Post contrassegnati da tag idoli

vivere a squarciagola!

Ecco, mi sono bigiata la studiata mattutina in biblioteca. Scusa: non ne ho voglia. La più sincera, non c’è che dire.

Oggi inizio la mattina con la musica a tutto volume, per svegliarmi per bene. Anche se sento di non essere mai stata così sveglia in tutta la mia vita. Nell’ultimo periodo, almeno.

Soprattutto non mi sono mai sentita così libera. Libera dai sensi di colpa, dalle falsità, dai ripensamenti, dalle decisioni sbagliate. Cammino con le mie gambe, senza guardarmi indietro. Non so se ci saranno particolari cambiamenti esterni, ma io, io sono diversa.

Ok, a parte questo auto-compiacimento, ciò deriva dal fatto che ho imparato a scegliere.

A scegliere cosa mi fa bene, a scegliere quale colore dare alle pareti, quale musica mi fa bene, quali persone mi rendono felici e quali mi trascinano con forza verso il fondo, a scegliere chi avere al mio fianco e chi, di sicuro, no.

Già il fatto che il mio uomo ideale sia un incrocio tra l’alternativo-intellettuale-rasta, Elle e Mika, la dice lunga sullo stato della mia mente. Sì, va bene, una persona così non esiste, ma ne ho trovati di simili, in passato, dunque non perdiamo la speranza! Di sicuro questo diminuisce la percentuale di “papabili”, ma Mirtillo ama l’Originale!

Detto questo, Mika è davvero un Grande. Si può essere così Colorati senza sembrare Pazzi? Non si può, ed è per questo che mi piace!

Lascia un commento »

gioventù bruciata

Passato il peggio, il sole è tornato. E la mia meteoropatia si è un po’ attenuata.

Domani partecipo alla Stramilano, assieme a qualcuno della Compagnia dei Pazzi, cioè: i miei amici. Non siamo minimamente allenati. Non in senso classico, almeno. E’ vero che ogni tanto vado al parco a correre -quando c’è sole e non ci sono troppe mamme e bimbi in giro, se no finisco col fare lo slalom e basta. E’ vero che ogni giorno se non mi faccio un km a piedi per andare da qualunque parte, mi sento in colpa verso le mie gambe (che, se esistono, avranno pure uno scopo: camminare). E’ vero che sono stata definita una “milanese anomala” da un Essere da me precedentemente citato, ma, insomma, vero e proprio allenamento non ne ho.

Cercheremo di non schiattare.

Detto questo, mi sto preparando psicologicamente alla mia imminente laurea. Ma, a dir la verità, per quanto mi sforzi di sentirmi orgogliosa, non ne cavo un ragno dal buco. Cioè, sono contenta, ma non me ne frega più di tanto. Non è il coronamento di nessun sogno. Solo lo sforzo di molte fatiche, innumerevoli incazzature e studi sovrumani e perenni. Dunque, viva me. Più che altro è tutto il corredo che c’è dietro: la scelta del vestito (che ho tra l’altro preso al quartiere Isola, in un fantastico negozio-laboratorio indipendente che produce tessuti dalle fibre del latte o da materiale riciclato, ed eletto perciò a mio nuovo idolo), le bomboniere (solidali, almeno servono a qualcosa di più che non a infesciare le credenze di amici e parenti), gli inviti (un brutalissimo messaggio di posta elettronica :P ) e chissà-che-altro.

Comunque, mi laureo. Brava Mirtillo.

Poi, sono ossessionata da un problema, e ieri ne parlavo proprio con la Fede in un baretto vicino all’ università. E cioè che la morosite sta dilagando inesorabile. La morosite è la nuova malattia che sta affliggendo gran parte dei nostri amici (nella Compagnia si salvano però quasi tutti, meno male). Ovverosia: sei single e dici di essere indipendente, felice e pieno di sogni e ambizioni per il tuo futuro, giuri e spergiuri che l’amicizia per te è la cosa più importante del mondo, crei progetti con i tuoi amici, sogni viaggi e avventure, sei pieno di ideali, fiducia e allegria. Poi arriva lui: il moroso. Ed è l’inizio della fine.

