C’è qualcosa che stamattina mi suona dentro. Come un leggero campanello: un tintinnio che passa inosservato in questo rombare, roteare, strisciare, strappare, battere, parlare, sgridare, cadere della città sotto di me.

Ho un bisogno di poesia, di dare un ordine alle stelle che all’improvviso si sono messe a girare solo per me.

Non capisco. Seguo le rotaie di questo tram sferragliante, nel blu della notte. Quanti tram abbiamo visto passare, li abbiamo rincorsi, alcuni guardati, riempiti di quelle lucine che vedi solo a Natale: e ci sembrava Natale quel giorno, che ci è stato fatto quel regalo, quella scoperta improvvisa di presenze.

Ecco, ora che l’estate spinge il muso contro il vetro, per entrare in casa con le sue cicale, e sdraiarsi sul pavimento fresco, a giocare col naso umido del mio cane… proprio adesso, mi è venuto un desiderio di eternità che non mi lascia.

Posso solo aggrapparmi alle pagine di un libro, e sfogliare le nuvole con le ciglia: da qui non mi muovo.

Non muoverti neanche tu.

puntando a nord

Cielo di Milano. Sole soffocato, nuvole di bronzo che promettono pioggia l’indomani. Sogni che si schiantano sul marciapiede. Ad ogni passo ne perdo uno. Arrivo a casa che ho l’anima svuotata. Ascolto musica a tutto volume, a caso. Non riesco a mettere un’idea dietro l’altra, in fila. Mi scappano via, e i pensieri più brutti emergono su tutti.

Sarà l’arrivo dell’inverno, sarà che inciampo in continuazione, sarà che gli orari in università sono assurdi: non mangio, non dormo. Studio e scappo da una parte all’altra. E lavoro.

Se non altro, ho ricominciato a cantare. Meno male. Anche se in un coro, canto come se ci fossi solo io.

Ho bisogno di costruirmi un piedistallo e di salirci sopra, e da lì guardare il mondo. La mia scogliera personale. Le mie Cliffs of Moher. La mia terra.

Ecco, ecco il punto: mi manca terra. Sono in mare da così tanto tempo che ho dimenticato il perchè sono salita su questa nave e mi ci sono imbarcata.

Mi lascio accarezzare dal buio, dalle note di Psycho Killer, canto senza fiato.

Canto e volo sopra i tetti di Milano, sopra questa corte di nubi che non mi fa vedere le mie stelle, i miei punti cardinali.

Quello che mi ci vorrebbe è ritrovare la mia terra. E se sarà necessario volare lontano da qui per ritrovarla, sono pronta a farlo.

Da troppo tempo non sono a Casa.

veliero

 

fly high

Basta, basta, non pensiamoci più. Ieri sera (e pomeriggio) ero isterica. Mi sarò svegliata 5 volte questa notte. E’ da almeno un mese che non riesco a dormire per più di 3 ore di seguito. Faccio sogni strani, ma non brutti, no. Solo strani. E pieni di quei desideri che neanche a voce riesco ad esprimere. Mi sveglio e dico: cavoli, è proprio questo che voglio.

Ma basta. Voglio leggerezza. Voglio volare alto, sopra le nebbie che mi riempiono ogni angolo della mente.

Mi merito di più. Un mantra che mi ripeto da chissà quanto.

Eppure qualche novità ogni tanto arriva: cambia il vento. E lo capisco, quando arriva. Perchè quando atterra a Milano, che di vento non ne ha mai troppo (e che a me invece piace un sacco, ecco perchè vorrei vedere Trieste: le città ventose hanno un fascino singolare, per me), allora c’è qualcosa di diverso.

Freddo e sole: cielo azzurro sconfinato, e sogni che aprono porte mai schiuse.

Non mi resta che aggrapparmi al figlio di questo monsone, e lasciarmi trasportare, come su un tappeto di seta indiana:

vola alto, vola alto.

sun-love-heart-cloud

IceLand

Quel vuoto nello stomaco. Che paura, sentire ancora quella sensazione familiare, quella cosa che speravo di aver finalmente scacciato dalla mia vita.

Pensavo fossero cambiate tante cose. Sono cambiata io: nelle ultime due estati, soprattutto. E ora che sono arrivata a questo punto, ora che ne sento la brezza, il richiamo, la terribile nostalgia… la libertà è ancora così lontana.

