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grad day!

Mi sono laureata!! Evviva evviva. Momenti di puro panico prima di varcare la soglia della Pio XI e poi via. a parlare del Signore degli Anelli e amenità simili. Poi tradizionale corsa con salto delle siepi e foto di gruppo sotto l’ippocastano del primo chiostro. Io, il mio alloro in testa, la famiglia e gli amici di una vita, nuovi e vecchi.

Eccomi dunque qui: laureata. Dottoressa. Mamma mia. Sogni che prendono vita. Nuovi viaggi in programma. Non farò il giro del mondo, ma per quest’estate ho parecchi progetti. Non resta che incrociare le dita e sperare in bene!

Per ora, un salto d’ostacolo è andato bene. Ora, sotto a chi tocca!

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nuovi idoli

Nuovi idoli da aggiungere all’Olimpo personale:

  1. il Van de Sfroos, paragonabile allo Zeus dei cari vecchi greci, a parimerito con JD di Scrubs, anche se il fatto che lui esista davvero e ieri mi abbia fatto dono del suo autografo lo rende di sicuro molto più affascinante…
  2. I Teka P, nuovi dei che irrompono sul sopracitato monte greco: un monumento è già in costruzione per loro

Ogni tanto sostare per indeterminare ore in Cattolica porta i suoi frutti: a parte il fatto di essermi persa Travaglio (e mi do suon di sberloni per questo), questa lezione-spettacolo è stata proprio azzeccata.

Tanto di cappello ai miei nuovi idoli. Benvenuti nella marea di stramberie, sogni, bisogni e genialate che regnano nella mia testa!

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meraviglioso

Meraviglioso…/ ma come non ti accorgi/ di quanto il mondo sia/ meraviglioso ….

Appena tornata dall’oratorio, con questa canzone nella testa e un mucchio di bei pensieri che mi si sciolgono tra i capelli, assieme alla neve. Sì, a Milano nevica ancora.

Ieri ho passato una splendida giornata. E gli echi si fanno sentire anche oggi. E’ un periodo particolare. Ho tante novità da tenere d’occhio, tante cose che rischiano di sommergermi, perchè io sono così, mi piace avere tanta carne al fuoco, perchè odio sentirmi annoiata anche solo per un attimo. La noia per me è una catastrofe vera, perchè si muta subito in rabbia, in malinconia, in qualcosa di indefinito che mi fa saltare i nervi e diventare una belva.

Ogni tanto, se vedo che sto per passare da Dr Jekyll a Mr Hyde, prendo e vado a fare jogging al parco sotto casa ( tra l’altro l’ultima volta che ci sono andata ho rischiato di farmi investire dall’unico camion che girava per i vialetti, chissà per cosa, poi, mah ), tanto per fare qualcosa e stancarmi. Paradossalmente, quando sono stanca funziono di più.

E quindi, eccomi qui, a prendere nota per la tesi, a segnare date e costi per il secondo e agognatissimo viaggio in Irlanda, a pensare cosa organizzare per la cena dei Tre Oratori del 23, a che regalo comprare per la laurea della Valy…

Mille pensieri, mille cose. Ma non dimentico quei bei silenzi pieni che ho vissuto a Bruxelles.

Quando posso, e so che riesco a tenere sotto controllo la noia, mi metto lì, ad occhi chiusi e mente vigile… e …

… ecco che volo ……………………

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si salvi chi può

Dunque. Periodo denso, densissimo. Sbagli, tanti. Decisioni prese: poche, ma giuste (spero). Progetti: molti, in crescita come le erbacce (ma non altrattanto inutili, dai).

