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MilleParole

Quando una si rilegge per la tremillesima volta Romeo& Juliet, vuol dire che è particolarmente fissata con quel libro. Soprattutto, lo è con i personaggi. Con ciò che sono, che pensano, che fanno, ma soprattutto con ciò che dicono.

Le parole hanno ancora un senso per me. Per me, dire “te lo prometto”, dire “ti voglio bene”, dire “adesso basta”, dire “parto”, sono cose che hanno un senso. “Se ne dicon di parole…”, canta una canzone. Il rischio è di abusarne, e di privarle del significato. Ma per me non è così: parlare, parlarsi, sono azioni ancora pregne di significato.

La parola: è uno dei doni più belli che possediamo. E non intendo solo emettere dei suoni, se no i muti sarebbero fuori gioco. No, parlo di quei dialoghi che fai anche solo con gli occhi, con le mani, con il tuo profumo, con i tuoi vestiti, con il sorriso che hai, con le rughe della tua fronte.

Sono cose che a me piacciono tantissimo. E’ come un’immensa orchestra di sensazioni, profumi, storie, ricordi, immagini, rimpianti, gioie e frustrazioni. Parlare, che bellezza. Parlarsi.

Ecco, è da una vita che non mi capita una persona con cui ho voglia di parlare. Di stare lì, a bere le sue mille espressioni, e a farmi bere.

Che crudeltà smettere di esercitare il potere della parola, per soppiantarla con la chiacchiera. Che vita amara quella che comunica, ma non coinvolge. E’ come se al posto di Shakespeare, o Tol’stoj, o Pavese, uno leggesse la lista della spesa con enfasi. Che tristezza.

Allora mi rispondo da sola: l’infinita sinfonia vitale che sento tra le pagine di Shakespeare, mi fa stare bene.

A volte un libro ti parla meglio che certe persone.

Chissà dov’è finito il mio bell’interlocutore, il mio parlatore musicista: bastava un accenno di nota di quella sinfonia… e mi sembrava di vedere Shakespeare/ che creava il suo Romeo.

ViolinoLibro

… in fondo, dietro l’angolo, sono qui che lo aspetto.

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vivere a squarciagola!

Ecco, mi sono bigiata la studiata mattutina in biblioteca. Scusa: non ne ho voglia. La più sincera, non c’è che dire.

Oggi inizio la mattina con la musica a tutto volume, per svegliarmi per bene. Anche se sento di non essere mai stata così sveglia in tutta la mia vita. Nell’ultimo periodo, almeno.

Soprattutto non mi sono mai sentita così libera. Libera dai sensi di colpa, dalle falsità, dai ripensamenti, dalle decisioni sbagliate. Cammino con le mie gambe, senza guardarmi indietro. Non so se ci saranno particolari cambiamenti esterni, ma io, io sono diversa.

Ok, a parte questo auto-compiacimento, ciò deriva dal fatto che ho imparato a scegliere.

A scegliere cosa mi fa bene, a scegliere quale colore dare alle pareti, quale musica mi fa bene, quali persone mi rendono felici e quali mi trascinano con forza verso il fondo, a scegliere chi avere al mio fianco e chi, di sicuro, no.

Già il fatto che il mio uomo ideale sia un incrocio tra l’alternativo-intellettuale-rasta, Elle e Mika, la dice lunga sullo stato della mia mente. Sì, va bene, una persona così non esiste, ma ne ho trovati di simili, in passato, dunque non perdiamo la speranza! Di sicuro questo diminuisce la percentuale di “papabili”, ma Mirtillo ama l’Originale!

Detto questo, Mika è davvero un Grande. Si può essere così Colorati senza sembrare Pazzi? Non si può, ed è per questo che mi piace!

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la moglie e l’amante

Tornata dalla mia seconda casa. Per i profani: l’Irlanda, nello specifico Dublino. Inutile versare chili di inchiostro virtuale per descrivere tutto ciò che ho visto, provato, sentito, toccato. E il colore verde è troppo riduttivo. Direi che ho visto proprio tutti i colori. In ogni senso possibile e immaginabile.

Un pezzo di me è chiaramente ancora là, soprattutto per le persone straordinarie che ho incotrato: e non importa che siano già tornati a casa anche loro, in Spagna, Francia, Venezuela e VatteLaPesca, perchè il mio stare con loro è ancora là, immortalato come in una fotografia, in un attimo che è stato solo nostro.

