Ok, tra poche ore parto per Vienna con il parentame e non ho ancora preparato nulla. Dico nulla.
Vabbè. E’ un periodo che sono isterica, suscettibile, acida e incomprensibile ad ogni essere umano.
Sarà che sto passando troppo tempo sommersa sotto strati di libri che mi tolgono il fiato, sarà che non ne posso più della mia famiglia, dei parenti, del Natale che incombe, delle strenne allegrissime che passano in tv o di quella gran giraffa della Belen vestita da Babba Natale supersexy che mi fa venir voglia di tirare randellate al tubo catodico, sarà che non ho più un soldo bucato eppure sto organizzando viaggi in giro per il mondo senza neanche alzare un sopracciglio: sono convinta che come al solito mi salverò all’ultimo.
Sarà che l’atmosfera di Natale in realtà per me è deleteria: le coppiette si moltiplicano, tutti nuotano nel miele e nella melassa, e quel che è peggio, mi rendono la grazia di fare da testimone alle loro storie mocciose (cioè in stile Moccia o da mocciosi, la grammatica mi viene incontro), sciorinandomi elenchi di cose inutilissime e devastanti da comprare al moroso/a/e/i (sì, c’è anche chi ne ha più di uno, e si considera una persona fedele): del tipo un orsetto di peluche con pelliccia di cucciolo di orso polare, rasoi di oro fino o fotografie del loro primo appuntamento grandi come una tenda da circo e per cui sono stati usati inchiostri ipervelenosi e che hanno allargato il buco dell’ozono del 300%.
Svegliatemi quando le feste saranno passate, io sarò di nuovo garrula ed incosciente e avrò esaurito l’acido che mi scorre ora nelle vene.
Ok, ce la puoi fare. Suvvia, Mar. Non tutto il male vien per nuocere: grazie a Dio Natale viene una sola volta all’anno.
E San Valentino pure.







