a volte succede

Succede di avere talmente tante cose da dire, da sviscerare, così tante da raccontare e da narrare… che una sola vita pare così poca.

E’ iniziata la mia stagione preferita, l’autunno, è cominciata quella parte dell’anno che profuma di quaderni, di legno, di castagne e di pane appena sfornato, che parte come una promessa di rosso, di colori caldi e dorati, di speranze riposte sotto la cenere di un camino.

Succede che così tutti gli anni, in autunno, inizia la stagione dei concerti. E la Musica è l’unica cosa che mi salva dal marasma che mi nasce dentro.

Ho un bisogno di Verità che trascende qualunque regola. Mi sento come Faust, come un analfabeta che vuole leggere la Divina Commedia, come un bambino che sogna già di poter andare sulla Luna. Quello che ho non mi basta. Questa inquietudine non mi lascia.

Certe volte mi sembra di veder ruotare il mondo sotto i miei occhi, e allora mi costringo a stare in vetrina. L’unica cosa che posso fare è osservare, e cercare di carpire l’anima delle cose solo con gli occhi.

Un mio amico dice che ho sempre troppa fretta, troppa frenesia addosso. E’ che sono affamata di vita, di esperienze, di impressioni, di emozioni. Specialmente adesso, che una parte della mia esistenza è cambiata. Eppure non mi fa stare male, questo affanno che ho addosso, è il mio modo di mangiare la vita, di assaporarla. Ho come l’impressione di aver già perso molto tempo dietro a cose e persone che non mi hanno lasciato un segno, un graffio, una carezza, niente. Non voglio più andare a dormire dicendomi: “Con o senza questo, la mia vita non cambia”. Invece voglio che sia così, che le cose e le persone che ho mi cambino i giorni.

Certo, magari in positivo…

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here we are

Posso dire di aver finalmente concluso gli esami estivi. Viva me!

Questi giorni sono stati un’escalation di incontri, proposte, gite varie in rumorosi parchi acquatici, romantici versanti liguri e lussureggianti vallate montane. Ora sono qui che preparo la mia mente alla vacanza marina che attende me, Panz e Iluzza in quel di Diano Marina.

Siccome non mi sento già abbastanza in colpa per i mille casini che combino, l’uni è ormai diventata meta di quotidiani pellegrinaggi espiatori.

Oggi poi i tizi della libreria erano particolarmente garruli: giustamente sono arrivata io, armata di elenco di dispense, a guastare la festa. Per festeggiare le imminenti vacanze si sono offerti di fare uno spogliarello, credendo di farmi cosa gradita. Ma anche no.

Inoltre, il mio condominio è stato preso d’assalto da una squadra di muratori bergamaschi. Oggi ero in sala a cazzeggiare allegramente su FacciaLibro, Flickr e balle varie, quando uno di loro mi atterra sul balcone. Evidentemente credeva l’appartamento momentaneamente disabitato, perchè ha cominciato, tra una bestemmia e l’altra, a fare apprezzamenti sulle figliolette minorenni di certi suoi amici che a quanto pare stanno crescendo in modo molto grazioso (per usare degli eufemismi).

Al che, ho messo un po’ di Nirvana, Kings of Leon e Foo Fighters a palla per cercare in maniera molto nobile di fargli capire che, ebbene sì, c’era qualcuno in casa. Risultato: io mi sono stordita per tre quarti d’ora (facendo sbuffare anche Mela, che in quel momento faceva molto Snoopy che biasima il povero Charlie Brown), e quando ho spento quelli erano ancora lì a discutere in bergamasco stretto. Vabbè.

La cosa bella è che tra un po’ anche la sottoscritta leva le tende. Niente viaggi troppo avventurosi, ho voglia di relax. Certo, poi a settembre mi aspetta una settimana direttamente nella città di Draquila (per chi non avesse mai visto il documentario della Guzzanti, se lo guardi, prima che l’Uomo col Bavaglino ci metta tutti in gattabuia), e lì credo ci sarà parecchio da fare.

Ora spengo le meningi. Ho un po’ di pensieri che mi girano per la testa, per lo più pensieri confusi.

Vedremo se l’aria di mare mi toglierà un po’ di nebbia dalla mente.


Happy Holidays, everybody!

E.T. ha smesso di telefonare a casa

Del perchè sono una stupida con tanto di attestato e targa al merito.

Del perchè mi tirerei da sola i piatti in faccia, in mancanza di un marito fedifrago da insultare.

Del perchè il modello Barbie fa ancora strage di cuori e in realtà ogni uomo è la riproduzione in scala di Ken e sotto sotto sogna di incontrarne una.

Non me ne voglia il genere maschile, ma a tutto c’è un limite.

Se per esempio la suddetta Barbie non è neanche questa gran bellezza, ma ha dalla sua degli argomenti molto convincenti (non fatemi diventare volgare… ) che fanno crollare anche quelli che si fingono snob e dicono di non sopportarla, allora le palle ti girano davvero ad elica.

Dico, un po’ di coerenza, almeno.

