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puntando a nord

Cielo di Milano. Sole soffocato, nuvole di bronzo che promettono pioggia l’indomani. Sogni che si schiantano sul marciapiede. Ad ogni passo ne perdo uno. Arrivo a casa che ho l’anima svuotata. Ascolto musica a tutto volume, a caso. Non riesco a mettere un’idea dietro l’altra, in fila. Mi scappano via, e i pensieri più brutti emergono su tutti.

Sarà l’arrivo dell’inverno, sarà che inciampo in continuazione, sarà che gli orari in università sono assurdi: non mangio, non dormo. Studio e scappo da una parte all’altra. E lavoro.

Se non altro, ho ricominciato a cantare. Meno male. Anche se in un coro, canto come se ci fossi solo io.

Ho bisogno di costruirmi un piedistallo e di salirci sopra, e da lì guardare il mondo. La mia scogliera personale. Le mie Cliffs of Moher. La mia terra.

Ecco, ecco il punto: mi manca terra. Sono in mare da così tanto tempo che ho dimenticato il perchè sono salita su questa nave e mi ci sono imbarcata.

Mi lascio accarezzare dal buio, dalle note di Psycho Killer, canto senza fiato.

Canto e volo sopra i tetti di Milano, sopra questa corte di nubi che non mi fa vedere le mie stelle, i miei punti cardinali.

Quello che mi ci vorrebbe è ritrovare la mia terra. E se sarà necessario volare lontano da qui per ritrovarla, sono pronta a farlo.

Da troppo tempo non sono a Casa.

veliero

 

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Nero

Nero è un oceano di inchiostro che mi lava i capelli. Nero è il contorno della mia ombra, è l’occhio di quel Pagliaccio Infernale che mi fa visita durante le notti più buie.

Nera mi sento io ora. Ero tranquilla, serena, vivace. Sono bastate poche parole e pochi gesti a traghettarmi verso le tenebre. Quei gesti e quelle parole che non pensavo potessero ripetersi mai più, quelle occhiate tremende che avevo chiuso a chiave nel passato, e che invece ora sono qui, di fronte a me, in un vis-à-vis che mi fa tremare i polsi.

Ho sbattuto il naso contro il freddo, di nuovo, quando con tutte le mie forze ero convinta di averlo sciolto e sepolto.

Non chiedevo altro che poter vivere la mia fetta di cielo, con la mia stella e la mia nuvola.

E ora mi è stata portata via. Le persone sono cattive. Inutilmente cattive. Il Male vien da dentro, non da fuori. Viene dall’Invidia e dalla Rabbia. Quanta rabbia.

Così, tu ora hai il tuo Sole. E mi hai voluto rubare anche le stelle. Per gioco, per invidia.

Ma non hai pensato a rubarmi anche le Nuvole/ La notte dei Morti si avvicina, e io ho le Ombre dalla mia parte.

Preparati all’ Eclisse.

 

moon19

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live and let die

E’ un periodo assurdo. Di una confusione devastante. Un periodo in cui mi trovo bene solo con persone che non conosco, e che non conoscono me. Pazzesco.

E’ un periodo che sto bene solo quando sono lontana mille miglia da chi mi appesantisce.

Non capisco dove sto andando. Non sto avanzando, sto sbandando. Picchio testa, braccia, ginocchia contro muri invalicabili, muri di gomma. Mi riscopro di nuovo molto esigente. Ecco una delle cose che mi ha sempre reso la vita difficile, ecco la causa probabile di ogni malessere: pretendo tanto, tantissimo, dalle persone. Il problema è che sono anche disposta a dare molto, moltissimo. Ma a chi?

Così, sparire è l’unica via possibile. Fuggire, per non morire. Sarà da vigliacchi, vedetela come volete, per me è la salvezza.

Rifugiarmi negli occhi di sconosciuti, negli abbracci di persone che conosco da 5 minuti: sarà forse un buttarmi via? Può darsi. Eppure trovo molta più compassione, più empatia, più condivisione di Vita in loro. In questo popolo di volti nuovi.

Mi mancano tanto certi momenti. Quegli attimi di Infinito in cui ero consapevole della bellezza che stavo vivendo. Sento tanto freddo.

