Post contrassegnati da tag pensieri vaganti

IceLand

Quel vuoto nello stomaco. Che paura, sentire ancora quella sensazione familiare, quella cosa che speravo di aver finalmente scacciato dalla mia vita.

Pensavo fossero cambiate tante cose. Sono cambiata io: nelle ultime due estati, soprattutto. E ora che sono arrivata a questo punto, ora che ne sento la brezza, il richiamo, la terribile nostalgia… la libertà è ancora così lontana.

Sono ancora schiava del freddo che mi abita dentro: ogni tanto ritorna, e io non sono più preparata ad ospitarlo nel mio cuore. Abituata da poco al calore, al fuoco, alla forza e ai muscoli, avevo quasi scordato la fragilità di certi attimi, la brina che può coprire certe parole, certi ricordi, la trappola di gelo che stringe certe speranze.

E così, rimango attonita ancora una volta. E’ tempo di tornare, di ritrovare casa, di costruire un falò più potente, perchè questo ghiaccio ritorni ad essere acqua.

Non capisco come faccio a stupirmi ancora. Non capisco come faccio a credere vere ancora certe cose. Non capisco come faccio, ancora oggi, a 23 anni, ad essere così spudoratamente e assurdamente ingenua.

E’ un’ingenuità che quasi non avevo neanche da bambina.

Ho lasciato aperta la scatola dei sogni, e sono tutti fuggiti con un battito d’ali.

Ora inizia il lavoro duro, quello per cui a volte non basta una vita:

ripescarli tutti… //

Lascia un commento »

let’s dance

Guardare avanti e immaginarsi un futuro colorato. Avere mille idee e non sapere da che parte cominciare. Questa sono io. Matassa di sogni disordinati e caotici, groviglio di arcobaleni e temporali mescolati insieme. Magie vecchie e nuove che mi fanno sentire VIVA.

Ho passato un’estate splendida, densa, piena, bella, vivace, chiacchierona, mediterranea, passionale, felice. E il bello è che non è ancora finita.

Non so bene dove mi spingeranno le correnti, in quale fiume in piena mi trasformerò, in che tipo di avventura mi sto imbarcando. So solo che la Noia non sarà mia compagna di viaggio. La Solitudine, quella ogni tanto torna. Ma torna quando la cerco. Ogni tanto serve, un po’ d’ombra. Le giornate di sole sono belle e luminose. Ma l’oscurità fa parte anche di me. E diventare Strega è una parte di me, del mio essere zucchero e sale, miele e limone, neve e sabbia.

Let’s dance, al ritmo della vita …

 

ì

Lascia un commento »

poesia

Penso che ho bisogno di un attimo di poesia.

Sto di nuovo ricominciando a mettermi fretta per ogni cosa, a fare schemini, scadenze, segni rossi sul calendario, propositi e programmi. Non va bene. A Dublino vivevo alla giornata, ed era il massimo.

Ho proprio bisogno di uno dei miei attimi di pausa.

Tengo le finestre spalancate, un po’ d’aria passa, Milano non è ancora invasa dalla calura. Sul tavolo i libri di Diritto Privato di Simo, il cellulare che squilla ogni minuto, il cd di Samuele Bersani (la colonna sonora di uno dei miei film preferiti, Chedimi Se Sono Felice, e il ricordo di quando ascoltavo quelle canzoni notte e giorno, aiutando la mamma a preparare la macedonia di frutta, e si crepava dal caldo, un’estate di qualche anno fa).

Mi basta pensare che è estate, che ci sono dentro, che tutta la poesia di cui ho bisogno è qui. Penso al libro stupendo che sto leggendo -Mentre La Città Bruciava- e a come mi ci senta vicino, e non so perchè.

Penso ad un mio amico che non vedo e non sento da tempo, e non so perchè abbiamo smesso di parlarci, di vederci, di prestarci libri e di chiacchierare insieme. Mi manca ma non voglio ammetterlo, e anche se discutevamo una volta sì e l’altra pure, era bello così.

Penso che riprenderanno le serate con la Ciurma, e stasera mi aspettano appunto un paio d’ore tutte per loro, che non hanno ancora assaggiato il mio post-Irlanda.

Poi penso anche che ho voglia, ho bisogno di conoscere altre persone, di allargare ancora di più certi orizzonti che ho intravisto appena nell’isola di smeraldo, e che mi hanno toccato le corde più profonde, e che ora quel sentirmi cittadina del mondo, come fossi seduta tra le stelle, mi manca da morire.

E penso. Penso ad un paio di occhi scuri che mi hanno tinto d’inchiostro le lentiggini, e che le tingeranno ancora per un po’, o forse no. E’ giusto così, niente scadenze. Non siamo una bottiglia del latte. Siamo due fili, che si sono incrociati per un attimo, in un ricamo indecifrabile… ma bellissimo.

Ora ho avuto il mio ritaglio di poesia… E posso tornare a pedalare sulla terra.

polaroid

Lascia un commento »

cuori o picche?