Ecco come riconoscere i sintomi:

  1. Inizi a spargere la voce che sei stanco, che questo sabato non esci. Poi, quel viaggio che dovevi fare insieme agli altri, mah, costa troppo, si vedrà.
  2. Rinunci alla squadra di calcio, alla band, al cinema in compagnia, al volontariato, ai pomeriggi passati in università. Perchè, insomma, il mio amorino è troppo importante e il resto viene dopo.
  3.  Quando c’è qualcosa che non va, o si discute di qualcosa con gli amici, liquidi tutto con un “mah, è la vita”, e intanto sorridi beato, anche se non c’è nessun motivo per essere felici (o almeno per gli altri, ma ormai sei già vicino ad uno stadio per cui degli altri ti frega relativamente). Poi, in un tornado di avvenimenti, cambia tutto in maniera irreparabile, e attorno a te si crea terra bruciata:
  4. un amico ti chiede una mano, o magari necessita solo di un consiglio, o di essere ascoltato, e la tua risposta è: “vedrai che passerà. Io, invece, ieri sono uscito/a con…e mi ha detto che…poi io gli faccio…e lui/lei fa…e io gli faccio…”. Al che l’amico finisce per mandarti in un simpatico posto sconosciuto ai più, ma tu tanto te ne freghi dell’amico e pensi solo al tuo amorino che ti aspetta sotto casa.
  5. E’ l’anniversario del vostro primo bacio/carezza/solletico/sguardo/telefonata/incidente in motorino/tappeto persiano comprato insieme/ film horror visto insieme/mangiata di hamburger fatta insieme ecc ecc … . E’ anche il compleanno/laurea/matrimonio del vostro amico e di mille altri (vorrei ben vedere, c’è un anniversario per ogni giorno dell’anno), ma la cosa non solo non vi frega, ma vi infastidisce perchè dovete telefonare per dire che non ci sarete, e dovrete anche cercare di non essere scortesi perchè, insomma, con tutti i giorni in cui poteva nascere, proprio l’anniversario del vostro primo tubetto di dentifricio comprato insieme doveva scegliere!
  6. La vita vi sfugge di mano, i cataclismi si susseguono, il resto del mondo si evolve, Berlusconi perde i capelli, ma, insomma, chissenefrega: voi siete felicemente fidanzati!

Signori, se ciò accade, avete la morosite. Poche speranze di sopravvivenza.

Ma, se avete buoni amici e un’intelligenza indipendente e una buona quantità di sogni importanti, allora avete ancora speranza. In fondo, se essere protagonisti o no della vostra vita, deve fregare soprattutto a voi.

Io, nel frattempo, vivo.

Lascia un commento »

parole parole parole

Un giovedì pomeriggio qualsiasi. Sole e vento. Io che torno camminando piano dalla biblioteca, trovata chiusa come al solito. Passo di fianco ad un paio di mamme con bimbi al seguito. Una spinge un passeggino, sta parlando all’altra che le cammina vicino. Mentre le incrocio, sento uno scorcio di discorso. Camorra, guerra. Saviano.

Parlavano della guerra che c’è in Italia ormai da chissà quanto tempo. Della famosa formula mafia-spaghetti-mandolino. Quelle parole che prima o poi ti senti dire dagli amici stranieri. Ed è successo anche a me. Spiegare a degli amici polacchi cosa sia la guerra, in Italia.

Io, egoisticamente, non ne sono toccata. Ho i miei giorni belli e tempi grigi, ma la mafia lì non c’entra (solo la sfiga, c’entra). Eppure abito in un quartiere di Milano abitato in parte da famiglie mafiose. Non siamo a Napoli, ma le sparatorie esistono anche qui. E spaccio di droga, tanto.

Sarà forse sulla scia dell’intervista a Saviano di ieri, su CheTempoCheFa, sarà che ormai si parla di mafia e corruzione così come della pastasciutta: anche oggi se ne parlava, tra un cortile e un marciapiede.

Forse le cose non cambieranno tanto presto. Forse non cambieranno mai. Ma queste parole, questi discorsi, non sono inutili. Perchè i fantasmi esistono, ci sono: e le parole sono l’unica cosa che fa loro paura. Il sapere. Il diffondere. Le parole vivono, volano.

