E’ un periodo assurdo. Di una confusione devastante. Un periodo in cui mi trovo bene solo con persone che non conosco, e che non conoscono me. Pazzesco.
E’ un periodo che sto bene solo quando sono lontana mille miglia da chi mi appesantisce.
Non capisco dove sto andando. Non sto avanzando, sto sbandando. Picchio testa, braccia, ginocchia contro muri invalicabili, muri di gomma. Mi riscopro di nuovo molto esigente. Ecco una delle cose che mi ha sempre reso la vita difficile, ecco la causa probabile di ogni malessere: pretendo tanto, tantissimo, dalle persone. Il problema è che sono anche disposta a dare molto, moltissimo. Ma a chi?
Così, sparire è l’unica via possibile. Fuggire, per non morire. Sarà da vigliacchi, vedetela come volete, per me è la salvezza.
Rifugiarmi negli occhi di sconosciuti, negli abbracci di persone che conosco da 5 minuti: sarà forse un buttarmi via? Può darsi. Eppure trovo molta più compassione, più empatia, più condivisione di Vita in loro. In questo popolo di volti nuovi.
Mi mancano tanto certi momenti. Quegli attimi di Infinito in cui ero consapevole della bellezza che stavo vivendo. Sento tanto freddo.
C’è un detto che dice: “Non puoi perdere ciò che non hai mai avuto”. Forse è questo, il punto. Forse non ho mai avuto ciò che credevo di avere.
E così, schiudo le dita. E, sui palmi, solo ghiaccio.