C’è un detto che dice: “Non puoi perdere ciò che non hai mai avuto”. Forse è questo, il punto. Forse non ho mai avuto ciò che credevo di avere.

E così, schiudo le dita. E, sui palmi, solo ghiaccio.

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fa male

Ci sono giorni che vorresti finissero subito. Può succedere. Nell’estremo ossimoro della vita, in cui ogni attimo è un attimo rubato alla morte, ci sono dei giorni che vorrei non ci fossero.

Da cancellare col pennarello nero sul calendario. Ne ho già vissuti tanti, così. Uno in più, non è quello che-come si dice- fortifica. No, lo cancellerei all’istante. E invece lo sto vivendo, ora. E mi tocca.

Posso solo sperare in un finale più bello.




Però, quant’è amaro, questo giorno …. ……………….. .

buio

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IceLand

Quel vuoto nello stomaco. Che paura, sentire ancora quella sensazione familiare, quella cosa che speravo di aver finalmente scacciato dalla mia vita.

Pensavo fossero cambiate tante cose. Sono cambiata io: nelle ultime due estati, soprattutto. E ora che sono arrivata a questo punto, ora che ne sento la brezza, il richiamo, la terribile nostalgia… la libertà è ancora così lontana.

Sono ancora schiava del freddo che mi abita dentro: ogni tanto ritorna, e io non sono più preparata ad ospitarlo nel mio cuore. Abituata da poco al calore, al fuoco, alla forza e ai muscoli, avevo quasi scordato la fragilità di certi attimi, la brina che può coprire certe parole, certi ricordi, la trappola di gelo che stringe certe speranze.

E così, rimango attonita ancora una volta. E’ tempo di tornare, di ritrovare casa, di costruire un falò più potente, perchè questo ghiaccio ritorni ad essere acqua.

Non capisco come faccio a stupirmi ancora. Non capisco come faccio a credere vere ancora certe cose. Non capisco come faccio, ancora oggi, a 23 anni, ad essere così spudoratamente e assurdamente ingenua.

E’ un’ingenuità che quasi non avevo neanche da bambina.

Ho lasciato aperta la scatola dei sogni, e sono tutti fuggiti con un battito d’ali.

Ora inizia il lavoro duro, quello per cui a volte non basta una vita:

ripescarli tutti… //

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shadows

Un sacco di gente dice che per apprezzare la luce bisogna provare le ombre.

Io vorrei poter dire il contrario.

1178474730077_Luce e ombra sulle scale

Passerà anche questa, passerà…

Hold on, Mirtillo… …. …………… …….. …….. .

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MilleParole

Quando una si rilegge per la tremillesima volta Romeo& Juliet, vuol dire che è particolarmente fissata con quel libro. Soprattutto, lo è con i personaggi. Con ciò che sono, che pensano, che fanno, ma soprattutto con ciò che dicono.

Le parole hanno ancora un senso per me. Per me, dire “te lo prometto”, dire “ti voglio bene”, dire “adesso basta”, dire “parto”, sono cose che hanno un senso. “Se ne dicon di parole…”, canta una canzone. Il rischio è di abusarne, e di privarle del significato. Ma per me non è così: parlare, parlarsi, sono azioni ancora pregne di significato.

La parola: è uno dei doni più belli che possediamo. E non intendo solo emettere dei suoni, se no i muti sarebbero fuori gioco. No, parlo di quei dialoghi che fai anche solo con gli occhi, con le mani, con il tuo profumo, con i tuoi vestiti, con il sorriso che hai, con le rughe della tua fronte.

Sono cose che a me piacciono tantissimo. E’ come un’immensa orchestra di sensazioni, profumi, storie, ricordi, immagini, rimpianti, gioie e frustrazioni. Parlare, che bellezza. Parlarsi.

Ecco, è da una vita che non mi capita una persona con cui ho voglia di parlare. Di stare lì, a bere le sue mille espressioni, e a farmi bere.

Che crudeltà smettere di esercitare il potere della parola, per soppiantarla con la chiacchiera. Che vita amara quella che comunica, ma non coinvolge. E’ come se al posto di Shakespeare, o Tol’stoj, o Pavese, uno leggesse la lista della spesa con enfasi. Che tristezza.