Milano mi è mancata comunque un sacco. Oggi ho passato la giornata con la mia migliore amica, e mi è sembrato di avere Milano pronta a riaccogliermi, stesa ai miei piedi, con i suoi kilometri di asfalto e di parchi verdi, di profumi di gelaterie e di fontane in centro. Mi piacerà ancora di più in agosto, quando sarò sola in città, e la poesia si impadronità di me. Sì, perchè Milano vuota è solo poesia.

Sto ripensando all’avventura che ho appena concluso, alla normalità che mi sta riaccogliendo pian piano, alle abitudini che prendono il posto delle novità. Ho dovuto smettere di guardare dalla parte “sbagliata” della strada per attraversare o mettermi in fila per salire sugli autobus: le vecchiette italiane sono molto più agguerrite di quelle irlandesi, e ti calpestano i piedi pur di salire per prime. La calma degli irlandesi è proverbiale. Sarà che finito il lavoro (per quelli che ce l’hanno) non c’è molto altro da fare se non farsi una Guinness e sparlare degli inglesi. E come cosa a me va benissimo. Sono sempre stata troppo frenetica, anche quando non avevo molto da fare. Ma sono così. Fretta fretta fretta.

Che dire, ora si prospetta un’estate di lavoro, campo scuola con Lau, mare (suono di trombe e arpe celesti), varie ed eventuali, tra cui la probabile uscita ad Ondaland di sabato, se il cielo ci farà la grazia di non scaricare fulmini e saette in giornata.

Poi… bè, poi ci sono anche novità di “altro” tipo, e “altro” è sussurrato nell’orecchio di un’amica, la quale sa già subito con che domanda partire: “oooh! come si chiama??”.

Ma questa è un’altra storia.

Kings of Leon a palla. Milano, sono tornata. Dublino, mi manchi…

La moglie e l’amante.

EF @ Dublin!!! 025

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gli spari sopra

Ho una gran confusione elettorale in testa. Di politica non ne ho mai capito molto, ma siccome ho conosciuto parecchia gente che si credeva furba, un po’ ne capisco anche io.

In fondo i furbi di 5 anni e quelli di 65 sono della stessa pasta. Quelli di 5 anni ti rubano la merenda sotto il naso e ti fanno la linguaccia, perchè tanto sono i preferiti della maestra e quella farà sempre finta di non vedere. Quelli di 65 vengono condannati per crimini di vario genere e ti governano, perchè tanto nessuno li punirà. Uguale. Stessa solfa. E siccome già da piccola mi stavano sulle palle i furbi, ora non mi sconfinferano tanto neanche questi, sebbene più stagionati.

Che poi, uno a quell’età dovrebbe preoccuparsi di non fare brutte figure, di invecchiare serenamente senza debiti, e di lasciare buoni ricordi a chi ti ha conosciuto. Lo PsicoPapi forse non si è ancora reso conto di essere vecchio.

Comunque, siccome da qui a poco ci saranno le provinciali e poi le europee, stavo cercando di capirci qualcosa. Un giro sul sito di Beppe Grillo dovrebbe aiutare a schiarirmi un po’ le idee.

Ma, al di là delle persone che voterò, mi chiedo quand’è che quest’Italia cambierà- almeno un po’. Perchè, diciamolo, siamo ridicoli. Perchè da noi ci sarebbero anche degli Obama, ma girano con la scorta, perchè se no li fanno fuori.

Mi piacerebbe un Paese giovane. In tutti i sensi. Giovane nel fisico, con personalità fresche e libere, interessate al mondo, alle persone, alla religione, alla cultura. Giovane nell’anima, che non abbia paura di rischiare in progetti che ripuliscano l’aria pesante di mille polveri schifose, che promuovano la musica, la letteratura, la libertà di parola. Giovane nella mente, che ami la discussione con le parti avversarie, ma per giungere ad un risultato finale che sia comune.

Vabbè, buoni sogni, Mirtillo.

Eppure. Eppure da qualche parte qualcuno c’è. Qualche nome è venuto fuori. Sono troppo pochi, troppo deboli, troppo poveri. Però ci sono. E se non credessi nei sogni che si realizzano, non sarei qui a scrivere.

Andate alle mostre d’arte, leggete, ascoltate, pregate, girate il mondo, conoscete persone di altri Paesi, andate in bicicletta, imparate a disegnare, a fotografare, a sorridere. E poi informatevi, fatevi un giro tra i giornali, i blog, le conferenze.

Perchè, come è sempre stato e in fondo sempre sarà, “La verità vi farà liberi”.

