scripta manent

Stavo pensando che è passato davvero troppo tempo dall’ultima volta che ho scritto qui, e che di nuovo sono successe troppe cose, troppi ricordi si sono creati e farli rivivere ora sarebbe troppo lungo, e spesso troppo doloroso.

Ho iniziato a leggere un nuovo libro di Erri De Luca e per l’ennesima volta mi ha affascinato. Sembra così facile, per lui, plasmare le parole: come fossero materia viva, legno, creta, pietra, tessuto. E’ così genuino.

Ecco, la riflessione che mi fanno nascere certi libri ben scritti, cioè scritti proprio con l’anima e con le mani, mi fanno pensare che sia davvero difficile trovare qualcuno che faccia lo stesso uso delle parole: cioè che non menta, ma che le usi soltanto per esprimere se stesso, per dire quello che ha dentro, quello che gli piace e quello che gli fa male.

Certi libri hanno davvero un potere, su di me. A volte molto più delle persone. Non che sia misantropa o che altro, ma molti avvenimenti successi negli ultimi mesi mi hanno portare a pensare che se le parole, tutte quelle che uno dice, fossero sempre scritte, certi problemi, certi rancori e dolori non nascerebbero mai. La carta agisce da filtro, da punto di contatto tra i pensieri e la realtà. Verba volant, scripta manent, dicevano i latini. Mica scemi: verissimo!

Credo davvero che se dovessimo scrivere tutto quello che vogliamo dire, esprimere, gridare, non ci sarebbero malintesi. Avremmo degli enormi scaffali colmi di cose “dette/scritte”: e non sarebbe un buon modo per diminuire la quantità di scemenze che uno dice? Mi ci metto anche io nel mucchio, chiaro: quanti discorsi fatti a vuoto, quante parole spese per spettegolare o dubitare o far soffrire.

Non sarebbe una soluzione perfetta? La carta è il nostro problem solved.

E per non sprecarne quintali uno farebbe più attenzione ai suoi pensieri, penserebbe prima di parlare (e credetemi, pensare prima di parlare non è assolutamente un’azione scontata), farebbe delle sue idee un gomitolo da districare con pazienza, sceglierebbe le parole adatte, come un bel vestito per una festa tanto attesa.

E piuttosto che tanti sproloqui, un bel foglio bianco: male che vada, ti rimane tanto spazio per disegnare, e sognare .

puntando a nord

Cielo di Milano. Sole soffocato, nuvole di bronzo che promettono pioggia l’indomani. Sogni che si schiantano sul marciapiede. Ad ogni passo ne perdo uno. Arrivo a casa che ho l’anima svuotata. Ascolto musica a tutto volume, a caso. Non riesco a mettere un’idea dietro l’altra, in fila. Mi scappano via, e i pensieri più brutti emergono su tutti.

Sarà l’arrivo dell’inverno, sarà che inciampo in continuazione, sarà che gli orari in università sono assurdi: non mangio, non dormo. Studio e scappo da una parte all’altra. E lavoro.

Se non altro, ho ricominciato a cantare. Meno male. Anche se in un coro, canto come se ci fossi solo io.

Ho bisogno di costruirmi un piedistallo e di salirci sopra, e da lì guardare il mondo. La mia scogliera personale. Le mie Cliffs of Moher. La mia terra.

Ecco, ecco il punto: mi manca terra. Sono in mare da così tanto tempo che ho dimenticato il perchè sono salita su questa nave e mi ci sono imbarcata.

Mi lascio accarezzare dal buio, dalle note di Psycho Killer, canto senza fiato.

Canto e volo sopra i tetti di Milano, sopra questa corte di nubi che non mi fa vedere le mie stelle, i miei punti cardinali.

Quello che mi ci vorrebbe è ritrovare la mia terra. E se sarà necessario volare lontano da qui per ritrovarla, sono pronta a farlo.

Da troppo tempo non sono a Casa.

veliero

 

Nero

Nero è un oceano di inchiostro che mi lava i capelli. Nero è il contorno della mia ombra, è l’occhio di quel Pagliaccio Infernale che mi fa visita durante le notti più buie.

Nera mi sento io ora. Ero tranquilla, serena, vivace. Sono bastate poche parole e pochi gesti a traghettarmi verso le tenebre. Quei gesti e quelle parole che non pensavo potessero ripetersi mai più, quelle occhiate tremende che avevo chiuso a chiave nel passato, e che invece ora sono qui, di fronte a me, in un vis-à-vis che mi fa tremare i polsi.