Siamo di nuovo in fase facciamoci-del-male, bene. Anzi, benissimo. Questo vuol dire che sono iper-sensibile alla musica, al cioccolato, ai film melensi o, al contrario, agli splatter più trash. Non so. Non so davvero. Sono passati DUE mesi due e io ogni tanto (ogni poco) sono ancora qui che lo penso. Ma perchè, poi. Al momento non mi sembrava nemmeno questo gran che. Facevo la difficile, quasi. Poi. Poi succede sempre così: ti accorgi di tenere a qualcosa quando quella cosa non ce l’hai più.

E le domande continuano a rimbalzare da una parte all’altra della mente, a ripercorrere le stesse frasi, gli stessi gesti, le stesse parole di quei giorni. Per cercare una falla, un buco, una breccia… cacchio, qualcosa! No, nulla. Era tutto idilliaco e fragoloso. Poi, semplicemente, il nulla. Bene. E qui stoppiamo questi ricordi deleteri.

Chissà perchè poi è sempre la musica a farmi tornare indietro. “1950″, in particolare. Bene. BASTA.

Solo, mi chiedo, quand’è che la ruota del tempo cambierà verso, quando cambierà il vento. Voglio vedere la Luna che mescola il mazzo di carte e sorride da sopra il lago, mentre la musica -questa volta quella giusta- riempie la sera.

Questo benedetto mazzo di carte che ho in mano è sempre lo stesso, ed è irreparabilmente una mano sfigata. Decisamente.

Adesso mi merito una scala reale.

untitled

Lascia un commento »

uno e nessuno

Quando tutto scivola. Il rumore che fa “l’anima quando si sfonda” (da una canzone del Vande). Lo schiocco rigido e improvviso di un ramo che si spezza. Il pianto scrosciante delle lacrime di vetro che si sfracellano a terra.

Sono suoni che fanno fracasso, danno fastidio, rompono quella quiete di cristallo che prima esisteva. E ora non c’è più. E magari tra tre minuti si creerà di nuovo. Rumori a me molto noti, perchè mi accompagnano sempre. Sono attutiti, in giornate normali. E poi esplodono come il caos che si crea all’ora di punta in Piazzale Cadorna. E’ così. Dentro di me non c’è mai pace. Dentro di me è sempre ora di punta.

Capita che in un sabato sera qualunque realizzi cose che in giornate di ordinaria follia e profonda introspezione non cogli. E’ così che capisco di non avere un posto. Uno spazio.

Io non ho spazio perchè non voglio crearmelo. Perchè io voglio vagare ovunque. Essere tutti e nessuno. Essere me stessa e non esserlo. Questo significa essere pazzi. Lo so bene. Non è che sono così sempre, comunque. Però, qualcosa che urla qua sotto c’è. Impossibile ignorarlo.

Che ci vuoi fare. La mia anima è il palco pirandelliano dell’assurdo. Ogni tanto c’è qualche rappresentazione sana: che so, la Locandiera. Ma poi arriva Aspettando Godot. E lì, inutile raccontarsi balle, è l’assurdità piena e completa.

Dev’essere così: sono pazza. In fondo, dicono che i pazzi sono più lucidi di qualsiasi filosofo saccente o strizzacervelli  arguto. E siccome io di filosofia e psicologia non capisco un’acca, devo essere pazza.

D’altra parte, “è tutta colpa della Luna: quando si avvicina troppo alla Terra, fa impazzire tutti” (Shakespeare, lo diceva, nell’Othello).

Solo, io devo ancora capire qual è la mia Luna.

luna2iq5

Lascia un commento »

5 minuti di silenzio

In questi giorni il silenzio parla più di molte parole. La terra trema, e rade al suolo una città. Tantissimi giovani, giovani come me. Come me che sto bene, studio, scrivo, canto, suono, parlo, sogno. Non ci sono più. Una parte della mia famiglia abita da quelle parti. Stanno tutti bene, ma alcuni hanno perso la casa. Gente anziana, che si vede sottratta la casa in cui ha abitato una vita. Chissà cosa passa per la testa di queste persone. Io non lo so. So che non se lo meritano, così come molti non si meritano di morire per altre ragioni molto più stupide.

Ma non è questo il punto. Il punto è che chiedersi il perchè del male è sempre stata una domanda senza risposta.

In generale, molti dei miei perchè non hanno mai avuto molte risposte.

Eppure. Eppure c’è una Speranza. La stessa che manda avanti milioni di persone, ogni giorno, contro la fatica, il dolore, i sogni infranti e le sconfitte.

 Quella Speranza che si celebra tra poco: una porta chiusa, di pietra, che si apre, si spalanca, e lascia filtrare la luce.

Ma adesso, è ancora tempo di silenzio: 5 minuti. Mi sembra proprio il minimo.