Ho scoperto che certe persone hanno su di me un influsso negativo. Succede che, soprattutto quando sono in un ritardo marcio, sono stanca morta e così disperata da invidiare la vita delle vecchiettine casa-mercato-mercato-casa, incontro degli esseri che hanno la capacità di tirarmi addosso tutta la iella possibile. Allora mi succede che dimentico cose fondamentali (più di una volta, il ibretto universitario mentre andavo a dare un esame), sbaglio strade che conosco da una vita,  sono assalita dai piccioni in piazza Duomo o  perdo le chiavi di casa per ore per poi trovarle dentro le calze. Vabbè. L’unico rimedio è tenere lontane le suddette persone (tra l’altro un paio di loro sono madre e figlia, dunque quando, per un errore del destino nemico, le incrocio insieme, inizio a balbettare scuse per potermi allontanare il più in fretta possibile. Le suddette vengono anche chiamate Le Parche, per ovvi motivi). In realtà non posso neanche generalizzare e dire che “portano sfiga”, perchè, in verità, le catastrofi che loro attirano capitano solo a me. Potere della suggestione? Mah.

C’è da dire che quando mi ci metto anche io, con la mia dose di imbranataggine e ansia, posso combinare dei bei casini. Ma di questo è inutile parlare, la realtà dice già abbastanza.

Dunque, dicevo, periodo denso come melassa. Eh sì. Ho scoperto però, che cucinare mi aiuta. Ieri, sconfitta nell’anima, ho iniziato ad armeggiare con farina, uova e latte e creato degli splendidi biscotti con marmellata di more (la mia preferita). Il risultato è un attimino pietoso, la cucina sembrava aver subito un attacco aereo incrociato, ma tant’è. Comunque, sono commestibili. Giusto un po’, come dire, pastosi. Ho provato ad annegarli nel latte, ma la solfa non cambia. Magari li darò da mangiare al Veterano, che tanto è già ridotto malino, poveretto. Credo possano essere utilizzati come arma di distruzione di massa.

In tal caso, perchè non mandarli alle Parche come regalino anonimo? Tanto, come tutte le persone superflue e dannose per la società, sono entrambe convinte di essere assolutamente desiderabili, quindi un dono da un ammiratore anonimo è per loro una banalità.

Con questo, passo e chiudo e cerco di concentrarmi su cose più serie, come, ad esempio, studiare e scrivere la tesi. Bene. Sì. Ecco. Ora vado.

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caduta libera

Giornate frenetiche. Sono tesa come una corda di violino per mille motivi, soprattutto per la tesi. Fragile come non mai. Sento che potrei sbriciolarmi come pane da un momento all’altro. In mezzo a tutto questo casino, questo andare e tornare dall’università, passare le ore al pc a scrivere, cercare i regali di natale, rispettare le scadenze in ufficio… in mezzo a tutto ciò, io trovo il tempo lo stesso per sognare../ ma, più che altro, per illudermi

Me la prendo con me. E’ solo colpa mia. Davvero non so come faccio, a continuare a farmi male di proposito nello stesso punto. A continuare a cadere sulle stesse cicatrici di sempre. Non so cosa mi spinga a farlo. E il bello è che ancora ci credo. Credo ancora che la speranza è l’ultima a morire. Forse è così. Ma non vuol dire esattamente che diventi realtà. Anzi.

Ho sempre fatto una gran confusione tra sogni, illusioni, speranze.

Così, ritorno alla mia tesi, lavoro duro, cerco di essere una persona migliore, di essere d’aiuto, di avere fiducia, pazienza e di tenere fede ai miei principi.

Anche se, dentro, qualcosa grida, perchè si liberi dalla sua gabbia dorata così finta/ e diventi finalmente realtà …..

cage

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Decode”, dei Paramore

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frenesia

Ok, mi devo calmare. Mancano 10 giorni a Natale e sto iniziando ad andare fuori di testa. I concerti con la Corale stanno andando bene: nonostante il freddo preso nei giorni scorsi conservo ancora un po’ di voce.

Ho quasi ultimato le compere natalizie, mancano giusto 4 o 5 persone e poi posso dire di aver spuntato tutta la lista. Grandioso.