Allora mi rispondo da sola: l’infinita sinfonia vitale che sento tra le pagine di Shakespeare, mi fa stare bene.

A volte un libro ti parla meglio che certe persone.

Chissà dov’è finito il mio bell’interlocutore, il mio parlatore musicista: bastava un accenno di nota di quella sinfonia… e mi sembrava di vedere Shakespeare/ che creava il suo Romeo.

ViolinoLibro

… in fondo, dietro l’angolo, sono qui che lo aspetto.

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perchè

Del perchè tutti mi mettono addosso un’ansia terribile. Del perchè oggi sembra autunno, e ieri si schiattava di caldo, e il mio corpo non è abituato e sembro una vecchia con i reumatismi. Del perchè ancora una volta mi faccio illudere volontariamente da cazzoni e da falsi “mi spiace” che mi fanno diventare il sangue verde.

Del perchè invece che essere fuori a sguazzare nelle pozzanghere come una bamboccia senza pensieri, io stia cercando disperatamente un lavoro che mi piaccia: cosa assolutamente rara e, visto l’andamento delle cose, non vedo onestamente come sarà possibile, e sarò costretta a fare buon viso a cattivo gioco, pigliare i soldi e tacere, e raccontarmi balle dalla mattina alla sera e credere che sì, qualcosa cambierà.

Qualcosa è già cambiato: IO. Io sono cambiata, io ho delle prospettive, dei desideri, delle passioni. Ma vengo continuamente messa di fronte alla cruda realtà, al fatto che sono giovane, e che momenti per cambiare posto, idee e testa ci saranno, e nel frattempo la cosa migliore è sfruttare ciò che mi viene offerto e dire tante grazie.

Ma io non ci sto. Sarò un’illusa, un’ingenua, una che crede ancora nell’Amore e nella sincerità, una classica ‘innocente’, ma so riconoscere quando sono felice e quando indosso solo una maschera che mostra qualche dente, a bella mostra dei soldi spesi dal dentista. E non ci sto a sentirmi da schifo con il rimpianto di aver potuto scegliere dell’altro.

La verità è che non ho troppe certezze. Ho molte  paure, queste ce le ho avute sempre. E l’entusiasmo che ho me le ha fatte aumentare, forse, perchè lo vedo sprecato, bruciato.

Perchè ho questa dannatissima testa e questo dannatissimo cuore che non si accontentano. E a volte invidio loro: quelli che non chiedono mai, quelli che hanno il loro posto in ufficio, e sono contenti così, quelli che vivono senza sprecarsi in amicizie e passioni, ma hanno il fidanzatino e i regalini e i loro san valentino a rassicurarli, loro che sono falsi e ipocriti e meschini, ma non si rendono conto di esserlo, e vivono benone.

Oggi il grigio mi opprime. E questa dannatissima cosa, che sento tra lo stomaco e il cuore, mi fa dire: volare si può.

Io le mie ali non le chiuderò mai.

Solo, mi rimprovero una cosa: che, ancora una volta, ho permesso che mi facessero del male

 

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto, la gente che non sogna…

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quel che sarà, sarà

Sono nervosa. In un modo animalesco. Mi inacidisco in un attimo e dopo trenta secondi ho già dimenticato tutto. Sarà l’afa, saranno le mille cose che devo fare, certi discorsi insulsi e l’attesa per il camposcuola che inizia domani, e la cui preparazione mi ha lasciato più morta che viva, e dunque, parto già stanca. Benissimo.

A migliorare leggermente quest’atmosfera un po’ pesante, cè una favolosa Polaroid Spririt 600 cl, arrivata per caso tra le mie mani come regalo tardivo di una cugina lontana… E’ spettacolare, con quell’aria un po’ vintage e ingombrante, e con queste strisce d’arcobaleno che ne faranno il mio giocattolo preferito per tutta l’estate!