Sono ancora schiava del freddo che mi abita dentro: ogni tanto ritorna, e io non sono più preparata ad ospitarlo nel mio cuore. Abituata da poco al calore, al fuoco, alla forza e ai muscoli, avevo quasi scordato la fragilità di certi attimi, la brina che può coprire certe parole, certi ricordi, la trappola di gelo che stringe certe speranze.

E così, rimango attonita ancora una volta. E’ tempo di tornare, di ritrovare casa, di costruire un falò più potente, perchè questo ghiaccio ritorni ad essere acqua.

Non capisco come faccio a stupirmi ancora. Non capisco come faccio a credere vere ancora certe cose. Non capisco come faccio, ancora oggi, a 23 anni, ad essere così spudoratamente e assurdamente ingenua.

E’ un’ingenuità che quasi non avevo neanche da bambina.

Ho lasciato aperta la scatola dei sogni, e sono tutti fuggiti con un battito d’ali.

Ora inizia il lavoro duro, quello per cui a volte non basta una vita:

ripescarli tutti… //

MilleParole

Quando una si rilegge per la tremillesima volta Romeo& Juliet, vuol dire che è particolarmente fissata con quel libro. Soprattutto, lo è con i personaggi. Con ciò che sono, che pensano, che fanno, ma soprattutto con ciò che dicono.

Le parole hanno ancora un senso per me. Per me, dire “te lo prometto”, dire “ti voglio bene”, dire “adesso basta”, dire “parto”, sono cose che hanno un senso. “Se ne dicon di parole…”, canta una canzone. Il rischio è di abusarne, e di privarle del significato. Ma per me non è così: parlare, parlarsi, sono azioni ancora pregne di significato.

La parola: è uno dei doni più belli che possediamo. E non intendo solo emettere dei suoni, se no i muti sarebbero fuori gioco. No, parlo di quei dialoghi che fai anche solo con gli occhi, con le mani, con il tuo profumo, con i tuoi vestiti, con il sorriso che hai, con le rughe della tua fronte.

Sono cose che a me piacciono tantissimo. E’ come un’immensa orchestra di sensazioni, profumi, storie, ricordi, immagini, rimpianti, gioie e frustrazioni. Parlare, che bellezza. Parlarsi.

Ecco, è da una vita che non mi capita una persona con cui ho voglia di parlare. Di stare lì, a bere le sue mille espressioni, e a farmi bere.

Che crudeltà smettere di esercitare il potere della parola, per soppiantarla con la chiacchiera. Che vita amara quella che comunica, ma non coinvolge. E’ come se al posto di Shakespeare, o Tol’stoj, o Pavese, uno leggesse la lista della spesa con enfasi. Che tristezza.

Allora mi rispondo da sola: l’infinita sinfonia vitale che sento tra le pagine di Shakespeare, mi fa stare bene.

A volte un libro ti parla meglio che certe persone.

Chissà dov’è finito il mio bell’interlocutore, il mio parlatore musicista: bastava un accenno di nota di quella sinfonia… e mi sembrava di vedere Shakespeare/ che creava il suo Romeo.

ViolinoLibro

… in fondo, dietro l’angolo, sono qui che lo aspetto.

poesia

Penso che ho bisogno di un attimo di poesia.

Sto di nuovo ricominciando a mettermi fretta per ogni cosa, a fare schemini, scadenze, segni rossi sul calendario, propositi e programmi. Non va bene. A Dublino vivevo alla giornata, ed era il massimo.

Ho proprio bisogno di uno dei miei attimi di pausa.

Tengo le finestre spalancate, un po’ d’aria passa, Milano non è ancora invasa dalla calura. Sul tavolo i libri di Diritto Privato di Simo, il cellulare che squilla ogni minuto, il cd di Samuele Bersani (la colonna sonora di uno dei miei film preferiti, Chedimi Se Sono Felice, e il ricordo di quando ascoltavo quelle canzoni notte e giorno, aiutando la mamma a preparare la macedonia di frutta, e si crepava dal caldo, un’estate di qualche anno fa).

