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sproloqui settembrini

Ecco Mirtillo di ritorno dalle (meritatissime) vacanze. E di ritorno da una seratina/invasione. Dovutissima, data la casa libera e il numero imprecisato di volte in cui ho invaso io casa d’altri. Dunque il tributo ci stava, alla Ciurma. Insieme a loro ho passato dei giorni splendidi in quel di Rimini e Santa Giustina, insieme al don e alle sue facce minacciose, alle prese per il culo che non risparmiavano nessuno, al lavaggio tazze del mattino, alle sveglie all’alba, agli strimpellamenti di chitarra, alle docce senza porta e la mitica Seicento blu della suora più pazza del mondo.

E ora mi tocca ributtarmi nella traumatica vita milanese. Già mi spavento. Se non altro settembre, a parte lo studio (che comunque per ora è placido e tranquillo) mi permette di partire piano piano: ottobre e novembre saranno la porta dell’inferno. Dicembre, lo sfacelo. Ma andiamo per gradi. Oggi è solo il 4 settembre.

La ricerca del lavoro non mi lascia requie: nei rari momenti in cui sono una persona equilibrata, cerco con tutte le mie forze di capire cosa diavolo andrò a fare nella mia vita futura. Sempre che i Maya si siano sbagliati nei loro rincuoranti pronostici del 2012: in caso contrario, mi darò pena di gozzovigliare il più possibile. Chi ha voglia di torturarsi per un inutile lavoro da precaria, se tanto un enorme asteroide distruggerà tutti i miei sforzi?

Tanto vale iniziare a mettere via i soldi per una mega villa a Malibu e per pagarmi le nozze con Jhonny Depp.

Sono tornata!

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elle

Reduce da seratina tranquilla con metà della ciurma (l’altra metà è dispersa tra America, Marche e altri continenti), in cui, tra una Guinness e l’altra, ho scartato il mio fantastico regalo! Un Elle in formato mignon, abbarbicato sulla sedia, con occhi stralunati, che beve una tazzina di zucchero (no, non ho sbagliato: c’è più zucchero che liquido, lì dentro). Non solo ho fracassato le palle per mesi perchè me lo regalassero, ma ora che lo guardo, mi sembra davvero l’immagine di me stessa in piccolo. Perchè?

  • Quando sono seduta, anzichè starmene buona buona in una posizione da persona normale et equilibrata, mi arrampico in mille modi diversi. Mentre studio, ad esempio, ho bisogno di incrociare le gambe. Ecco perchè la sedia della mia scrivania è enorme e morbida: su una sedia qualunque non sarebbe possibile. Queste contorsioni mi provocano ernie e spostamenti di organi interni, ma non ci posso fare niente.
  • Lo zucchero: parte imprescindibile della mia dieta. A parte alcuni cibi (diciamo la pasta e il pane), tutto il resto deve essere dolce. Adoro il dolce. Non quel dolce nauseabondo, intendiamoci, da cioccolato bianco (che comunque venero tra tutti i cioccolati, secondo solo al fondente con arancia), ma la spolverata di zucchero è fondamentale. Odio profondamente il gusto amaro di pompelmo, chinotto e bevande simili. L’unico retrogusto amaro che sopporto è quello della birra. Lo faccio per mantenere un minimo di dignità e per salvarmi dal diabete.
  • L’espressione stralunata: qui c’è poco da spiegare, sono così e basta.

Che altro, ora me ne parto per i monti: un po’ di aria sana, bevute in allegria e seratone di lissssssio con un Raul Casadei della ValBrembana che urla in dialetto: “Forza nonni, voglio vedervi danzaaaaare!”. Uno spettacolo.

Buona fortuna a me!

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grazie

Salmo 8
 
“O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!
Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi,
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?
L’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi.
Gli hai sottoposto i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare”
 
…solo per dire grazie. Per la bellissima esperienza appena vissuta, tra canti, risate, scoperte, fatiche e traguardi: giorni che non dimenticherò mai!
 
camposcuola! 020

 

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poesia

Penso che ho bisogno di un attimo di poesia.

Sto di nuovo ricominciando a mettermi fretta per ogni cosa, a fare schemini, scadenze, segni rossi sul calendario, propositi e programmi. Non va bene. A Dublino vivevo alla giornata, ed era il massimo.

Ho proprio bisogno di uno dei miei attimi di pausa.

Tengo le finestre spalancate, un po’ d’aria passa, Milano non è ancora invasa dalla calura. Sul tavolo i libri di Diritto Privato di Simo, il cellulare che squilla ogni minuto, il cd di Samuele Bersani (la colonna sonora di uno dei miei film preferiti, Chedimi Se Sono Felice, e il ricordo di quando ascoltavo quelle canzoni notte e giorno, aiutando la mamma a preparare la macedonia di frutta, e si crepava dal caldo, un’estate di qualche anno fa).

