Ho mangiato una fetta di torta, due cioccolatini, uno yogurt all’albicocca e mezza scatola di biscotti.
Sono chiaramente nervosa. E’ sempre così: quando mi sento delusa e stanca, mangio. Cerco di riempire in ogni modo il vuoto che sento dentro. E’ che questa volta non è il vuoto che sento, ma il troppo pieno. Sento di non avere spazio per altro che non sia qualcosa di bello.
E’ un periodo costellato di alti e bassi: tra la tesi che sembra non finire più, il casino che regna sovrano in ufficio, la delusione di qualche persona che si rivela essere peggio di Mefistofele, ecco, alla fine scoppio. E poi, quella piccola novità che poteva farmi sentire leggera s’è accesa e spenta come uno stoppino inutile. Così, dall’oggi al domani.
Ormai ho collezionato una serie infinita di uscite senza seguito, di appuntamenti che poi svaniscono nel nulla, di belle frasi e mezze promesse che si sciolgono come neve al sole.
C’è da dire che i personaggi con cui esco (ed uscivo) sono sempre stati un po’ particolari. Alla fine mi tiro la zappa sui piedi da sola. Ma non so cosa farci, a me piacciono così. Mai un mazzo di fiori, certo. E nemmeno ristoranti romantici. A volte c’è di meglio: non amo gli stereotipi, mi piace esplorare ciò che è diverso.
Però, lo ammetto, un mazzo di fiori è sempre stato il mio sogno. Certo, appassiscono in un giorno, magari ti nauseano col loro profumo dolciastro o ti fanno starnutire… Però, un fiore vuol dire bellezza. Vuol dire: “mi vergogno a portarli in giro, ma per te lo faccio, eccome”.
Ecco, sono spudoratamente romantica, schifosamente ingenua e fastidiosamente idiota se penso che esista ancora qualcuno così. Però a qualche ragazza succede ancora. E poi, sperare non costa niente.
Anche quando l’Idiota non si fa sentire, anche quando sono qui che parto con i miei viaggi mentali, anche quando la primavera invece di farmi venir voglia di ridere, mi regala solo un gran desiderio di prendere a testate le pareti finchè non crollano.
Cosa posso farci. Io sogno, è il mio mestiere. Non sono una persona equilibrata come Gandalf, nè coraggiosa e malgrado tutto maledetta dall’Anello come Frodo. Io sono Sam. Samwise il giardiniere, quello che se ne è andato a Mordor ma non ha smesso un momento di pensare alla Contea, quello che sbraitava contro Gollum ma non gli faceva del male per amore del suo padron Frodo, quello che, alla fine di tutto, quando c’era intorno solo cenere e morte, diceva:
”C’è ancora del buono in questo mondo, padron Frodo: è giusto lottare per difenderlo. Devo credere che ci sia ancora…”