L’ha detto un certo Gesù qualche tempo fa. E credo sia lo slogan migliore mai inventato.

 

peace

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sunny day

Periodo denso. Lavoro, progetti di vacanze, progetti irlandesi. Sì, perchè a giugno andrò due settimane a Dublino! Squillino le trombe: due settimane all by myself per imparare l’inglese come si deve, svegliarmi dal mio torpore e cavarmela da sola. La cosa mi mette addosso un po’ d’ansia da una parte, perchè ho realizzato di non essere mai andata via da casa totalmente da sola. Di vacanze con gli amici, anche solo in due, ne ho fatte parecchie, ma only Mirtillo, mai. Vabbè, chessaràmai. C’è da dire che sarò in Irlanda, che rivedrò la mia amatissima Dublino, e che soprattutto non speravo di poterci tornare così presto. In fondo, per quanto lontana dall’Italia e dalla mia bella Milano, l’Emerald Isle sarà sempre la mia seconda casa. E’ indescrivibile la sensazione di libertà e sicurezza che mi dà quel posto. Incredibile. Quindi, forza e coraggio, che tra poco si parte.

Poi: eri Fiera del Libro a Torino con Lau, tempo terrificante e umidità alle stelle, ci ho guadagnato un bel mal di gola che, visti i mille canti per le Comunioni di domani mattina, è proprio l’ideale. Confido nelle ugole d’oro dei bambini e dei loro gorgheggi, perchè le mie corde vocali urlano pietà a più non posso.

Anche oggi fa un bel caldo, c’è sole e quell’aria primaverile che ti fa ben sperare, che ti vien da dire: se la primavera è arrivata anche quest’ anno, allora tutto andrà per il meglio.

Nonostante tutto, i terremoti, le tragedie, le tristezze, la terra continua a rifiorire e regalarti un bel tepore. Chissà che meccanismi ci sono dietro. Me lo sono sempre chiesto. Per me la primavera è una vera e propria terapia. La terapia dei colori. Vedere i fiori, il verde dei prati, il bianco dei nuvoloni, l’azzurro del cielo, i vestiti colorati delle persone, mi fa stare bene. Senza colori non potrei vivere. Sto sviluppando un’insana passione per ogni tipo di sfumatura: allora ecco che compro chili di stringhe da scarpe di colori improbabili, mi coloro le unghie di arancione e medito di farmi i capelli blu. Ho bisogno di essere sedata.

Inoltre, mi metto le mani nei capelli se penso alle vacanze di luglio: una settimana in montagna con gli scalmanati dell’oratorio estivo. Se non finirò in un burrone legata mani e piedi, mi riterrò fortunata. Come qualunque animatrice femmina che cerchi di farsi ben volere dai suoi marmocchi, sarò infatti odiata e messa a dura prova. Tanto più che i nostri cari bambini sono quasi tutti maschi, quindi propensi alla stronzaggine e alla cretineria, in preda agli ormoni e senza il benchè minimo accenno di rispetto per quelli più grandi. Che Dio ce la mandi buona.

Già tentare di aiutare i piccoli a fare i compiti il venerdì pomeriggio è un’impresa titanica: senza contare che devo riprendere in mano le divisioni e moltiplicazioni a due e più cifre, cose che speravo di aver archiviato nel cassetto “cose da evitare” , e da dover rispolverare in caso di maternità, se sprovvista di un marito matematico. E invece.

Bene, spariamoci una dose di Ligabue in stato liquido (ovvero un gelatone al cioccolato con “Il Centro del Mondo”): allora l’estate sembrerà più lontana, e la bellezza di questa luce serale che casca come pioggi dorata dalle finestre sarà la mia unica preoccupazione.

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cuori o picche?

Siamo di nuovo in fase facciamoci-del-male, bene. Anzi, benissimo. Questo vuol dire che sono iper-sensibile alla musica, al cioccolato, ai film melensi o, al contrario, agli splatter più trash. Non so. Non so davvero. Sono passati DUE mesi due e io ogni tanto (ogni poco) sono ancora qui che lo penso. Ma perchè, poi. Al momento non mi sembrava nemmeno questo gran che. Facevo la difficile, quasi. Poi. Poi succede sempre così: ti accorgi di tenere a qualcosa quando quella cosa non ce l’hai più.

E le domande continuano a rimbalzare da una parte all’altra della mente, a ripercorrere le stesse frasi, gli stessi gesti, le stesse parole di quei giorni. Per cercare una falla, un buco, una breccia… cacchio, qualcosa! No, nulla. Era tutto idilliaco e fragoloso. Poi, semplicemente, il nulla. Bene. E qui stoppiamo questi ricordi deleteri.