Mi basta pensare che è estate, che ci sono dentro, che tutta la poesia di cui ho bisogno è qui. Penso al libro stupendo che sto leggendo -Mentre La Città Bruciava- e a come mi ci senta vicino, e non so perchè.

Penso ad un mio amico che non vedo e non sento da tempo, e non so perchè abbiamo smesso di parlarci, di vederci, di prestarci libri e di chiacchierare insieme. Mi manca ma non voglio ammetterlo, e anche se discutevamo una volta sì e l’altra pure, era bello così.

Penso che riprenderanno le serate con la Ciurma, e stasera mi aspettano appunto un paio d’ore tutte per loro, che non hanno ancora assaggiato il mio post-Irlanda.

Poi penso anche che ho voglia, ho bisogno di conoscere altre persone, di allargare ancora di più certi orizzonti che ho intravisto appena nell’isola di smeraldo, e che mi hanno toccato le corde più profonde, e che ora quel sentirmi cittadina del mondo, come fossi seduta tra le stelle, mi manca da morire.

E penso. Penso ad un paio di occhi scuri che mi hanno tinto d’inchiostro le lentiggini, e che le tingeranno ancora per un po’, o forse no. E’ giusto così, niente scadenze. Non siamo una bottiglia del latte. Siamo due fili, che si sono incrociati per un attimo, in un ricamo indecifrabile… ma bellissimo.

Ora ho avuto il mio ritaglio di poesia… E posso tornare a pedalare sulla terra.

polaroid

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parliamo di autostima

Ho telefonato alla sciùra Maria che abita in quel di Dublino e abbiamo parlato-cioè, parlato!!- in inglese al telefono. Al telefono. In inglese. Milano-Dublino. La mia autostima cresce. A proposito di valutazioni personali sul mio ego. Dialoghi io-lau-mary-don marco sulle bimbette che ci chiedono il perchè non abbiamo il moroso (solo a noi, a don marco no).

Bimbetta: -Ma tu sei sposata?

Mar:- … no

Bimbetta: -Hai il fidanzato?

Mar:- (incominciando a preoccuparsi) …no

Bimbetta:- E allora perchè hai un anello al dito?

Mar:- (arrampicandosi sugli specchi) …mah, perchè mi piace, sai, è un anello irlandese, poi mi piace il verde, e sai…

Bimbetta:- Ma se non hai il fidanzato fa triste.

Ditemi dopo un dialogo del genere una che autostima può avere. No, ditemelo.

Meno male che esiste il cioccolato, sempre detto.

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something beautiful

La sola cosa più bella di viaggiare è viaggiare con gli amici. Era da un sacco che non prendevo un treno, e in questi giorni ne ho presi ben 4 (ok, andata e ritorno, ma sono comunque 4). Milano-Bologna, Bologna-Ravenna. Abbiamo preso sole e caldo allucinante e acqua e angoscia insieme. Abbiamo capito di odiare abbastanza i gatti e di volerli lasciare nel loro brodo quando iniziano a guardarti storto. Abbiamo visto come è facile girare una città e come sia difficile lasciarsela alle spalle (almeno per me, ho sempre un po’ di nostalgia al ritorno da qualunque viaggio). Abbiamo scoperto la quantità immane di biciclette che girano per Ravenna e la altrettanto enorme quantità di emo che si aggirano per Piazza del Popolo. Infine, abbiamo scoperto come un giro alla Feltrinelli in un pomeriggio quasi afoso e pieno di gente ti risolva la giornata.

Ed eccomi qui a Milano. Ora ci sono un bel po’ di cosine che bollono in pentola, tra le quali:

  •  un nuovo lavoro che mi aiuti a pagarmi le vacanze
  • una vacanza studio a Dublino a giugno! -e qui parte la ola…
  • un campo scuola in montagna in cui dovrò gestire mille bambini urlanti e far sì che non si gettino giù da un burrone
  • un bel paio di leggins blu, che forse non ti cambieranno la vita, ma le gambe sì
  • un libro fantastico che finalmente ho iniziato a leggere: Ogni Cosa E’ Illuminata (vedi post precedenti)
  • il primo giornalino del gruppo giovani nato dalle menti creative e super geniali di Mirtillo, Palilia e Bloody Mary: un successo annunciato? Lo speriamo! ^^

E poi, e poi, e poi… Poi c’è tutta l’estate davanti, spero di sfruttarla al meglio… una nuova strada lastricata di sogni prosegue!

