Archivio per Giugno, 2009

ennesima giornata di ordinaria follia

Dunque, oggi pomeriggio stavo passeggiando e intanto che incedevo graziosamente pensavo ai mille cartelloni che io e Lau dobbiamo preparare per il camposcuola, cosa del tutto inutile, dato che i marmocchi li distruggeranno in due minuti, ma tant’è: vanno preparati, perciò, sotto a chi tocca.

E’ una settimana che ci giostriamo tra casa mia e casa sua per cavare qualcosa dal vuoto delle nostre menti: teatro di scontro sono le cucine, le sale e le camere, che terminano la loro funzione normale per diventare degli asili nido, con me sdraiata sopra i fogli tentando di colorare (e sporcandomi mani, gomiti e ginocchia) e Lau che partorisce idee da fim di Tim Burton una dopo l’altra.

Bene, dicevo, procedo con grazia pensando a tutto ciò, e, mentre per un caso fortuito mi trovo a passare sotto un balcone, piove dall’alto un uovo sodo che si spatascia sul cofano di un’auto, 10 centimentri più in là della mia testa.

Mi sono baciata i gomiti per quella botta di fortuna: non avrei potuto sopportare l’onta di avere un uovo spetasciato sulla testa, ma soprattutto non avrei tollerato del caldo, giallo e denso tuorlo tra i miei capelli appena lavati.

Comunque è assurdo andare in giro con la minaccia di uova che piovono dall’alto. Chiaramente ho subito cambiato marciapiede, ma mi sarebbe venuta voglia di attaccarmi ai citofoni di quel condominio e urlare come un’invasata ricoprendo di insulti i condomini. A meno che non ci siano allevamenti di galline a duecento metri di altezza, chiaro. In quel caso sono pronta a perdonare i poveri pennuti.

Non solo devi guardare in basso per evitare di pestare di tutto (tra l’altro due giorni a settimana lì c’è pure il mercato, e destreggiarsi tra una mela marcia e un avanzo di crauti è una delizia), di fianco per non essere investita dalle auto o per eventuali scippi: ora anche in alto

Quando si compra casa dalle nostre parti dovrebbero darti in dotazione una tuta da palombaro, per ogni evenienza.

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poesia

Penso che ho bisogno di un attimo di poesia.

Sto di nuovo ricominciando a mettermi fretta per ogni cosa, a fare schemini, scadenze, segni rossi sul calendario, propositi e programmi. Non va bene. A Dublino vivevo alla giornata, ed era il massimo.

Ho proprio bisogno di uno dei miei attimi di pausa.

Tengo le finestre spalancate, un po’ d’aria passa, Milano non è ancora invasa dalla calura. Sul tavolo i libri di Diritto Privato di Simo, il cellulare che squilla ogni minuto, il cd di Samuele Bersani (la colonna sonora di uno dei miei film preferiti, Chedimi Se Sono Felice, e il ricordo di quando ascoltavo quelle canzoni notte e giorno, aiutando la mamma a preparare la macedonia di frutta, e si crepava dal caldo, un’estate di qualche anno fa).

Mi basta pensare che è estate, che ci sono dentro, che tutta la poesia di cui ho bisogno è qui. Penso al libro stupendo che sto leggendo -Mentre La Città Bruciava- e a come mi ci senta vicino, e non so perchè.

Penso ad un mio amico che non vedo e non sento da tempo, e non so perchè abbiamo smesso di parlarci, di vederci, di prestarci libri e di chiacchierare insieme. Mi manca ma non voglio ammetterlo, e anche se discutevamo una volta sì e l’altra pure, era bello così.

Penso che riprenderanno le serate con la Ciurma, e stasera mi aspettano appunto un paio d’ore tutte per loro, che non hanno ancora assaggiato il mio post-Irlanda.

Poi penso anche che ho voglia, ho bisogno di conoscere altre persone, di allargare ancora di più certi orizzonti che ho intravisto appena nell’isola di smeraldo, e che mi hanno toccato le corde più profonde, e che ora quel sentirmi cittadina del mondo, come fossi seduta tra le stelle, mi manca da morire.

