Sono sempre più convinta che la parola chiave di questo periodo sia libertà. Non ne avevo mai assaporata così tanta. Paradossalmente, ho sempre meno tempo, dato che ho cominciato a lavorare a pieno ritmo, e studiando ancora per gli ultimi esami dell’uni. La verità è che ho finalmente capito (o meglio, è più un work in progress che un fatto finito, ma ci sto, appunto, lavorando) che certe relazioni, rapporti, conoscenze, chiamatele come volete, vanno fatte crescere o silurate verso l’abisso pià profondo.

Io sono sempre stata una da “o bianco o nero”. Per il mio punto di vista, le sfumature sono solo un modo più carino di dire “ipocrisia”. Sarà che da piccola ero tutto l’opposto, e che anche ora mantengo sempre un’aura di indecisione cronica… ma c’è da dire che lo faccio solo per prenderemi più tempo per discernere, e prendere (o almeno augurarmi di prendere) la decisione giusta.

Ho capito che non esistono amici e amici veri. Un amico, se è tale, si chiama proprio così, non ha altri aggettivi. O uno è amico, o non lo è. Tutti gli altri sono conoscenti, vicini di casa, compagni di bevute o partner di ballo o che altro. L’ho capito dopo tempo, ma ci sono arrivata. Anche adesso che non vedo i miei amici da tempo, che ci si sente via messaggio tra una corsa e l’altra, tra un impegno e l’altro. Anche adesso che frequento più spesso un’altra “compagnia” che però è a metà tra i”compagni di bevute” e i “partener di ballo”. Ecco, non che io voglia sputare nel piatto in cui mangio: semplicemente, smettiamola di prenderci in giro e di versare lacrime di gioia false per persone di cui non ci interessa neanche sapere se hanno fratelli o sorelle, se sono felici, se hanno fame o sete di qualcosa, se amano leggere o odiano la musica (bestemmia!).

In questo mi sto accorgendo di essere parecchio nevruziana. Ok, se non sapete chi è Nevruz, prima goooooglate e cercatelo. Appena entrato a x-factor si è messo a dire che è inutile mettersi a piangere e fare scene madornali per chi se ne va, sapendo che in fondo siamo solo felici che se ne sia andato lui/lei e non noi. Ecco, è così. Perchè fare finta? Che cosa ci guadagni a fare l’amico di tutti, a spendere tempo con chi non ti interessa, nel vero senso della parola?

C’è una frase che mi piace tantissimo, scritta da Pavese in non mi ricordo quale libro:

Da chi non è disposto a condividere con te il destino, non accettare neppure una sigaretta.

Credo fosse così. E’ stramaledettamente vero. Il Destino. Non si parla di Fato, di Malocchio o balle simili. Il Destino è la tua Vita, la tua aspettativa di verità e felicità, che nessuno può prendere sul serio se non tu e il tuo amico.

 

Solo questo. Non c’è nulla da spiegare. Io la sento troppo, questa cosa. La sento qui.

La vera libertà è avere il coraggio di essere sinceri, con se stessi e con gli altri.

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live and let die

E’ un periodo assurdo. Di una confusione devastante. Un periodo in cui mi trovo bene solo con persone che non conosco, e che non conoscono me. Pazzesco.

E’ un periodo che sto bene solo quando sono lontana mille miglia da chi mi appesantisce.

Non capisco dove sto andando. Non sto avanzando, sto sbandando. Picchio testa, braccia, ginocchia contro muri invalicabili, muri di gomma. Mi riscopro di nuovo molto esigente. Ecco una delle cose che mi ha sempre reso la vita difficile, ecco la causa probabile di ogni malessere: pretendo tanto, tantissimo, dalle persone. Il problema è che sono anche disposta a dare molto, moltissimo. Ma a chi?

Così, sparire è l’unica via possibile. Fuggire, per non morire. Sarà da vigliacchi, vedetela come volete, per me è la salvezza.