Solo il versante “università” sta iniziando a svegliare la parte paranoica della mia mente contorta. Ora che lo cerco, il professore s’è dato per disperso. Non ottengo risposte a nessuna delle mie mail deliranti: ormai il web sarà intasato dei miei numerosi scampoli di tesi che gli mando in allegato. La mia ansia cresce ogni giorno di più, sottraendo ore di sonno alle poche che già faccio.

Risultato: sono una vampira sonnambula, scontrosa e irosa. Così, mangio a ogni ora del giorno e della notte, rasentando la disperazione e il delirio. Se non altro, mi sfogo cantando.

In più, questo clima adorabile. Che gioia per il mio umore aspettare ore eterne sotto la pioggia un tram che non arriverà mai. Se non altro la vita sociale aumenta decisamente, contando le chiacchiere con gli sconosciuti che insultano come me l’atm. Un bell’ammutinamento ci vorrebbe, altro che.

Vabbè. Nel frattempo, niente di meglio che focaccia e marmellata di more. E poi cioccolata calda.

E sogni…/ così scroscianti da far impallidire questa pioggia …

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verde

A Milano fa di nuovo freddo. Un freddo umido e stupido: la neve è durata un giorno solo.

Ieri, laurea della Sarina, voto splendido e tanti applausi… brava!

Sempre ieri, un regalo “con tanto bene” ricevuto a mezzanotte… mi solleverà da queste giornate caotiche condite da senso di colpa per via della tesi che non ingrana. O meglio, che nella mia testa funziona a meraviglia, ma fatica a trovare un’ apertura per tramutarsi in carta e inchiostro.

Oggi, vedrò di fare meglio, di sottostare ai miei doveri e scrivere qualcosa che abbia un senso, anche per il mio prof.

Sempre oggi, cercherò di non perdermi in origami che si librano nell’infinito firmamento della mia mente, ma mi sforzerò di tradurre questi pensieri smeraldini  in suoni, carta e sangue.

Su, mettiamoci al lavoro… nelle pause mi permetterò di canticchiare:

“che rumore fa/ la felicità”…

p.s: onde d’ Irlanda e sogni d’occhi che ritornano… ma da questa nostalgia non si guarisce mai?

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puntini puntini

E’ arrivato l’autunno. In università si respira sempre aria di scioperi e manifestazioni, ma sembra tutto un po’ sospeso a mezzo metro da terra…

In effetti oggi, con la pioggia e l’umidità che mi scivolano addosso e mi rendono i capelli una massa di rovi, sembra tutto un po’ nebbioso…

Sono nebbiosa anche io. Sono qua, a picchiettare sulla tastiera del computer mentre fuori è già buio pesto e come al solito lascio scorrere i pensieri senza catene…

E lascio tutti questi puntini di sospensione a riempire i vuoti che altrimeti rimarrebbero, appuno, vuoti

Bisognerebbe fare un’intera lezione sui puntini di sospensione: secondo me sono troppo inflazionati, la gente li mette ovunque, negli sms, nelle lettere, sui bigliettini di auguri. Le persone li usano per non scrivere ciò che in realtà pensano. Li lasciano lì, soli, a galleggiare a metà riga. Non hanno il coraggio di finire le frasi e così li mettono lì, a guardia della pagina e dei loro pensieri.

Io li uso poco, ma quando li uso è perchè non posso farne a meno. Oggi i pensieri mi sfuggono. Mi portano lontano, dove non posso essere. Nella terra dove i desideri sono realtà. Semplicemente, nella mia testa.

Così, i puntini oggi mi sostituiscono su questa pagina virtuale. Mi permettono di lasciare un po’ di sospensione tra la realtà e i miei sogni: un territorio di confine, come quello che si scopre nella notte di Samhain. Chissà che un po’ di quello che esiste nella mia mente, non possa riversarsi  qui …. …. ….. ….. …..