Polaroid_Spirit_600_CL

 

 

 

 

 

 

 

Sto sviluppando un’insana passione per la fotografia: se prima era un hobby come un altro, ora ciò mi porta a girovagare per casa alla ricerca di mio fratello per fargli ritratti molto artistici (mentre gioca alla Play, per esempio), o saltellare in giro per Milano alla ricerca di soggetti interessanti. A settembre si profila un bel corso di fotografia, sì sì. Lavorarò come una scema per pagarmelo.

Ho inoltre scoperto che uno dei pochi modi per calmare queste ondate di nervosismo è leggere. Che strano. Un’arte che mi accompagna fin da bambina: attraverso la carta sogno, rifletto, gioisco, mi rattristo, mi scopro e mi diverto. Bene: ecco che, dovendo partire per un luogo in cui i cellulari non prendono, i giardini sono ad uso esclusivo degli abitanti del luogo, e nelle stanze non c’è nemmeno una teiera del XIII secolo da scagliare contro un muro nell’eventualità di giornate nervose come questa,  ieri decido di andare in biblio a fare razzia di titoli per calmarmi. Chiaramente: sciopero indetto il venerdì pomeriggio. Intanto che leggevo il cartello, inventavo nuovi insulti e fatture particolari. Perciò, se qualcosa dovesse andare a fuoco nei prossimi giorni, so quale sarà il luogo.

Su, Mirtillo, fatti forza. Un paio di occhi.color.inchiostro mi regalano un altro po’ di serenità.

E, dato che fa rima, quel che sarà, sarà.

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gli spari sopra

Ho una gran confusione elettorale in testa. Di politica non ne ho mai capito molto, ma siccome ho conosciuto parecchia gente che si credeva furba, un po’ ne capisco anche io.

In fondo i furbi di 5 anni e quelli di 65 sono della stessa pasta. Quelli di 5 anni ti rubano la merenda sotto il naso e ti fanno la linguaccia, perchè tanto sono i preferiti della maestra e quella farà sempre finta di non vedere. Quelli di 65 vengono condannati per crimini di vario genere e ti governano, perchè tanto nessuno li punirà. Uguale. Stessa solfa. E siccome già da piccola mi stavano sulle palle i furbi, ora non mi sconfinferano tanto neanche questi, sebbene più stagionati.

Che poi, uno a quell’età dovrebbe preoccuparsi di non fare brutte figure, di invecchiare serenamente senza debiti, e di lasciare buoni ricordi a chi ti ha conosciuto. Lo PsicoPapi forse non si è ancora reso conto di essere vecchio.

Comunque, siccome da qui a poco ci saranno le provinciali e poi le europee, stavo cercando di capirci qualcosa. Un giro sul sito di Beppe Grillo dovrebbe aiutare a schiarirmi un po’ le idee.

Ma, al di là delle persone che voterò, mi chiedo quand’è che quest’Italia cambierà- almeno un po’. Perchè, diciamolo, siamo ridicoli. Perchè da noi ci sarebbero anche degli Obama, ma girano con la scorta, perchè se no li fanno fuori.

Mi piacerebbe un Paese giovane. In tutti i sensi. Giovane nel fisico, con personalità fresche e libere, interessate al mondo, alle persone, alla religione, alla cultura. Giovane nell’anima, che non abbia paura di rischiare in progetti che ripuliscano l’aria pesante di mille polveri schifose, che promuovano la musica, la letteratura, la libertà di parola. Giovane nella mente, che ami la discussione con le parti avversarie, ma per giungere ad un risultato finale che sia comune.

Vabbè, buoni sogni, Mirtillo.

Eppure. Eppure da qualche parte qualcuno c’è. Qualche nome è venuto fuori. Sono troppo pochi, troppo deboli, troppo poveri. Però ci sono. E se non credessi nei sogni che si realizzano, non sarei qui a scrivere.

Andate alle mostre d’arte, leggete, ascoltate, pregate, girate il mondo, conoscete persone di altri Paesi, andate in bicicletta, imparate a disegnare, a fotografare, a sorridere. E poi informatevi, fatevi un giro tra i giornali, i blog, le conferenze.

Perchè, come è sempre stato e in fondo sempre sarà, “La verità vi farà liberi”.

L’ha detto un certo Gesù qualche tempo fa. E credo sia lo slogan migliore mai inventato.

 

peace

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