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puntando a nord

Cielo di Milano. Sole soffocato, nuvole di bronzo che promettono pioggia l’indomani. Sogni che si schiantano sul marciapiede. Ad ogni passo ne perdo uno. Arrivo a casa che ho l’anima svuotata. Ascolto musica a tutto volume, a caso. Non riesco a mettere un’idea dietro l’altra, in fila. Mi scappano via, e i pensieri più brutti emergono su tutti.

Sarà l’arrivo dell’inverno, sarà che inciampo in continuazione, sarà che gli orari in università sono assurdi: non mangio, non dormo. Studio e scappo da una parte all’altra. E lavoro.

Se non altro, ho ricominciato a cantare. Meno male. Anche se in un coro, canto come se ci fossi solo io.

Ho bisogno di costruirmi un piedistallo e di salirci sopra, e da lì guardare il mondo. La mia scogliera personale. Le mie Cliffs of Moher. La mia terra.

Ecco, ecco il punto: mi manca terra. Sono in mare da così tanto tempo che ho dimenticato il perchè sono salita su questa nave e mi ci sono imbarcata.

Mi lascio accarezzare dal buio, dalle note di Psycho Killer, canto senza fiato.

Canto e volo sopra i tetti di Milano, sopra questa corte di nubi che non mi fa vedere le mie stelle, i miei punti cardinali.

Quello che mi ci vorrebbe è ritrovare la mia terra. E se sarà necessario volare lontano da qui per ritrovarla, sono pronta a farlo.

Da troppo tempo non sono a Casa.

veliero

 

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fly high

Basta, basta, non pensiamoci più. Ieri sera (e pomeriggio) ero isterica. Mi sarò svegliata 5 volte questa notte. E’ da almeno un mese che non riesco a dormire per più di 3 ore di seguito. Faccio sogni strani, ma non brutti, no. Solo strani. E pieni di quei desideri che neanche a voce riesco ad esprimere. Mi sveglio e dico: cavoli, è proprio questo che voglio.

Ma basta. Voglio leggerezza. Voglio volare alto, sopra le nebbie che mi riempiono ogni angolo della mente.

Mi merito di più. Un mantra che mi ripeto da chissà quanto.

Eppure qualche novità ogni tanto arriva: cambia il vento. E lo capisco, quando arriva. Perchè quando atterra a Milano, che di vento non ne ha mai troppo (e che a me invece piace un sacco, ecco perchè vorrei vedere Trieste: le città ventose hanno un fascino singolare, per me), allora c’è qualcosa di diverso.

Freddo e sole: cielo azzurro sconfinato, e sogni che aprono porte mai schiuse.

Non mi resta che aggrapparmi al figlio di questo monsone, e lasciarmi trasportare, come su un tappeto di seta indiana:

vola alto, vola alto.

sun-love-heart-cloud

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IceLand

Quel vuoto nello stomaco. Che paura, sentire ancora quella sensazione familiare, quella cosa che speravo di aver finalmente scacciato dalla mia vita.

Pensavo fossero cambiate tante cose. Sono cambiata io: nelle ultime due estati, soprattutto. E ora che sono arrivata a questo punto, ora che ne sento la brezza, il richiamo, la terribile nostalgia… la libertà è ancora così lontana.

Sono ancora schiava del freddo che mi abita dentro: ogni tanto ritorna, e io non sono più preparata ad ospitarlo nel mio cuore. Abituata da poco al calore, al fuoco, alla forza e ai muscoli, avevo quasi scordato la fragilità di certi attimi, la brina che può coprire certe parole, certi ricordi, la trappola di gelo che stringe certe speranze.

E così, rimango attonita ancora una volta. E’ tempo di tornare, di ritrovare casa, di costruire un falò più potente, perchè questo ghiaccio ritorni ad essere acqua.

Non capisco come faccio a stupirmi ancora. Non capisco come faccio a credere vere ancora certe cose. Non capisco come faccio, ancora oggi, a 23 anni, ad essere così spudoratamente e assurdamente ingenua.

E’ un’ingenuità che quasi non avevo neanche da bambina.

Ho lasciato aperta la scatola dei sogni, e sono tutti fuggiti con un battito d’ali.

Ora inizia il lavoro duro, quello per cui a volte non basta una vita:

ripescarli tutti… //

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MilleParole

Quando una si rilegge per la tremillesima volta Romeo& Juliet, vuol dire che è particolarmente fissata con quel libro. Soprattutto, lo è con i personaggi. Con ciò che sono, che pensano, che fanno, ma soprattutto con ciò che dicono.

