30 Ottobre 2009
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Nero è un oceano di inchiostro che mi lava i capelli. Nero è il contorno della mia ombra, è l’occhio di quel Pagliaccio Infernale che mi fa visita durante le notti più buie.
Nera mi sento io ora. Ero tranquilla, serena, vivace. Sono bastate poche parole e pochi gesti a traghettarmi verso le tenebre. Quei gesti e quelle parole che non pensavo potessero ripetersi mai più, quelle occhiate tremende che avevo chiuso a chiave nel passato, e che invece ora sono qui, di fronte a me, in un vis-à-vis che mi fa tremare i polsi.
Ho sbattuto il naso contro il freddo, di nuovo, quando con tutte le mie forze ero convinta di averlo sciolto e sepolto.
Non chiedevo altro che poter vivere la mia fetta di cielo, con la mia stella e la mia nuvola.
E ora mi è stata portata via. Le persone sono cattive. Inutilmente cattive. Il Male vien da dentro, non da fuori. Viene dall’Invidia e dalla Rabbia. Quanta rabbia.
Così, tu ora hai il tuo Sole. E mi hai voluto rubare anche le stelle. Per gioco, per invidia.
Ma non hai pensato a rubarmi anche le Nuvole/ La notte dei Morti si avvicina, e io ho le Ombre dalla mia parte.
Preparati all’ Eclisse.

17 Ottobre 2009
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Basta, basta, non pensiamoci più. Ieri sera (e pomeriggio) ero isterica. Mi sarò svegliata 5 volte questa notte. E’ da almeno un mese che non riesco a dormire per più di 3 ore di seguito. Faccio sogni strani, ma non brutti, no. Solo strani. E pieni di quei desideri che neanche a voce riesco ad esprimere. Mi sveglio e dico: cavoli, è proprio questo che voglio.
Ma basta. Voglio leggerezza. Voglio volare alto, sopra le nebbie che mi riempiono ogni angolo della mente.
Mi merito di più. Un mantra che mi ripeto da chissà quanto.
Eppure qualche novità ogni tanto arriva: cambia il vento. E lo capisco, quando arriva. Perchè quando atterra a Milano, che di vento non ne ha mai troppo (e che a me invece piace un sacco, ecco perchè vorrei vedere Trieste: le città ventose hanno un fascino singolare, per me), allora c’è qualcosa di diverso.
Freddo e sole: cielo azzurro sconfinato, e sogni che aprono porte mai schiuse.
Non mi resta che aggrapparmi al figlio di questo monsone, e lasciarmi trasportare, come su un tappeto di seta indiana:
vola alto, vola alto.

16 Ottobre 2009
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E’ un periodo assurdo. Di una confusione devastante. Un periodo in cui mi trovo bene solo con persone che non conosco, e che non conoscono me. Pazzesco.
E’ un periodo che sto bene solo quando sono lontana mille miglia da chi mi appesantisce.
Non capisco dove sto andando. Non sto avanzando, sto sbandando. Picchio testa, braccia, ginocchia contro muri invalicabili, muri di gomma. Mi riscopro di nuovo molto esigente. Ecco una delle cose che mi ha sempre reso la vita difficile, ecco la causa probabile di ogni malessere: pretendo tanto, tantissimo, dalle persone. Il problema è che sono anche disposta a dare molto, moltissimo. Ma a chi?
Così, sparire è l’unica via possibile. Fuggire, per non morire. Sarà da vigliacchi, vedetela come volete, per me è la salvezza.
Rifugiarmi negli occhi di sconosciuti, negli abbracci di persone che conosco da 5 minuti: sarà forse un buttarmi via? Può darsi. Eppure trovo molta più compassione, più empatia, più condivisione di Vita in loro. In questo popolo di volti nuovi.
Mi mancano tanto certi momenti. Quegli attimi di Infinito in cui ero consapevole della bellezza che stavo vivendo. Sento tanto freddo.
C’è un detto che dice: “Non puoi perdere ciò che non hai mai avuto”. Forse è questo, il punto. Forse non ho mai avuto ciò che credevo di avere.
E così, schiudo le dita. E, sui palmi, solo ghiaccio.
10 Ottobre 2009
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Ci sono giorni che vorresti finissero subito. Può succedere. Nell’estremo ossimoro della vita, in cui ogni attimo è un attimo rubato alla morte, ci sono dei giorni che vorrei non ci fossero.
Da cancellare col pennarello nero sul calendario. Ne ho già vissuti tanti, così. Uno in più, non è quello che-come si dice- fortifica. No, lo cancellerei all’istante. E invece lo sto vivendo, ora. E mi tocca.
Posso solo sperare in un finale più bello.
Però, quant’è amaro, questo giorno …. ……………….. .

5 Ottobre 2009
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Quel vuoto nello stomaco. Che paura, sentire ancora quella sensazione familiare, quella cosa che speravo di aver finalmente scacciato dalla mia vita.
Pensavo fossero cambiate tante cose. Sono cambiata io: nelle ultime due estati, soprattutto. E ora che sono arrivata a questo punto, ora che ne sento la brezza, il richiamo, la terribile nostalgia… la libertà è ancora così lontana.
Sono ancora schiava del freddo che mi abita dentro: ogni tanto ritorna, e io non sono più preparata ad ospitarlo nel mio cuore. Abituata da poco al calore, al fuoco, alla forza e ai muscoli, avevo quasi scordato la fragilità di certi attimi, la brina che può coprire certe parole, certi ricordi, la trappola di gelo che stringe certe speranze.
E così, rimango attonita ancora una volta. E’ tempo di tornare, di ritrovare casa, di costruire un falò più potente, perchè questo ghiaccio ritorni ad essere acqua.
Non capisco come faccio a stupirmi ancora. Non capisco come faccio a credere vere ancora certe cose. Non capisco come faccio, ancora oggi, a 23 anni, ad essere così spudoratamente e assurdamente ingenua.
E’ un’ingenuità che quasi non avevo neanche da bambina.
Ho lasciato aperta la scatola dei sogni, e sono tutti fuggiti con un battito d’ali.
Ora inizia il lavoro duro, quello per cui a volte non basta una vita:
ripescarli tutti… //