei sogni…

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verde

A Milano fa di nuovo freddo. Un freddo umido e stupido: la neve è durata un giorno solo.

Ieri, laurea della Sarina, voto splendido e tanti applausi… brava!

Sempre ieri, un regalo “con tanto bene” ricevuto a mezzanotte… mi solleverà da queste giornate caotiche condite da senso di colpa per via della tesi che non ingrana. O meglio, che nella mia testa funziona a meraviglia, ma fatica a trovare un’ apertura per tramutarsi in carta e inchiostro.

Oggi, vedrò di fare meglio, di sottostare ai miei doveri e scrivere qualcosa che abbia un senso, anche per il mio prof.

Sempre oggi, cercherò di non perdermi in origami che si librano nell’infinito firmamento della mia mente, ma mi sforzerò di tradurre questi pensieri smeraldini  in suoni, carta e sangue.

Su, mettiamoci al lavoro… nelle pause mi permetterò di canticchiare:

“che rumore fa/ la felicità”…

p.s: onde d’ Irlanda e sogni d’occhi che ritornano… ma da questa nostalgia non si guarisce mai?

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