Chissà perchè poi è sempre la musica a farmi tornare indietro. “1950″, in particolare. Bene. BASTA.

Solo, mi chiedo, quand’è che la ruota del tempo cambierà verso, quando cambierà il vento. Voglio vedere la Luna che mescola il mazzo di carte e sorride da sopra il lago, mentre la musica -questa volta quella giusta- riempie la sera.

Questo benedetto mazzo di carte che ho in mano è sempre lo stesso, ed è irreparabilmente una mano sfigata. Decisamente.

Adesso mi merito una scala reale.

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treni a vapore

Sottofondo dei “Treni a vapore” della Mannoia…

Flashback di bambina, sul sedile posteriore dell’auto. Noi in viaggio verso la montagna: Dobbiaco, le Dolomiti, le scarpinate con mamma e papà e il fratellino che è diventato il mio compagno di giochi preferito.

E i mille sogni che già si accendevano nei miei occhi, e si confondevano con le lentiggini e i riccioli color nutella.

Quando le domande e i dubbi mi assalgono, tra una giornata e l’altra  (che sembrano così uguali…) allora mi rifugio tra i morbidi cuscini della musica che conosco bene: quella che mi riporta a ricordi, profumi, sogni che prendono vita. Perchè la cosa bella non è tanto quando si realizzano i sogni, ma quando nascono, e sciogliono la neve.

Perchè anche oggi ho perso un pezzo di me. Ho perso una briciola di fiducia che avevo in un’amica. Ho perso un pezzo di futuro e ne ho aggiunto un altro, e spero che regga.

Di nuovo tempesta, dunque. Di nuovo quei pensieri… Di nuovo sono una tazzina di caffè tra le onde dell’oceano.

Di nuovo sono un buon libro e buone amiche a salvarmi.

Domani, non so cosa farò. “Come i treni a vapore/ il dolore passerà”.

Spingo la testa fuori dal finestrino dell’auto, la musica dell’autoradio si confonde con i profili degli alberi che scorrono veloci ai miei occhi/ mamma canta a squarciagola le canzoni, Simo ride e papà guida veloce/ verso la montagna/ verso quella montagna di sogni…

…di pioggia in pioggia/ il dolore passerà …

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pioggia, paure, parole

Il cielo oggi ha il colore del ghiaccio sporco. Fa quasi freddo, piove.

“Amandoti” riempie lo spazio intorno a me. Le tende bianche tirate lasciano entrare la malinconia dell’acqua scrosciante.

E’ un periodo denso di cambiamenti. Piccoli e grandi. Cose che dovrebbero farmi stare meglio e invece ottengono l’effetto opposto.

Mi sento come un gabbia intorno al corpo, come mille fili che mi tirano in mille direzioni diverse.

Tutti mi danno consigli, mi vogliono indirizzare sulla strada giusta, farmi ragionare, farmi rimanere coi piedi per terra, darmi scadenze. E io sto male. Non voglio consigli perchè, come dice il Liga, ”a sbagliare, sono bravissimo da me”. Non voglio smontare i miei sogni perchè “la vita è dura, e il lavoro anche”. Come se non lo sapessi.

Io già lavoro. Lavoro e studio. E fin da bambina sono sempre stata “quella giudiziosa”.

Ora no. Ora non lo sono più. O meglio, lo sono con me stessa. Perchè ascolto il mio cuore. E vedo che vuole portarmi lontano.

Ma non è facile, e io ho paura. Ho paura un giorno di svegliarmi, e vedere che ho abbandonato tutti i miei sogni perchè era diventato tutto troppo duro, difficile, buio. Non mi spaventano le cadute, ne ho già fatte parecchie. Mi spaventa l’idea di diventare ciò che mi fa orrore, ciò che odio e disprezzo. Perchè poi, si diventa amari.

Le persone sole -sole dentro e fuori- sono le più amare, perchè vivono di rancore. Verso il mondo, e soprattutto verso se stesse.

Io non voglio diventare così. Ma è dura, è tanto dura.

Non ne posso più di permettere alla gente di farmi sentire insicura, e sola contro il mondo. Perchè io non sono così.

Ma ho paura. E’ così, non mi nascondo.

Sarà la pioggia… ma in questa giornata di acqua continua, mi sento uno schifo.