A volte, salvano.

megafono_apertura_a

Lascia un commento »

ogni cosa è illuminata

Giornate caotiche e poetiche. Giornate di sole e vento a Milano, che sembra di stare a Venezia o Trieste e persino i Navigli sembrano puliti. Io vago in giro per la città con la mia borsa viola e mi sento in vacanza. Scrivo, scatto foto, mangio gelati spettegolando, guardando, ridendo, sperando, scherzando, sognando.

Poi:  io non credo alla coincidenze. Credo che una cosa sia collegata ad un’altra da un filo sottile, come di ragnatela, tessuta da qualcuno che sta più in alto di noi. Ma non è un filo come quello che regge un burattino: è più un filo (che schifo dirlo) creato da un ragno. Lo tessiamo noi, alla fine, ma tende sempre verso le nuvole. Ecco: un filo d’aquilone. Sì, l’immagine è migliore (ho l’aracnofobia).

Ogni tanto ci scordiamo di questo filo, lo tendiamo fino a volerlo rompere, ci facciamo strozzare, lo vogliamo tagliare, contorcere, spezzare. Ma c’è. C’è sempre.

Ecco. Dopo questo preambolo estremamente colto, dico solo che non è un caso se ho perso la testa per i Gogol Bordello.

Sì, sembra che non c’entri nulla con tutta la storia sui fili, i cieli, le nuvole, gli aquiloni e i ragni (blah). Ma c’entra eccome. Solo che non posso raccontarla tutta. Anche perchè: 1) sarebbe troppo lunga 2) sarebbe troppo personale (e lo so, in un blog si dovrebbe scrivere di tutto ma qualcosa me lo voglio tenere per me).

Detto questo:

  • Huliganijetta è la loro canzone più bella
  • Eugene è chiaramente un figo: per di più ucraino. Sentirlo parlare e capire ciò che dice è un sogno. Un po’ per me che capisco di non aver proprio buttato via 3 anni di russo, un po’ perchè ho un paio di amici ucraini, e sentire lui me li fa comparire come ologrammi davanti agli occhi (e mi mancano un sacco).

72252750AJ030_MTVu_Woodie_A

 

  • Everything is illuminated è poi un’altra ragione per amarli: ho visto solo il film per ora, il libro lo riservo al futuro. Un capolavoro, in ogni caso. Va visto, sentito, capito: ho riso da sola come una scema per alcune scene, e pianto sul serio per altre (spiego “pianto”: quando ti scende quella lacrima che ti scorre dritta fino al mento, solo una. Una basta perchè il film abbia un senso. Diverso dal pianto inutile di certi film che dovrebbero essere romantici e invece sono solo petulanti. Per intenderci: non ho pianto con Titanic -anche se avrei potuto, dato che fa parte della storia di famiglia- ma con Il Signore degli Anelli).

everything-is-illuminated

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Detto questo, so che non è assolutamente un caso che mi sia imbattuta in certe persone, in certe musiche e in certi sogni: perchè mi conducevano tutti qua. E il sentiero -lo vedo in lontananza- è ancora lungo, e ad un certo punto fa una curva. Ho una voglia matta di percorrerlo.

Ogni cosa è illuminata.

Commenti (1) »

nuovi idoli

Nuovi idoli da aggiungere all’Olimpo personale:

  1. il Van de Sfroos, paragonabile allo Zeus dei cari vecchi greci, a parimerito con JD di Scrubs, anche se il fatto che lui esista davvero e ieri mi abbia fatto dono del suo autografo lo rende di sicuro molto più affascinante…
  2. I Teka P, nuovi dei che irrompono sul sopracitato monte greco: un monumento è già in costruzione per loro

Ogni tanto sostare per indeterminare ore in Cattolica porta i suoi frutti: a parte il fatto di essermi persa Travaglio (e mi do suon di sberloni per questo), questa lezione-spettacolo è stata proprio azzeccata.

Tanto di cappello ai miei nuovi idoli. Benvenuti nella marea di stramberie, sogni, bisogni e genialate che regnano nella mia testa!

Lascia un commento »

scarpe nuove, vita nuova

Eccomi di nuovo in modalità scemenze. Siccome è un periodo abbastanza denso di scelte serie, consapevoli ed irreversibili, l’unico modo che conosco per non farmi sopraffare da tutto ciò è buttarla sul ridere. E sullo shopping. Premetto che non sono una malata delle spese; spendo volentieri tutti i miei risparmi soltanto in due cose: libri e viaggi, il resto è inutile. In ogni caso i vestiti me li compro, non sono una maniaca che va in giro nuda.