Le parole hanno ancora un senso per me. Per me, dire “te lo prometto”, dire “ti voglio bene”, dire “adesso basta”, dire “parto”, sono cose che hanno un senso. “Se ne dicon di parole…”, canta una canzone. Il rischio è di abusarne, e di privarle del significato. Ma per me non è così: parlare, parlarsi, sono azioni ancora pregne di significato.

La parola: è uno dei doni più belli che possediamo. E non intendo solo emettere dei suoni, se no i muti sarebbero fuori gioco. No, parlo di quei dialoghi che fai anche solo con gli occhi, con le mani, con il tuo profumo, con i tuoi vestiti, con il sorriso che hai, con le rughe della tua fronte.

Sono cose che a me piacciono tantissimo. E’ come un’immensa orchestra di sensazioni, profumi, storie, ricordi, immagini, rimpianti, gioie e frustrazioni. Parlare, che bellezza. Parlarsi.

Ecco, è da una vita che non mi capita una persona con cui ho voglia di parlare. Di stare lì, a bere le sue mille espressioni, e a farmi bere.

Che crudeltà smettere di esercitare il potere della parola, per soppiantarla con la chiacchiera. Che vita amara quella che comunica, ma non coinvolge. E’ come se al posto di Shakespeare, o Tol’stoj, o Pavese, uno leggesse la lista della spesa con enfasi. Che tristezza.

Allora mi rispondo da sola: l’infinita sinfonia vitale che sento tra le pagine di Shakespeare, mi fa stare bene.

A volte un libro ti parla meglio che certe persone.

Chissà dov’è finito il mio bell’interlocutore, il mio parlatore musicista: bastava un accenno di nota di quella sinfonia… e mi sembrava di vedere Shakespeare/ che creava il suo Romeo.

ViolinoLibro

… in fondo, dietro l’angolo, sono qui che lo aspetto.

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poesia

Penso che ho bisogno di un attimo di poesia.

Sto di nuovo ricominciando a mettermi fretta per ogni cosa, a fare schemini, scadenze, segni rossi sul calendario, propositi e programmi. Non va bene. A Dublino vivevo alla giornata, ed era il massimo.

Ho proprio bisogno di uno dei miei attimi di pausa.

Tengo le finestre spalancate, un po’ d’aria passa, Milano non è ancora invasa dalla calura. Sul tavolo i libri di Diritto Privato di Simo, il cellulare che squilla ogni minuto, il cd di Samuele Bersani (la colonna sonora di uno dei miei film preferiti, Chedimi Se Sono Felice, e il ricordo di quando ascoltavo quelle canzoni notte e giorno, aiutando la mamma a preparare la macedonia di frutta, e si crepava dal caldo, un’estate di qualche anno fa).

Mi basta pensare che è estate, che ci sono dentro, che tutta la poesia di cui ho bisogno è qui. Penso al libro stupendo che sto leggendo -Mentre La Città Bruciava- e a come mi ci senta vicino, e non so perchè.

Penso ad un mio amico che non vedo e non sento da tempo, e non so perchè abbiamo smesso di parlarci, di vederci, di prestarci libri e di chiacchierare insieme. Mi manca ma non voglio ammetterlo, e anche se discutevamo una volta sì e l’altra pure, era bello così.

Penso che riprenderanno le serate con la Ciurma, e stasera mi aspettano appunto un paio d’ore tutte per loro, che non hanno ancora assaggiato il mio post-Irlanda.

Poi penso anche che ho voglia, ho bisogno di conoscere altre persone, di allargare ancora di più certi orizzonti che ho intravisto appena nell’isola di smeraldo, e che mi hanno toccato le corde più profonde, e che ora quel sentirmi cittadina del mondo, come fossi seduta tra le stelle, mi manca da morire.

E penso. Penso ad un paio di occhi scuri che mi hanno tinto d’inchiostro le lentiggini, e che le tingeranno ancora per un po’, o forse no. E’ giusto così, niente scadenze. Non siamo una bottiglia del latte. Siamo due fili, che si sono incrociati per un attimo, in un ricamo indecifrabile… ma bellissimo.

Ora ho avuto il mio ritaglio di poesia… E posso tornare a pedalare sulla terra.

polaroid

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gli spari sopra

Ho una gran confusione elettorale in testa. Di politica non ne ho mai capito molto, ma siccome ho conosciuto parecchia gente che si credeva furba, un po’ ne capisco anche io.

