Reduce da seratina tranquilla con metà della ciurma (l’altra metà è dispersa tra America, Marche e altri continenti), in cui, tra una Guinness e l’altra, ho scartato il mio fantastico regalo! Un Elle in formato mignon, abbarbicato sulla sedia, con occhi stralunati, che beve una tazzina di zucchero (no, non ho sbagliato: c’è più zucchero che liquido, lì dentro). Non solo ho fracassato le palle per mesi perchè me lo regalassero, ma ora che lo guardo, mi sembra davvero l’immagine di me stessa in piccolo. Perchè?
- Quando sono seduta, anzichè starmene buona buona in una posizione da persona normale et equilibrata, mi arrampico in mille modi diversi. Mentre studio, ad esempio, ho bisogno di incrociare le gambe. Ecco perchè la sedia della mia scrivania è enorme e morbida: su una sedia qualunque non sarebbe possibile. Queste contorsioni mi provocano ernie e spostamenti di organi interni, ma non ci posso fare niente.
- Lo zucchero: parte imprescindibile della mia dieta. A parte alcuni cibi (diciamo la pasta e il pane), tutto il resto deve essere dolce. Adoro il dolce. Non quel dolce nauseabondo, intendiamoci, da cioccolato bianco (che comunque venero tra tutti i cioccolati, secondo solo al fondente con arancia), ma la spolverata di zucchero è fondamentale. Odio profondamente il gusto amaro di pompelmo, chinotto e bevande simili. L’unico retrogusto amaro che sopporto è quello della birra. Lo faccio per mantenere un minimo di dignità e per salvarmi dal diabete.
- L’espressione stralunata: qui c’è poco da spiegare, sono così e basta.
Che altro, ora me ne parto per i monti: un po’ di aria sana, bevute in allegria e seratone di lissssssio con un Raul Casadei della ValBrembana che urla in dialetto: “Forza nonni, voglio vedervi danzaaaaare!”. Uno spettacolo.
Buona fortuna a me!