Rifugiarmi negli occhi di sconosciuti, negli abbracci di persone che conosco da 5 minuti: sarà forse un buttarmi via? Può darsi. Eppure trovo molta più compassione, più empatia, più condivisione di Vita in loro. In questo popolo di volti nuovi.

Mi mancano tanto certi momenti. Quegli attimi di Infinito in cui ero consapevole della bellezza che stavo vivendo. Sento tanto freddo.

C’è un detto che dice: “Non puoi perdere ciò che non hai mai avuto”. Forse è questo, il punto. Forse non ho mai avuto ciò che credevo di avere.

E così, schiudo le dita. E, sui palmi, solo ghiaccio.

perchè

Del perchè tutti mi mettono addosso un’ansia terribile. Del perchè oggi sembra autunno, e ieri si schiattava di caldo, e il mio corpo non è abituato e sembro una vecchia con i reumatismi. Del perchè ancora una volta mi faccio illudere volontariamente da cazzoni e da falsi “mi spiace” che mi fanno diventare il sangue verde.

Del perchè invece che essere fuori a sguazzare nelle pozzanghere come una bamboccia senza pensieri, io stia cercando disperatamente un lavoro che mi piaccia: cosa assolutamente rara e, visto l’andamento delle cose, non vedo onestamente come sarà possibile, e sarò costretta a fare buon viso a cattivo gioco, pigliare i soldi e tacere, e raccontarmi balle dalla mattina alla sera e credere che sì, qualcosa cambierà.

Qualcosa è già cambiato: IO. Io sono cambiata, io ho delle prospettive, dei desideri, delle passioni. Ma vengo continuamente messa di fronte alla cruda realtà, al fatto che sono giovane, e che momenti per cambiare posto, idee e testa ci saranno, e nel frattempo la cosa migliore è sfruttare ciò che mi viene offerto e dire tante grazie.

Ma io non ci sto. Sarò un’illusa, un’ingenua, una che crede ancora nell’Amore e nella sincerità, una classica ‘innocente’, ma so riconoscere quando sono felice e quando indosso solo una maschera che mostra qualche dente, a bella mostra dei soldi spesi dal dentista. E non ci sto a sentirmi da schifo con il rimpianto di aver potuto scegliere dell’altro.

La verità è che non ho troppe certezze. Ho molte  paure, queste ce le ho avute sempre. E l’entusiasmo che ho me le ha fatte aumentare, forse, perchè lo vedo sprecato, bruciato.

Perchè ho questa dannatissima testa e questo dannatissimo cuore che non si accontentano. E a volte invidio loro: quelli che non chiedono mai, quelli che hanno il loro posto in ufficio, e sono contenti così, quelli che vivono senza sprecarsi in amicizie e passioni, ma hanno il fidanzatino e i regalini e i loro san valentino a rassicurarli, loro che sono falsi e ipocriti e meschini, ma non si rendono conto di esserlo, e vivono benone.

Oggi il grigio mi opprime. E questa dannatissima cosa, che sento tra lo stomaco e il cuore, mi fa dire: volare si può.

Io le mie ali non le chiuderò mai.

Solo, mi rimprovero una cosa: che, ancora una volta, ho permesso che mi facessero del male

 

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto, la gente che non sogna…

something beautiful

La sola cosa più bella di viaggiare è viaggiare con gli amici. Era da un sacco che non prendevo un treno, e in questi giorni ne ho presi ben 4 (ok, andata e ritorno, ma sono comunque 4). Milano-Bologna, Bologna-Ravenna. Abbiamo preso sole e caldo allucinante e acqua e angoscia insieme. Abbiamo capito di odiare abbastanza i gatti e di volerli lasciare nel loro brodo quando iniziano a guardarti storto. Abbiamo visto come è facile girare una città e come sia difficile lasciarsela alle spalle (almeno per me, ho sempre un po’ di nostalgia al ritorno da qualunque viaggio). Abbiamo scoperto la quantità immane di biciclette che girano per Ravenna e la altrettanto enorme quantità di emo che si aggirano per Piazza del Popolo. Infine, abbiamo scoperto come un giro alla Feltrinelli in un pomeriggio quasi afoso e pieno di gente ti risolva la giornata.