6a00d8347b73ce69e200e5545453168833-800wi1

Lascia un commento »

parole parole parole

Un giovedì pomeriggio qualsiasi. Sole e vento. Io che torno camminando piano dalla biblioteca, trovata chiusa come al solito. Passo di fianco ad un paio di mamme con bimbi al seguito. Una spinge un passeggino, sta parlando all’altra che le cammina vicino. Mentre le incrocio, sento uno scorcio di discorso. Camorra, guerra. Saviano.

Parlavano della guerra che c’è in Italia ormai da chissà quanto tempo. Della famosa formula mafia-spaghetti-mandolino. Quelle parole che prima o poi ti senti dire dagli amici stranieri. Ed è successo anche a me. Spiegare a degli amici polacchi cosa sia la guerra, in Italia.

Io, egoisticamente, non ne sono toccata. Ho i miei giorni belli e tempi grigi, ma la mafia lì non c’entra (solo la sfiga, c’entra). Eppure abito in un quartiere di Milano abitato in parte da famiglie mafiose. Non siamo a Napoli, ma le sparatorie esistono anche qui. E spaccio di droga, tanto.

Sarà forse sulla scia dell’intervista a Saviano di ieri, su CheTempoCheFa, sarà che ormai si parla di mafia e corruzione così come della pastasciutta: anche oggi se ne parlava, tra un cortile e un marciapiede.

Forse le cose non cambieranno tanto presto. Forse non cambieranno mai. Ma queste parole, questi discorsi, non sono inutili. Perchè i fantasmi esistono, ci sono: e le parole sono l’unica cosa che fa loro paura. Il sapere. Il diffondere. Le parole vivono, volano.

A volte, salvano.

megafono_apertura_a

Lascia un commento »

winter is over

L’odore della vernice in una casa nuova. I tulipani rossi. Togliersi la giacca sotto il sole. Capelli rossi al vento. Un complimento che mi farà fare strada. Una pagina del New York Times. Danze pazze per la festa di San Patrizio. Birra dal sapore familiare e abbracci tra cugine. Un “credo che…”. L’azzurro del cielo.

Foto sparse. La scrivania nuova. La voglia di andare via, di cavarmela da sola. Un progetto che gira, e forse funzionerà. Londra. Una maglietta verde. Idee di viaggi e idee di ritorni. Nessun rimpianto e tanti sogni. Dei sorrisi rubati in via Sant’Agnese. Scarabocchi sull’agenda. Una matita blu comprata a Dublino.

Un respiro. Poi un altro.

E il sogno, la voglia (tanta, tantissima) di andare via. Lo farò. Promesso.

vignetta20snoopy

Lascia un commento »

tom & goldberry

Oggi parlerei volentieri con Tom Bombadil …

Gli chiederei cose senza senso, perchè a lui piace così/ perdersi dentro una rima/ e non avrei risposte razionali/ ma solo belle filastrocche…

…e oggi, mi andrebbe bene così/ divento la sua Baccador/ e non torno/ almeno finchè non ho fatto il pieno di pensieri-bambini e non-ti-scordar-di-me …

… perchè oggi va così/ e voglio solo una bella rima:

Ehi dol! Bel dol! Suona un dong dillo!

Suona un dong! Salta ancor! Salice bal dillo!

Tom Bom, Bel Tom Tom Bombadillo!

woodelfdb31

Lascia un commento »

qui e là

Mercoledì= giorno lavorativo. Ergo: giornata in ufficio, densa di figure di cacca che faccio sempre, con chiunque, dalla donna delle pulizie al capo super capo.

Lì dicono tutti che sono sveglia, che imparo in fretta et cetera et cetera. Tacciono con cautela le mie gaffes da manuale, come il salutare il capo con un “ciao” a volume spiegato, dopo averlo scambiato per il ragazzino nuovo che lavora lì. Vabbè. C’è di buono che, essendo la jolly della situazione, non ho il mio ufficio fisso, perciò sto testando le scrivanie e i computer di ogni persona. Oggi mi è capitata quella del direttore del personale, con mega poltrona di pelle e schienale reclinabile… wow. Ovviamente non mi sono fatta troppi perchè sullo schienale, difficile che uno scriva al pc o prenda appuntamenti in posizione supina. Basta, non indaghiamo oltre.

Il mio cuore irlandese ha ripreso a battere all’impazzata: io e altre 2 (o forse 3) folli stiamo organizzando un viaggio nella Terra Verde, nella mia Terra di Mezzo, nel Mio Mondo. Il Luogo con la “L” maiuscolerrima. Il Posto da dove non si vorrebbe più andar via. Ebbene sì. Ancora non ci credo, ma rivedrò Dublino e altri scorci d’Irlanda.

Nel frattempo, mi godo questi momenti, qui dove sono. Milano sembra addormentata sotto una coltre di nubi, quasi annoiata e un po’ indolente. Peccato che l’unica occhiata di sole sia uscita mentre ero rinchiusa in ufficio: sarei andata fuori a correre:  musica nelle orecchie e, negli occhi, tanti sogni

Lascia un commento »