Mi servirebbe qualcuno che mi dicesse:

“vieni via con me/ …c’è un accappatoio azzurro/ fuori piove un mondo freddo…”

… e mi sentirei meno fredda anch’io ….

peanuts

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ogni cosa è illuminata

Giornate caotiche e poetiche. Giornate di sole e vento a Milano, che sembra di stare a Venezia o Trieste e persino i Navigli sembrano puliti. Io vago in giro per la città con la mia borsa viola e mi sento in vacanza. Scrivo, scatto foto, mangio gelati spettegolando, guardando, ridendo, sperando, scherzando, sognando.

Poi:  io non credo alla coincidenze. Credo che una cosa sia collegata ad un’altra da un filo sottile, come di ragnatela, tessuta da qualcuno che sta più in alto di noi. Ma non è un filo come quello che regge un burattino: è più un filo (che schifo dirlo) creato da un ragno. Lo tessiamo noi, alla fine, ma tende sempre verso le nuvole. Ecco: un filo d’aquilone. Sì, l’immagine è migliore (ho l’aracnofobia).

Ogni tanto ci scordiamo di questo filo, lo tendiamo fino a volerlo rompere, ci facciamo strozzare, lo vogliamo tagliare, contorcere, spezzare. Ma c’è. C’è sempre.

Ecco. Dopo questo preambolo estremamente colto, dico solo che non è un caso se ho perso la testa per i Gogol Bordello.

Sì, sembra che non c’entri nulla con tutta la storia sui fili, i cieli, le nuvole, gli aquiloni e i ragni (blah). Ma c’entra eccome. Solo che non posso raccontarla tutta. Anche perchè: 1) sarebbe troppo lunga 2) sarebbe troppo personale (e lo so, in un blog si dovrebbe scrivere di tutto ma qualcosa me lo voglio tenere per me).

Detto questo:

  • Huliganijetta è la loro canzone più bella
  • Eugene è chiaramente un figo: per di più ucraino. Sentirlo parlare e capire ciò che dice è un sogno. Un po’ per me che capisco di non aver proprio buttato via 3 anni di russo, un po’ perchè ho un paio di amici ucraini, e sentire lui me li fa comparire come ologrammi davanti agli occhi (e mi mancano un sacco).

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  • Everything is illuminated è poi un’altra ragione per amarli: ho visto solo il film per ora, il libro lo riservo al futuro. Un capolavoro, in ogni caso. Va visto, sentito, capito: ho riso da sola come una scema per alcune scene, e pianto sul serio per altre (spiego “pianto”: quando ti scende quella lacrima che ti scorre dritta fino al mento, solo una. Una basta perchè il film abbia un senso. Diverso dal pianto inutile di certi film che dovrebbero essere romantici e invece sono solo petulanti. Per intenderci: non ho pianto con Titanic -anche se avrei potuto, dato che fa parte della storia di famiglia- ma con Il Signore degli Anelli).

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Detto questo, so che non è assolutamente un caso che mi sia imbattuta in certe persone, in certe musiche e in certi sogni: perchè mi conducevano tutti qua. E il sentiero -lo vedo in lontananza- è ancora lungo, e ad un certo punto fa una curva. Ho una voglia matta di percorrerlo.

Ogni cosa è illuminata.

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serenella

… E poi sono di nuovo qui ad ascoltarmi “1950″ di Minghi. Per l’ennesima volta, questa settimana. E’ una cosa da autolesionisti. Eppure persevero nel farmi del male. Come ieri, quando mi sono lasciata cullare dalla stupidissima idea che il mio sogno si potesse realizzare. Chissà perchè.

Penso una cosa: non sono capace di tenermi un sogno in tasca neanche per un po’. La realtà mi piove tra i capelli prima, e mi bagna tutta la faccia, mi porta via dagli occhi quel po’ di color indaco… Tra le lentiggini ho ancora incastrate certe parole, certe carezze. Ma è così: farsi del male.

“… e tu che aspetti me, con i capelli giù/io li carezzerò/ seduti al nostro caffè…”

La mia fotografia: una macro che è durata mezzo secondo. Eppure, non mi pento. E’ stato un meteorite, una stella scoppiata in mille pezzi, ma che ha fatto luce per alcuni attimi.

Dicevo: non sono capace di tenermi i sogni in tasca. E vabbè, lasciamoli scorrere insieme alla pioggia di Milano, così bella anche se fa freddo, anche se nasconde la luna. Arriverà  la primavera.

E vento e sole… e la nostra Milano così bella…

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