Ed eccomi qui a Milano. Ora ci sono un bel po’ di cosine che bollono in pentola, tra le quali:

  •  un nuovo lavoro che mi aiuti a pagarmi le vacanze
  • una vacanza studio a Dublino a giugno! -e qui parte la ola…
  • un campo scuola in montagna in cui dovrò gestire mille bambini urlanti e far sì che non si gettino giù da un burrone
  • un bel paio di leggins blu, che forse non ti cambieranno la vita, ma le gambe sì
  • un libro fantastico che finalmente ho iniziato a leggere: Ogni Cosa E’ Illuminata (vedi post precedenti)
  • il primo giornalino del gruppo giovani nato dalle menti creative e super geniali di Mirtillo, Palilia e Bloody Mary: un successo annunciato? Lo speriamo! ^^

E poi, e poi, e poi… Poi c’è tutta l’estate davanti, spero di sfruttarla al meglio… una nuova strada lastricata di sogni prosegue!

 

p.s.: —— I always saw better when I had my eyes closed ——

uno e nessuno

Quando tutto scivola. Il rumore che fa “l’anima quando si sfonda” (da una canzone del Vande). Lo schiocco rigido e improvviso di un ramo che si spezza. Il pianto scrosciante delle lacrime di vetro che si sfracellano a terra.

Sono suoni che fanno fracasso, danno fastidio, rompono quella quiete di cristallo che prima esisteva. E ora non c’è più. E magari tra tre minuti si creerà di nuovo. Rumori a me molto noti, perchè mi accompagnano sempre. Sono attutiti, in giornate normali. E poi esplodono come il caos che si crea all’ora di punta in Piazzale Cadorna. E’ così. Dentro di me non c’è mai pace. Dentro di me è sempre ora di punta.

Capita che in un sabato sera qualunque realizzi cose che in giornate di ordinaria follia e profonda introspezione non cogli. E’ così che capisco di non avere un posto. Uno spazio.

Io non ho spazio perchè non voglio crearmelo. Perchè io voglio vagare ovunque. Essere tutti e nessuno. Essere me stessa e non esserlo. Questo significa essere pazzi. Lo so bene. Non è che sono così sempre, comunque. Però, qualcosa che urla qua sotto c’è. Impossibile ignorarlo.

Che ci vuoi fare. La mia anima è il palco pirandelliano dell’assurdo. Ogni tanto c’è qualche rappresentazione sana: che so, la Locandiera. Ma poi arriva Aspettando Godot. E lì, inutile raccontarsi balle, è l’assurdità piena e completa.

Dev’essere così: sono pazza. In fondo, dicono che i pazzi sono più lucidi di qualsiasi filosofo saccente o strizzacervelli  arguto. E siccome io di filosofia e psicologia non capisco un’acca, devo essere pazza.

D’altra parte, “è tutta colpa della Luna: quando si avvicina troppo alla Terra, fa impazzire tutti” (Shakespeare, lo diceva, nell’Othello).

Solo, io devo ancora capire qual è la mia Luna.

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di fiori e di pensieri

Ho mangiato una fetta di torta, due cioccolatini, uno yogurt all’albicocca e mezza scatola di biscotti.

Sono chiaramente nervosa. E’ sempre così: quando mi sento delusa e stanca, mangio. Cerco di riempire in ogni modo il vuoto che sento dentro. E’ che questa volta non è il vuoto che sento, ma il troppo pieno. Sento di non avere spazio per altro che non sia qualcosa di bello.