In fondo i furbi di 5 anni e quelli di 65 sono della stessa pasta. Quelli di 5 anni ti rubano la merenda sotto il naso e ti fanno la linguaccia, perchè tanto sono i preferiti della maestra e quella farà sempre finta di non vedere. Quelli di 65 vengono condannati per crimini di vario genere e ti governano, perchè tanto nessuno li punirà. Uguale. Stessa solfa. E siccome già da piccola mi stavano sulle palle i furbi, ora non mi sconfinferano tanto neanche questi, sebbene più stagionati.

Che poi, uno a quell’età dovrebbe preoccuparsi di non fare brutte figure, di invecchiare serenamente senza debiti, e di lasciare buoni ricordi a chi ti ha conosciuto. Lo PsicoPapi forse non si è ancora reso conto di essere vecchio.

Comunque, siccome da qui a poco ci saranno le provinciali e poi le europee, stavo cercando di capirci qualcosa. Un giro sul sito di Beppe Grillo dovrebbe aiutare a schiarirmi un po’ le idee.

Ma, al di là delle persone che voterò, mi chiedo quand’è che quest’Italia cambierà- almeno un po’. Perchè, diciamolo, siamo ridicoli. Perchè da noi ci sarebbero anche degli Obama, ma girano con la scorta, perchè se no li fanno fuori.

Mi piacerebbe un Paese giovane. In tutti i sensi. Giovane nel fisico, con personalità fresche e libere, interessate al mondo, alle persone, alla religione, alla cultura. Giovane nell’anima, che non abbia paura di rischiare in progetti che ripuliscano l’aria pesante di mille polveri schifose, che promuovano la musica, la letteratura, la libertà di parola. Giovane nella mente, che ami la discussione con le parti avversarie, ma per giungere ad un risultato finale che sia comune.

Vabbè, buoni sogni, Mirtillo.

Eppure. Eppure da qualche parte qualcuno c’è. Qualche nome è venuto fuori. Sono troppo pochi, troppo deboli, troppo poveri. Però ci sono. E se non credessi nei sogni che si realizzano, non sarei qui a scrivere.

Andate alle mostre d’arte, leggete, ascoltate, pregate, girate il mondo, conoscete persone di altri Paesi, andate in bicicletta, imparate a disegnare, a fotografare, a sorridere. E poi informatevi, fatevi un giro tra i giornali, i blog, le conferenze.

Perchè, come è sempre stato e in fondo sempre sarà, “La verità vi farà liberi”.

L’ha detto un certo Gesù qualche tempo fa. E credo sia lo slogan migliore mai inventato.

 

peace

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treni a vapore

Sottofondo dei “Treni a vapore” della Mannoia…

Flashback di bambina, sul sedile posteriore dell’auto. Noi in viaggio verso la montagna: Dobbiaco, le Dolomiti, le scarpinate con mamma e papà e il fratellino che è diventato il mio compagno di giochi preferito.

E i mille sogni che già si accendevano nei miei occhi, e si confondevano con le lentiggini e i riccioli color nutella.

Quando le domande e i dubbi mi assalgono, tra una giornata e l’altra  (che sembrano così uguali…) allora mi rifugio tra i morbidi cuscini della musica che conosco bene: quella che mi riporta a ricordi, profumi, sogni che prendono vita. Perchè la cosa bella non è tanto quando si realizzano i sogni, ma quando nascono, e sciogliono la neve.

Perchè anche oggi ho perso un pezzo di me. Ho perso una briciola di fiducia che avevo in un’amica. Ho perso un pezzo di futuro e ne ho aggiunto un altro, e spero che regga.

Di nuovo tempesta, dunque. Di nuovo quei pensieri… Di nuovo sono una tazzina di caffè tra le onde dell’oceano.

Di nuovo sono un buon libro e buone amiche a salvarmi.

Domani, non so cosa farò. “Come i treni a vapore/ il dolore passerà”.

