C’è qualcosa che stamattina mi suona dentro. Come un leggero campanello: un tintinnio che passa inosservato in questo rombare, roteare, strisciare, strappare, battere, parlare, sgridare, cadere della città sotto di me.

Ho un bisogno di poesia, di dare un ordine alle stelle che all’improvviso si sono messe a girare solo per me.

Non capisco. Seguo le rotaie di questo tram sferragliante, nel blu della notte. Quanti tram abbiamo visto passare, li abbiamo rincorsi, alcuni guardati, riempiti di quelle lucine che vedi solo a Natale: e ci sembrava Natale quel giorno, che ci è stato fatto quel regalo, quella scoperta improvvisa di presenze.

Ecco, ora che l’estate spinge il muso contro il vetro, per entrare in casa con le sue cicale, e sdraiarsi sul pavimento fresco, a giocare col naso umido del mio cane… proprio adesso, mi è venuto un desiderio di eternità che non mi lascia.

Posso solo aggrapparmi alle pagine di un libro, e sfogliare le nuvole con le ciglia: da qui non mi muovo.

Non muoverti neanche tu.

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