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albachiara

Siccome non ho una vita già abbastanza incasinata, ho trovato tempo anche di andare a lavorare il giovedì mattina. Con conseguenze disastrose: dato che l’ufficio è dall’altra parte della città, ovviamente, perdo tempo inutile aspettando i tram e imprecando contro il mondo. Tra l’altro ci sono scioperi ovunque, gente che occupa i binari e grida per le strade. Gente della mia università, ebbene sì. Li sostengo con tante buone intenzioni contro la Gelmini (che poi è identica alla mamma di una che conosco e proprio non la sopporto, quindi anche la somiglianza accresce il mio ribrezzo per lei), ma almeno potevano evitare di imprigionare il prof di civiltà in qualche aula bunker. Quel poverino si sarà messo a parlare greco antico per spaventarli, immagino.

Comunque, la vita prosegue. Ogni tanto ho i miei momenti no, ma passano piuttosto presto, non ho quasi tempo per fermarmi a realizzare.

Ma quando intorno c’è silenzio, e sento Albachiara di sottofondo… impossibile far finta di nulla. Mi vedo ancora ragazzina: gli occhiali, i capelli un po’ spettinati, la cartella sulle spalle e un universo intero dentro di me. Sono sempre stata timida, ma con il passare del tempo ho imparato cosa vuol dire aprirsi agli altri e quanto bello può essere. Ho una compagnia di amici favolosa, una seconda famiglia, che mi fa stare bene, come starsene sdraiati tra i cuscini.

Solo, qualche volta, ho ancora paura di quello che sono. Certe volte, mi sembra di non sapere affatto chi sono, in fondo in fondo. Chi è questa ragazza con gli occhi verde scuro che si guarda allo specchio, pensierosa. Chissà cosa pensa la gente di me. Chissà che espressione ho sul viso quando sono sola con me stessa, persa dentro la mia galassia. Magari ad alcuni sembrerò una di quelle ragazze timide, corazzate contro il mondo, apparentemente mute e impaurite.

Potessero sentire la musica dei pianeti e lo scrosciare delle stelle qui dentro, nel mio universo…

Tu sola, dentro la stanza/ e tutto il mondo fuori …

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show must go on

Ho iniziato da pochissimo la nuova vita universitaria e già mi faccio riconoscere. Arrivo in classe con mezz’ora di ritardo entrando ovviamente dalla porta sbagliata, non quella sul retro, che ti permette di passare abbastanza inosservata, ma quella che si trova in bocca alla cattedra. Benissimo. Se non altro la lezione merita: il prof è la versione giovane e magra di Elton John, con la risata di Jim Carrey. Almeno, ci si diverte.

Passato il periodo di sconforto totale, ora vedo le cose con un po’ più di autoironia (o sarcasmo, cosa non del tutto positiva): d’altra parte, chi si ferma è perduto. E se mi dovessi fermare in questo momento a rimuginare su cosa sto facendo di giusto oppure no, potrebbe davvero finire male. A volte buttarsi e aspettare di vederne gli effetti è più utile che calcolare al millimetro le conseguenze. Quindi: evviva il fare, abbasso il pensare.

Inoltre siamo in pieno autunno, la mia anima da strega si trova perfettamente a suo agio: sole e freddo, foglie rosso-fuoco, buio alle 6 di sera. Ora mi serve solo un bel filmone su Vampiri & affini e sono a posto (qualcosa di meno stupido di Van Helsing, possibilmente).

Aspetto con ansia il Capodanno Celtico qui a Milano e relativa festa di Halloween che ogni anno si cerca di organizzare, ma finisce sempre che tutti se ne vanno in montagna o snobbano l’evento. Quest’anno cercheremo di fare di meglio … se non altro per evitarmi un tristissimo epilogo in cui mi riempio di canditi e cioccolatini da sola davanti alla tv …

Tra le altre cose i Colorado hanno ripreso la loro attività: siamo in fermento per una possibile festa in cui siamo stati scritturati. Suoneremo in un locale in cui ci saranno altri musicisti e altri avventori oltre agli invitati della festa, quindi per scuotere un po’ l’ambiente abbiamo furbamente preparato un “tanti auguri a te” versione punk, che fa il paio con Let It Be versione reggae … siamo o non siamo dei geni? Avanti tutta!!

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