E penso. Penso ad un paio di occhi scuri che mi hanno tinto d’inchiostro le lentiggini, e che le tingeranno ancora per un po’, o forse no. E’ giusto così, niente scadenze. Non siamo una bottiglia del latte. Siamo due fili, che si sono incrociati per un attimo, in un ricamo indecifrabile… ma bellissimo.

Ora ho avuto il mio ritaglio di poesia… E posso tornare a pedalare sulla terra.

polaroid

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la moglie e l’amante

Tornata dalla mia seconda casa. Per i profani: l’Irlanda, nello specifico Dublino. Inutile versare chili di inchiostro virtuale per descrivere tutto ciò che ho visto, provato, sentito, toccato. E il colore verde è troppo riduttivo. Direi che ho visto proprio tutti i colori. In ogni senso possibile e immaginabile.

Un pezzo di me è chiaramente ancora là, soprattutto per le persone straordinarie che ho incotrato: e non importa che siano già tornati a casa anche loro, in Spagna, Francia, Venezuela e VatteLaPesca, perchè il mio stare con loro è ancora là, immortalato come in una fotografia, in un attimo che è stato solo nostro.

Milano mi è mancata comunque un sacco. Oggi ho passato la giornata con la mia migliore amica, e mi è sembrato di avere Milano pronta a riaccogliermi, stesa ai miei piedi, con i suoi kilometri di asfalto e di parchi verdi, di profumi di gelaterie e di fontane in centro. Mi piacerà ancora di più in agosto, quando sarò sola in città, e la poesia si impadronità di me. Sì, perchè Milano vuota è solo poesia.

Sto ripensando all’avventura che ho appena concluso, alla normalità che mi sta riaccogliendo pian piano, alle abitudini che prendono il posto delle novità. Ho dovuto smettere di guardare dalla parte “sbagliata” della strada per attraversare o mettermi in fila per salire sugli autobus: le vecchiette italiane sono molto più agguerrite di quelle irlandesi, e ti calpestano i piedi pur di salire per prime. La calma degli irlandesi è proverbiale. Sarà che finito il lavoro (per quelli che ce l’hanno) non c’è molto altro da fare se non farsi una Guinness e sparlare degli inglesi. E come cosa a me va benissimo. Sono sempre stata troppo frenetica, anche quando non avevo molto da fare. Ma sono così. Fretta fretta fretta.

Che dire, ora si prospetta un’estate di lavoro, campo scuola con Lau, mare (suono di trombe e arpe celesti), varie ed eventuali, tra cui la probabile uscita ad Ondaland di sabato, se il cielo ci farà la grazia di non scaricare fulmini e saette in giornata.

Poi… bè, poi ci sono anche novità di “altro” tipo, e “altro” è sussurrato nell’orecchio di un’amica, la quale sa già subito con che domanda partire: “oooh! come si chiama??”.

Ma questa è un’altra storia.

Kings of Leon a palla. Milano, sono tornata. Dublino, mi manchi…

La moglie e l’amante.

EF @ Dublin!!! 025

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parliamo di autostima

Ho telefonato alla sciùra Maria che abita in quel di Dublino e abbiamo parlato-cioè, parlato!!- in inglese al telefono. Al telefono. In inglese. Milano-Dublino. La mia autostima cresce. A proposito di valutazioni personali sul mio ego. Dialoghi io-lau-mary-don marco sulle bimbette che ci chiedono il perchè non abbiamo il moroso (solo a noi, a don marco no).

Bimbetta: -Ma tu sei sposata?

Mar:- … no

Bimbetta: -Hai il fidanzato?

Mar:- (incominciando a preoccuparsi) …no

Bimbetta:- E allora perchè hai un anello al dito?

Mar:- (arrampicandosi sugli specchi) …mah, perchè mi piace, sai, è un anello irlandese, poi mi piace il verde, e sai…

Bimbetta:- Ma se non hai il fidanzato fa triste.

Ditemi dopo un dialogo del genere una che autostima può avere. No, ditemelo.

Meno male che esiste il cioccolato, sempre detto.

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