Ho sbattuto il naso contro il freddo, di nuovo, quando con tutte le mie forze ero convinta di averlo sciolto e sepolto.

Non chiedevo altro che poter vivere la mia fetta di cielo, con la mia stella e la mia nuvola.

E ora mi è stata portata via. Le persone sono cattive. Inutilmente cattive. Il Male vien da dentro, non da fuori. Viene dall’Invidia e dalla Rabbia. Quanta rabbia.

Così, tu ora hai il tuo Sole. E mi hai voluto rubare anche le stelle. Per gioco, per invidia.

Ma non hai pensato a rubarmi anche le Nuvole/ La notte dei Morti si avvicina, e io ho le Ombre dalla mia parte.

Preparati all’ Eclisse.

moon19

live and let die

E’ un periodo assurdo. Di una confusione devastante. Un periodo in cui mi trovo bene solo con persone che non conosco, e che non conoscono me. Pazzesco.

E’ un periodo che sto bene solo quando sono lontana mille miglia da chi mi appesantisce.

Non capisco dove sto andando. Non sto avanzando, sto sbandando. Picchio testa, braccia, ginocchia contro muri invalicabili, muri di gomma. Mi riscopro di nuovo molto esigente. Ecco una delle cose che mi ha sempre reso la vita difficile, ecco la causa probabile di ogni malessere: pretendo tanto, tantissimo, dalle persone. Il problema è che sono anche disposta a dare molto, moltissimo. Ma a chi?

Così, sparire è l’unica via possibile. Fuggire, per non morire. Sarà da vigliacchi, vedetela come volete, per me è la salvezza.

Rifugiarmi negli occhi di sconosciuti, negli abbracci di persone che conosco da 5 minuti: sarà forse un buttarmi via? Può darsi. Eppure trovo molta più compassione, più empatia, più condivisione di Vita in loro. In questo popolo di volti nuovi.

Mi mancano tanto certi momenti. Quegli attimi di Infinito in cui ero consapevole della bellezza che stavo vivendo. Sento tanto freddo.

C’è un detto che dice: “Non puoi perdere ciò che non hai mai avuto”. Forse è questo, il punto. Forse non ho mai avuto ciò che credevo di avere.

E così, schiudo le dita. E, sui palmi, solo ghiaccio.

fa male

Ci sono giorni che vorresti finissero subito. Può succedere. Nell’estremo ossimoro della vita, in cui ogni attimo è un attimo rubato alla morte, ci sono dei giorni che vorrei non ci fossero.

Da cancellare col pennarello nero sul calendario. Ne ho già vissuti tanti, così. Uno in più, non è quello che-come si dice- fortifica. No, lo cancellerei all’istante. E invece lo sto vivendo, ora. E mi tocca.

Posso solo sperare in un finale più bello.




Però, quant’è amaro, questo giorno …. ……………….. .

buio

IceLand

Quel vuoto nello stomaco. Che paura, sentire ancora quella sensazione familiare, quella cosa che speravo di aver finalmente scacciato dalla mia vita.

Pensavo fossero cambiate tante cose. Sono cambiata io: nelle ultime due estati, soprattutto. E ora che sono arrivata a questo punto, ora che ne sento la brezza, il richiamo, la terribile nostalgia… la libertà è ancora così lontana.

Sono ancora schiava del freddo che mi abita dentro: ogni tanto ritorna, e io non sono più preparata ad ospitarlo nel mio cuore. Abituata da poco al calore, al fuoco, alla forza e ai muscoli, avevo quasi scordato la fragilità di certi attimi, la brina che può coprire certe parole, certi ricordi, la trappola di gelo che stringe certe speranze.

E così, rimango attonita ancora una volta. E’ tempo di tornare, di ritrovare casa, di costruire un falò più potente, perchè questo ghiaccio ritorni ad essere acqua.

Non capisco come faccio a stupirmi ancora. Non capisco come faccio a credere vere ancora certe cose. Non capisco come faccio, ancora oggi, a 23 anni, ad essere così spudoratamente e assurdamente ingenua.

E’ un’ingenuità che quasi non avevo neanche da bambina.

Ho lasciato aperta la scatola dei sogni, e sono tutti fuggiti con un battito d’ali.

Ora inizia il lavoro duro, quello per cui a volte non basta una vita:

ripescarli tutti… //

shadows

Un sacco di gente dice che per apprezzare la luce bisogna provare le ombre.

Io vorrei poter dire il contrario.

1178474730077_Luce e ombra sulle scale

Passerà anche questa, passerà…

Hold on, Mirtillo… …. …………… …….. …….. .

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