Comunque: dato che, come dicevo, è periodo di riflessioni piuttosto forzate e a livello di terapia psicologica (più di una persona è convinta che abbia avuto un’infanzia disturbata, forse per alcune mie stramberie che ogni tanto tiro fuori come fossero cose normali: però, davvero, nessuno mia ha mai picchiato nè ho vissuto in cantine costretta a cucire), ho deciso di dare un taglio al passato (e tra l’altro anche ai capelli, ma il parrucchiere va rimandato a settimana prossima). Ho buttato via una delle cose a cui ero più legata, soprattutto per i bellissimi ricordi che porta con sè: il mio paio di Gazelle Adidas.

adi_13058_f

 

 

 

 

 

 

 

 

Queste gloriose scarpe hanno passato la GMG di Colonia del 2005, (compresi i campi di patate di Marienfeld), le stradine di campagna della Toscana e le vie bagnate dalla pioggia di Dublino, il fango dell’Agorà di Loreto e i ponti di Praga, le passeggiate di montagna di Moggio e i ciottoli di Santa Maria delle Grazie della mia città…

Alla fine sono molto affezionata a loro, un sacco di ricordi le vedono protagoniste ai miei piedi. Solo che ormai hanno la suola del tutto consumata e fanno passare l’acqua da ogni buco: oggi, per l’ennesima volta, ero in sala lettura in università a strofinare un piede contro l’altro per cercare di fare asciugare le calze… insomma, hanno fatto il loro tempo. Però: medaglia al valore. Fossero tutte così le scarpe…

Così le ho sostituite con le Superstar: già se la tirano, le nuove arrivate. Poi, con un nome così…

280969_f_t1

 

 

 

 

Ecco, dunqe: taglio al passato e via. Senza guardarsi indietro. Forse farà da stimolo per nuove riflessioni psicologiche il fatto che io mi affezioni ad un paio di scarpe. Magari qualcuno dirà che ho dei traumi da separazione mai superati.

O semplicemente, è un po’ di sana nostalgia per quei giorni in cui camminavo senza meta, e mi andava bene così.

Lascia un commento »

changin’

Cambia l’aspetto del blog… Nonostante questo tempo da “oggi non esco di casa neanche se mi pagano”, sento in arrivo la primavera: dunque un po’ di chiarore in più non fa che bene…

Sì, sì: gli oscuri pensieri di Mirtillo si sdraiano languidamente al sole ed abbandonano le tenebre. Ciò dimostra che il cambiamento è possibile! D’altra parte, come non essere ottimista, quando vedo Obama che mi osserva dal muro della camera, di fianco alle foto dell’Irlanda e ai sorrisi della Compagnia… Spring is coming, baby!

Lascia un commento »

di ghiaccio e di sole

Serata di ghiaccio, risate e cadute: la Compagnia si riunisce per scivolare insieme all’Agorà … un po’ di sano divertimento, un po’ di bambinate … Massì. Che poi, rimanere seri tra noi, è sempre difficile. Un po’ che anche al sabato sera è pieno zeppo di tamarrini odiosi, e li prenderemmo volentieri a randellate. Sono quelli che se vanno in giro per la pista pattinando al contrario, cadono ogni piè sospinto (mica perchè non sanno pattinare, eh: no, perchè hanno i pantaloni talmente a livello ginocchio che qualsiasi movimento delle giunture li fa cadere) e così ti tocca fare manovre allucinanti e non farsi tentare dalla voglia passar sopra le loro manine con le lame affilate. Gli esemplari femminili di questa specie sono ancora più assurdamente insopportabili, capaci anche di chattare col cellulare mentre trascinano i pattini,  e di pattinare a braccetto in file di minimo 6 persone, come se fossero in San Babila un normale pomeriggio di domenica. Mah. Io chiuderei certi posti a loro: in fondo sono una categoria facilmente riconoscibile, quindi, un bel “io non posso entrare” a fianco della foto col cane lupo legato al palo, ci starebbe anche bene. Manderò una petizione a quella simpaticona della Moratti perchè ciò si realizzi.