Mi basta pensare che è estate, che ci sono dentro, che tutta la poesia di cui ho bisogno è qui. Penso al libro stupendo che sto leggendo -Mentre La Città Bruciava- e a come mi ci senta vicino, e non so perchè.

Penso ad un mio amico che non vedo e non sento da tempo, e non so perchè abbiamo smesso di parlarci, di vederci, di prestarci libri e di chiacchierare insieme. Mi manca ma non voglio ammetterlo, e anche se discutevamo una volta sì e l’altra pure, era bello così.

Penso che riprenderanno le serate con la Ciurma, e stasera mi aspettano appunto un paio d’ore tutte per loro, che non hanno ancora assaggiato il mio post-Irlanda.

Poi penso anche che ho voglia, ho bisogno di conoscere altre persone, di allargare ancora di più certi orizzonti che ho intravisto appena nell’isola di smeraldo, e che mi hanno toccato le corde più profonde, e che ora quel sentirmi cittadina del mondo, come fossi seduta tra le stelle, mi manca da morire.

E penso. Penso ad un paio di occhi scuri che mi hanno tinto d’inchiostro le lentiggini, e che le tingeranno ancora per un po’, o forse no. E’ giusto così, niente scadenze. Non siamo una bottiglia del latte. Siamo due fili, che si sono incrociati per un attimo, in un ricamo indecifrabile… ma bellissimo.

Ora ho avuto il mio ritaglio di poesia… E posso tornare a pedalare sulla terra.

polaroid

gli spari sopra

Ho una gran confusione elettorale in testa. Di politica non ne ho mai capito molto, ma siccome ho conosciuto parecchia gente che si credeva furba, un po’ ne capisco anche io.

In fondo i furbi di 5 anni e quelli di 65 sono della stessa pasta. Quelli di 5 anni ti rubano la merenda sotto il naso e ti fanno la linguaccia, perchè tanto sono i preferiti della maestra e quella farà sempre finta di non vedere. Quelli di 65 vengono condannati per crimini di vario genere e ti governano, perchè tanto nessuno li punirà. Uguale. Stessa solfa. E siccome già da piccola mi stavano sulle palle i furbi, ora non mi sconfinferano tanto neanche questi, sebbene più stagionati.

Che poi, uno a quell’età dovrebbe preoccuparsi di non fare brutte figure, di invecchiare serenamente senza debiti, e di lasciare buoni ricordi a chi ti ha conosciuto. Lo PsicoPapi forse non si è ancora reso conto di essere vecchio.

Comunque, siccome da qui a poco ci saranno le provinciali e poi le europee, stavo cercando di capirci qualcosa. Un giro sul sito di Beppe Grillo dovrebbe aiutare a schiarirmi un po’ le idee.

Ma, al di là delle persone che voterò, mi chiedo quand’è che quest’Italia cambierà- almeno un po’. Perchè, diciamolo, siamo ridicoli. Perchè da noi ci sarebbero anche degli Obama, ma girano con la scorta, perchè se no li fanno fuori.

Mi piacerebbe un Paese giovane. In tutti i sensi. Giovane nel fisico, con personalità fresche e libere, interessate al mondo, alle persone, alla religione, alla cultura. Giovane nell’anima, che non abbia paura di rischiare in progetti che ripuliscano l’aria pesante di mille polveri schifose, che promuovano la musica, la letteratura, la libertà di parola. Giovane nella mente, che ami la discussione con le parti avversarie, ma per giungere ad un risultato finale che sia comune.

Vabbè, buoni sogni, Mirtillo.

Eppure. Eppure da qualche parte qualcuno c’è. Qualche nome è venuto fuori. Sono troppo pochi, troppo deboli, troppo poveri. Però ci sono. E se non credessi nei sogni che si realizzano, non sarei qui a scrivere.

Andate alle mostre d’arte, leggete, ascoltate, pregate, girate il mondo, conoscete persone di altri Paesi, andate in bicicletta, imparate a disegnare, a fotografare, a sorridere. E poi informatevi, fatevi un giro tra i giornali, i blog, le conferenze.

Perchè, come è sempre stato e in fondo sempre sarà, “La verità vi farà liberi”.

L’ha detto un certo Gesù qualche tempo fa. E credo sia lo slogan migliore mai inventato.

 

peace

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