Spingo la testa fuori dal finestrino dell’auto, la musica dell’autoradio si confonde con i profili degli alberi che scorrono veloci ai miei occhi/ mamma canta a squarciagola le canzoni, Simo ride e papà guida veloce/ verso la montagna/ verso quella montagna di sogni…

…di pioggia in pioggia/ il dolore passerà …

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winter is over

L’odore della vernice in una casa nuova. I tulipani rossi. Togliersi la giacca sotto il sole. Capelli rossi al vento. Un complimento che mi farà fare strada. Una pagina del New York Times. Danze pazze per la festa di San Patrizio. Birra dal sapore familiare e abbracci tra cugine. Un “credo che…”. L’azzurro del cielo.

Foto sparse. La scrivania nuova. La voglia di andare via, di cavarmela da sola. Un progetto che gira, e forse funzionerà. Londra. Una maglietta verde. Idee di viaggi e idee di ritorni. Nessun rimpianto e tanti sogni. Dei sorrisi rubati in via Sant’Agnese. Scarabocchi sull’agenda. Una matita blu comprata a Dublino.

Un respiro. Poi un altro.

E il sogno, la voglia (tanta, tantissima) di andare via. Lo farò. Promesso.

vignetta20snoopy

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serenella

… E poi sono di nuovo qui ad ascoltarmi “1950″ di Minghi. Per l’ennesima volta, questa settimana. E’ una cosa da autolesionisti. Eppure persevero nel farmi del male. Come ieri, quando mi sono lasciata cullare dalla stupidissima idea che il mio sogno si potesse realizzare. Chissà perchè.

Penso una cosa: non sono capace di tenermi un sogno in tasca neanche per un po’. La realtà mi piove tra i capelli prima, e mi bagna tutta la faccia, mi porta via dagli occhi quel po’ di color indaco… Tra le lentiggini ho ancora incastrate certe parole, certe carezze. Ma è così: farsi del male.

“… e tu che aspetti me, con i capelli giù/io li carezzerò/ seduti al nostro caffè…”

La mia fotografia: una macro che è durata mezzo secondo. Eppure, non mi pento. E’ stato un meteorite, una stella scoppiata in mille pezzi, ma che ha fatto luce per alcuni attimi.

Dicevo: non sono capace di tenermi i sogni in tasca. E vabbè, lasciamoli scorrere insieme alla pioggia di Milano, così bella anche se fa freddo, anche se nasconde la luna. Arriverà  la primavera.

E vento e sole… e la nostra Milano così bella…

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ogni fine è un nuovo inizio? mah…

Sera di fine inverno. Mi sto inventando un finale che non c’è, in questa storia. Perchè tutto finisce ancora prima di iniziare. O quando è appena iniziato. Mai quando dovrebbe finire. Come quando stai guardando il tuo telefilm preferito e squilla il telefono, ed è una persona che non senti da una vita, e ti deve raccontare tutto. Così ti perdi la scena più importante. A parte il misantropismo insito in questo esempio, con me funziona sempre così. La parola FINE arriva nello stesso momento dell’INIZIO. C’è chiaramente qualcosa che non va.

Poi, giramento di palle a manetta e delusioni cocenti. Da gente che non t’aspetti. Cioè, un po’ te l’aspetti, perchè conosci certi esemplari di cretinaggine siderale, però speri che in qualche modo crescano, e abbandonino i loro propositi di farti del male facendo finta di nulla. E invece NO.

Che poi, ora faccio la sgargiante e ci rido su, ma all’inizio ci rimango davvero male. Sono una di quelle che, diciamocelo, cova progetti vendicativi, ma non sa mai come metterli in pratica, perchè poi compare Messer Senso di Colpa e Madama Eleganza: dunque si decide di soprassedere.

Poi, un’altra cosa: sono davvero stufa di sentire le persone della mia età che si lamentano perchè sono stanche. Cioè, ci sta se hai sonno, se hai lavorato come un mulo perchè studi e lavori e dai una mano in casa, e nel frattempo trovi anche il tempo di fare sogni. Ma non lo accetto da chi si lascia vivere, e cerca di trascinarti con sè.

Perdonatemi l’eccesso di lamentazioni, ma ho paura di scoppiare. Sono già scoppiata ieri, e me ne vergogno come un cane, perchè vorrei poter lasciare i dispiaceri fuori dalla porta e dedicarmi solo a chi invece mi vuole bene e ai miei progetti. Ma non ci riesco. Non del tutto, almeno: ho ancora la pelle tenera.

Dalla mia ho un sacco e una sporta di stelle: praterie intere di sogni appena nati e di secolari sogni dalla corteccia spessa come quercia.

E poi, la benedetta Speranza… Chissà mai che si faccia occhi e parole, ogni tanto ………………………

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