E’ un periodo costellato di alti e bassi: tra la tesi che sembra non finire più, il casino che regna sovrano in ufficio, la delusione di qualche persona che si rivela essere peggio di Mefistofele, ecco, alla fine scoppio. E poi, quella piccola novità che poteva farmi sentire leggera s’è accesa e spenta come uno stoppino inutile. Così, dall’oggi al domani.

Ormai ho collezionato una serie infinita di uscite senza seguito, di appuntamenti che poi svaniscono nel nulla, di belle frasi e mezze promesse che si sciolgono come neve al sole.

C’è da dire che i personaggi con cui esco (ed uscivo) sono sempre stati un po’ particolari. Alla fine mi tiro la zappa sui piedi da sola. Ma non so cosa farci, a me piacciono così. Mai un mazzo di fiori, certo. E nemmeno ristoranti romantici. A volte c’è di meglio: non amo gli stereotipi, mi piace esplorare ciò che è diverso.

Però, lo ammetto, un mazzo di fiori è sempre stato il mio sogno. Certo, appassiscono in un giorno, magari ti nauseano col loro profumo dolciastro o ti fanno starnutire… Però, un fiore vuol dire bellezza. Vuol dire: “mi vergogno a portarli in giro, ma per te lo faccio, eccome”.

Ecco, sono spudoratamente romantica, schifosamente ingenua e fastidiosamente idiota se penso che esista ancora qualcuno così. Però a qualche ragazza succede ancora. E poi, sperare non costa niente.

 Anche quando l’Idiota non si fa sentire, anche quando sono qui che parto con i miei viaggi mentali, anche quando la primavera invece di farmi venir voglia di ridere, mi regala solo un gran desiderio di prendere a testate le pareti finchè non crollano.

Cosa posso farci. Io sogno, è il mio mestiere. Non sono una persona equilibrata come Gandalf, nè coraggiosa e malgrado tutto maledetta dall’Anello come Frodo. Io sono Sam. Samwise il giardiniere, quello che se ne è andato a Mordor ma non ha smesso un momento di pensare alla Contea, quello che sbraitava contro Gollum ma non gli faceva del male per amore del suo padron Frodo, quello che, alla fine di tutto, quando c’era intorno solo cenere e morte, diceva:

 “C’è ancora del buono in questo mondo, padron Frodo: è giusto lottare per difenderlo. Devo credere che ci sia ancora…”

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back to life

Fine vacanze estive. Tornata a casa. Ripresa della vita ( pseudo ) normale. Ciò vuol dire:

  • il Terribile Bestemmiatore, abitante del mio amabile condominio, ha ripreso ad inveire contro la madre e a lanciare piatti e stoviglie varie verso le finestre, senza mai farsi un graffio
  • la mia testa è di nuovo infilata nei libri e ciò non comporta nulla di buono, dato che è universalmente noto che sotto esame sono la persona più urticante e acida della storia
  • la compagnia del quartiere si riunisce domani per salutare don Davide: ci saranno resoconti-vacanze, gare di rutto libero e foto imbarazzanti che finiranno su internet in tempo record …
  • sta iniziando la fase “shopping autunnale”, durante la quale riempirò di gonne- maglioni-cappotti- borse- scarpe tutto ciò che assomiglia lontanamente ad un armadio
  • ho in testa da questa mattina “Magica Emi”, uno stupidissimo cartone animato dei tempi addietro e non riesco a sopprimerla neanche ascoltando a palla Vasco Rossi
  • sono sclerata come se mi fossi fatta 10 caffè di fila, perchè mi rendo conto di fare 20 cose insieme ( comprese mangiare, caricare la lavatrice e cantare ) : se Bill Gates mi avesse creata su scala mondiale avrebbe fatto più soldi che con la sua Microsoft … ah, il multitasking …
  • e infine: per la prima volta dopo n° tempo, sono ciecamente e stupidamente felice, forse proprio perchè non mi riempio la mente di paranoie o progetti come faccio spesso … grazie, G. ^_^

Bentornata, Mirtillo

“… se per caso cadesse il mondo io mi faccio un po’ più in là … “

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