 

p.s.: —— I always saw better when I had my eyes closed ——

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gioventù bruciata

Passato il peggio, il sole è tornato. E la mia meteoropatia si è un po’ attenuata.

Domani partecipo alla Stramilano, assieme a qualcuno della Compagnia dei Pazzi, cioè: i miei amici. Non siamo minimamente allenati. Non in senso classico, almeno. E’ vero che ogni tanto vado al parco a correre -quando c’è sole e non ci sono troppe mamme e bimbi in giro, se no finisco col fare lo slalom e basta. E’ vero che ogni giorno se non mi faccio un km a piedi per andare da qualunque parte, mi sento in colpa verso le mie gambe (che, se esistono, avranno pure uno scopo: camminare). E’ vero che sono stata definita una “milanese anomala” da un Essere da me precedentemente citato, ma, insomma, vero e proprio allenamento non ne ho.

Cercheremo di non schiattare.

Detto questo, mi sto preparando psicologicamente alla mia imminente laurea. Ma, a dir la verità, per quanto mi sforzi di sentirmi orgogliosa, non ne cavo un ragno dal buco. Cioè, sono contenta, ma non me ne frega più di tanto. Non è il coronamento di nessun sogno. Solo lo sforzo di molte fatiche, innumerevoli incazzature e studi sovrumani e perenni. Dunque, viva me. Più che altro è tutto il corredo che c’è dietro: la scelta del vestito (che ho tra l’altro preso al quartiere Isola, in un fantastico negozio-laboratorio indipendente che produce tessuti dalle fibre del latte o da materiale riciclato, ed eletto perciò a mio nuovo idolo), le bomboniere (solidali, almeno servono a qualcosa di più che non a infesciare le credenze di amici e parenti), gli inviti (un brutalissimo messaggio di posta elettronica :P ) e chissà-che-altro.

Comunque, mi laureo. Brava Mirtillo.

Poi, sono ossessionata da un problema, e ieri ne parlavo proprio con la Fede in un baretto vicino all’ università. E cioè che la morosite sta dilagando inesorabile. La morosite è la nuova malattia che sta affliggendo gran parte dei nostri amici (nella Compagnia si salvano però quasi tutti, meno male). Ovverosia: sei single e dici di essere indipendente, felice e pieno di sogni e ambizioni per il tuo futuro, giuri e spergiuri che l’amicizia per te è la cosa più importante del mondo, crei progetti con i tuoi amici, sogni viaggi e avventure, sei pieno di ideali, fiducia e allegria. Poi arriva lui: il moroso. Ed è l’inizio della fine.

Ecco come riconoscere i sintomi:

  1. Inizi a spargere la voce che sei stanco, che questo sabato non esci. Poi, quel viaggio che dovevi fare insieme agli altri, mah, costa troppo, si vedrà.
  2. Rinunci alla squadra di calcio, alla band, al cinema in compagnia, al volontariato, ai pomeriggi passati in università. Perchè, insomma, il mio amorino è troppo importante e il resto viene dopo.
  3.  Quando c’è qualcosa che non va, o si discute di qualcosa con gli amici, liquidi tutto con un “mah, è la vita”, e intanto sorridi beato, anche se non c’è nessun motivo per essere felici (o almeno per gli altri, ma ormai sei già vicino ad uno stadio per cui degli altri ti frega relativamente). Poi, in un tornado di avvenimenti, cambia tutto in maniera irreparabile, e attorno a te si crea terra bruciata:
  4. un amico ti chiede una mano, o magari necessita solo di un consiglio, o di essere ascoltato, e la tua risposta è: “vedrai che passerà. Io, invece, ieri sono uscito/a con…e mi ha detto che…poi io gli faccio…e lui/lei fa…e io gli faccio…”. Al che l’amico finisce per mandarti in un simpatico posto sconosciuto ai più, ma tu tanto te ne freghi dell’amico e pensi solo al tuo amorino che ti aspetta sotto casa.
  5. E’ l’anniversario del vostro primo bacio/carezza/solletico/sguardo/telefonata/incidente in motorino/tappeto persiano comprato insieme/ film horror visto insieme/mangiata di hamburger fatta insieme ecc ecc … . E’ anche il compleanno/laurea/matrimonio del vostro amico e di mille altri (vorrei ben vedere, c’è un anniversario per ogni giorno dell’anno), ma la cosa non solo non vi frega, ma vi infastidisce perchè dovete telefonare per dire che non ci sarete, e dovrete anche cercare di non essere scortesi perchè, insomma, con tutti i giorni in cui poteva nascere, proprio l’anniversario del vostro primo tubetto di dentifricio comprato insieme doveva scegliere!
  6. La vita vi sfugge di mano, i cataclismi si susseguono, il resto del mondo si evolve, Berlusconi perde i capelli, ma, insomma, chissenefrega: voi siete felicemente fidanzati!