Intanto mi ascolto quel gran figo di Bob Marley, capostipite unico e inimitabile della bella musica: che i Tamarrini manco sanno chi è, o forse lo conoscono solo per i remix, o i deejay Sa-Il-Cielo …

Parlami, Bob… che mi sembra di andare direttamente in Africa: volo sopra questo cielo con gli occhi pesti e la pelle spenta, e mi aggrappo ai raggi del sole di una terra lontana.

My dream is my only carriage … sarà un bel viaggio …….

africa20photos20284

Lascia un commento »

cosa combini, charlie brown?

Sono qui che scrivo con i guanti, in casa, perchè ho la mano destra gonfia come non so cosa (il medico dice che è dovuto al freddo, mah): ma d’altra parte, non sono mai stata una persona troppo normale.

Oggi s’è pure ammalato Platone, il mio pescetto rosso di 6 anni (sì, non potevo sperare che arrivasse a questa veneranda età senza acciacchi, ma è sempre stato un fenomeno…), così mi sono messa a cercare sul web cosa mai potesse avere. Risultato: ho scoperto che l’unica cura si realizza facendo cuocere 4 o 5 piselli che poi vanno schiacciati per farne un puré da dare al povero malcapitato.

Sorvoliamo su chi mai può aver scoperto che i piselli fanno bene ad un pesce rosso, comunque, essendo affezionata al Venerando, mi sono messa in cucina a preparare il tutto. Ovviamente ho messo pochissima acqua nel pentolino e, mentre mi assentavo per scrivere la tesi-studiare informatica-leggere un libro, mi sono dimenticata il fuoco acceso.

Risultato: pentolino bruciato, che io ho furbamente messo subito sotto l’acqua ghiacciata e ha schizzato gocce bollenti ovunque, ustionandomi la mano già gonfia. Bè, che dire, bene, brava, bis.

Ho proprio la testa tra le nuvole. Se non ci fosse lo studio e le mille scadenze, credo che avrei già causato qualche cataclisma di proporzioni cosmiche.

Qualcuno mi dice che faccio tenerezza per questo: sarà, io ogni tanto mi sento un po’  Charlie Brown (che è poi il mio alter-ego poetico e cartaceo, un idolo coraggioso e solo un po’ sfigato).

Comunque, proseguo col mio lavoro, cercando di non fare altri danni: in linea generale mi mantengo abbastanza positiva. Oggi ho ricevuto una mail che mi ha fatto davvero piacere, e mi ha scaraventato nuovamente nel mio mondo di nuvole e sole, di sogni e canzoni. Chissà.

Per ora, corro con quanto fiato ho in corpo, riempio il serbatoio di buona musica e mi vesto di pensieri leggeri, per una volta: pronta per la primavera. Che, lo so, presto arriverà.

freedom-is-a-color

Lascia un commento »

yes we can

C’è una parola che mi rincorre oggi. L’ho legata in un angolo della mia mente, ma è riuscita a fuggire e a farsi vedere. Fino a che ho dovuto accettarla.

Optimism.

La scrivo in inglese perchè è nata così, nella mia testa. L’America ha un nuovo Presidente. Ha una faccia nuova e aperta. Lo vedo sullo schermo della tivù in cucina, mentre mangio e mi preparo ad uscire per le lezioni. Ne so poco o niente di politica, delle dinamiche e dei meccanismi che ci sono dietro, ma vedo molto bene l’effetto che ha sulle persone, su di noi.

Vedo l’effetto che ha su di me, che sono una che si definisce realista e sognatrice al tempo stesso. Una che si lascia trasportare da rassegnazione e speranza nel medesimo istante. Ecco, lo vedo lì, in televisione, ascolto le sue parole chiare e semplici e, non so, mi si accende una lampadina.

Parla di cose come ottimismo, cambiamento, dice frasi come “Yes, we can”.

Di solito trovo queste sensazioni nella musica, nelle poesie, in una fotografia. Invece oggi le ho trovate ascoltando quest’uomo. Forse perchè, al di là del fatto che è un Presidente che fa un discorso ad una folla, ho sentito ciò di cui avevo bisogno.

C’è speranza, non averne è da stupidi.

Così, scelgo ancora di credere. Che sia il salumiere o il Presidente degli Stati Uniti d’America non m’importa.

I Have A Dream.

Lascia un commento »