Signori, se ciò accade, avete la morosite. Poche speranze di sopravvivenza.

Ma, se avete buoni amici e un’intelligenza indipendente e una buona quantità di sogni importanti, allora avete ancora speranza. In fondo, se essere protagonisti o no della vostra vita, deve fregare soprattutto a voi.

Io, nel frattempo, vivo.

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changin’

Cambia l’aspetto del blog… Nonostante questo tempo da “oggi non esco di casa neanche se mi pagano”, sento in arrivo la primavera: dunque un po’ di chiarore in più non fa che bene…

Sì, sì: gli oscuri pensieri di Mirtillo si sdraiano languidamente al sole ed abbandonano le tenebre. Ciò dimostra che il cambiamento è possibile! D’altra parte, come non essere ottimista, quando vedo Obama che mi osserva dal muro della camera, di fianco alle foto dell’Irlanda e ai sorrisi della Compagnia… Spring is coming, baby!

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meraviglioso

Meraviglioso…/ ma come non ti accorgi/ di quanto il mondo sia/ meraviglioso ….

Appena tornata dall’oratorio, con questa canzone nella testa e un mucchio di bei pensieri che mi si sciolgono tra i capelli, assieme alla neve. Sì, a Milano nevica ancora.

Ieri ho passato una splendida giornata. E gli echi si fanno sentire anche oggi. E’ un periodo particolare. Ho tante novità da tenere d’occhio, tante cose che rischiano di sommergermi, perchè io sono così, mi piace avere tanta carne al fuoco, perchè odio sentirmi annoiata anche solo per un attimo. La noia per me è una catastrofe vera, perchè si muta subito in rabbia, in malinconia, in qualcosa di indefinito che mi fa saltare i nervi e diventare una belva.

Ogni tanto, se vedo che sto per passare da Dr Jekyll a Mr Hyde, prendo e vado a fare jogging al parco sotto casa ( tra l’altro l’ultima volta che ci sono andata ho rischiato di farmi investire dall’unico camion che girava per i vialetti, chissà per cosa, poi, mah ), tanto per fare qualcosa e stancarmi. Paradossalmente, quando sono stanca funziono di più.

E quindi, eccomi qui, a prendere nota per la tesi, a segnare date e costi per il secondo e agognatissimo viaggio in Irlanda, a pensare cosa organizzare per la cena dei Tre Oratori del 23, a che regalo comprare per la laurea della Valy…

Mille pensieri, mille cose. Ma non dimentico quei bei silenzi pieni che ho vissuto a Bruxelles.

Quando posso, e so che riesco a tenere sotto controllo la noia, mi metto lì, ad occhi chiusi e mente vigile… e …

… ecco che volo ……………………

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di ghiaccio e di sole

Serata di ghiaccio, risate e cadute: la Compagnia si riunisce per scivolare insieme all’Agorà … un po’ di sano divertimento, un po’ di bambinate … Massì. Che poi, rimanere seri tra noi, è sempre difficile. Un po’ che anche al sabato sera è pieno zeppo di tamarrini odiosi, e li prenderemmo volentieri a randellate. Sono quelli che se vanno in giro per la pista pattinando al contrario, cadono ogni piè sospinto (mica perchè non sanno pattinare, eh: no, perchè hanno i pantaloni talmente a livello ginocchio che qualsiasi movimento delle giunture li fa cadere) e così ti tocca fare manovre allucinanti e non farsi tentare dalla voglia passar sopra le loro manine con le lame affilate. Gli esemplari femminili di questa specie sono ancora più assurdamente insopportabili, capaci anche di chattare col cellulare mentre trascinano i pattini,  e di pattinare a braccetto in file di minimo 6 persone, come se fossero in San Babila un normale pomeriggio di domenica. Mah. Io chiuderei certi posti a loro: in fondo sono una categoria facilmente riconoscibile, quindi, un bel “io non posso entrare” a fianco della foto col cane lupo legato al palo, ci starebbe anche bene. Manderò una petizione a quella simpaticona della Moratti perchè ciò si realizzi.

Intanto mi ascolto quel gran figo di Bob Marley, capostipite unico e inimitabile della bella musica: che i Tamarrini manco sanno chi è, o forse lo conoscono solo per i remix, o i deejay Sa-Il-Cielo …

Parlami, Bob… che mi sembra di andare direttamente in Africa: volo sopra questo cielo con gli occhi pesti e la pelle spenta, e mi aggrappo ai raggi del sole di una terra lontana.

My dream is my only carriage … sarà un bel viaggio …….

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