Comunque ormai mi sono rassegnata al fatto di essere una mosca bianca (e anche cieca, vista l’enorma quantità di sbagli e sviste che prendo): ne prendo atto. Anzi, la mia ipotesi di essere in realtà una extraterrestre probabilmente frutto di un incontro clandestino tra un marziano e una venusiana si fa sempre più certa. Ora, siccome la mia presenza tra voi terrestri è frutto di un evidente sbaglio di consegne (la cicogna spaziale non ha centrato la galassia giusta), faccio buon viso a cattivo gioco e mi limito a studiare questo genere di essere vivente che si aggira per le vostre contrade. Vi do qualche suggerimento per riconoscerla, in modo da evitarla o da sfruttarla a vostro favore:

  • predilige ambienti bui, magari umidi e chiassosi, con luci strane a intermittenza e assurdi suoni tribali. La folla è un elemento essenziale per la sua sopravvivenza in società: non potendosi basare sulla qualità delle sue relazioni con gli altri esseri umani, cerca la quantità (e si sa, nel mucchio qualcosa si trova sempre).
  • ha un quoziente intellettivo piuttosto basso, e questo è probabilmente il suo punto di forza: diminuisce lo sforzo del maschio per entrare in relazione con lei, e di conseguenza aumenta esponenzialmente la sua richiesta sul mercato
  • non ha legami particolarmente sinceri con nessuno (ho notato che voi qui sulla terra tendete a riunirvi in branchi che chiamate “amici”): non si fa problemi a sottrarre con mezzi poco puritani il compagno ad un’altra femmina. Non perchè sia cattiva: semplicemente, non gliene frega niente dei sentimenti altrui
  • in genere si considera un esemplare unico e assolutamente originale
  • la sua occupazione principale riguarda se stessa e tutto ciò che c’entra con lei: essendo lei il mondo, in pratica le interessa il mondo. Questo può essere valutato un punto di forza; è “di bocca buona” e non si fa troppi problemi: se il maschio dimostra di avere lei come unico interesse, è fatta: lei lo adorerà (questo, mi rendo conto, è un circolo vizioso… ma in fondo qui di virtuoso c’è ben poco)
  • stranamente non ama circondarsi di esemplari del suo stesso genere, ma preferisce la compagnia maschile: altrettanto stranamente, considera le sue simili delle gran troie
  • in genere suscita abbastanza compassione, ma bisogna fare attenzione a non cedere su alcuni punti: stabilendo in partenza che il maschio che vi portate appresso è sposato con voi e che avete a casa una collezione di Jimmi Choo, potreste intrattenere con lei un rapporto civile
  • non ha caratteristi che fisiche particolarmente evidenti: come abbiamo detto non è questa gran bellezza. Vi basterà aspettare che inizi a parlare per riconoscerla (cioè, ti lovvo, se potrei allora facessi e altre amenità simili sono parte del suo ristretto vocabolario)

Non è difficile avvistare esemplari di questo genere, in quanto sono le più comuni e vivono prevalentemente in città: chiamasi Troia Vulgaris.

Poi, certo, ci sono anche le sottospecie: le Belle e Stupide sono piuttosto diffuse ma anche le meno esecrabili, in quanto compensare un gran bel corpo con altrettanta intelligenza è, diciamolo, un compito difficile.

Spero di aver fatto un quadro completo della situazione: probabile che ci sia una facoltà di Antropologia nella galassia di ComeSiChiama da dove provengo, nel qual caso quest’analisi potrebbe fruttarmi la borsa di studio.

domande

E’ da una vita che non scrivo qua sopra.

E’ da un sacco che non provo la bella sensazione di ticchettare su questa pagina virtuale, con un po’ di buona musica nelle orecchie e una miriade di emozioni che mi girano per la testa  come lucciole  impazzite, e non sapere neanche da dove partire per descriverle.

Forse solo questa pioggerella primaverile può parlare, può capire.

Forse è proprio la pozzanghera ad offrirmi il suo ascolto. Allora parlo all’acqua. Parlo e corro, che la pioggia mi ha schizzato gli occhiali, dipinto i capelli coi suoi ricami di gocce, e rigato il viso di lacrime dolci.

Gli insuccessi, le colpe condivise, i rimorsi, i pregiudizi, le cadute, il tempo che passa, il vento che ti sveglia dai sogni, un’onda di pensieri che ti trascina via.

Domande sparse tra i cuscini, e solo gli occhi della mia cagnolina che le sanno vedere, mentre infila il naso tra una fessura e l’altra, e so che lei le sente. Perchè non si possono leggere, nè ascoltare, nè scrivere.

Si possono solo incidere tra le pieghe di una mano, vederle scorrere come inchiostro giù dagli occhi, e lasciare che passino, anche se fanno male.

Solo domande.

Ma a volte fanno bang.

Un punto interrogativo che fa male, proprio qui.

Nero

Nero è un oceano di inchiostro che mi lava i capelli. Nero è il contorno della mia ombra, è l’occhio di quel Pagliaccio Infernale che mi fa visita durante le notti più buie.

Nera mi sento io ora. Ero tranquilla, serena, vivace. Sono bastate poche parole e pochi gesti a traghettarmi verso le tenebre. Quei gesti e quelle parole che non pensavo potessero ripetersi mai più, quelle occhiate tremende che avevo chiuso a chiave nel passato, e che invece ora sono qui, di fronte a me, in un vis-à-vis che mi fa tremare i polsi.

Ho sbattuto il naso contro il freddo, di nuovo, quando con tutte le mie forze ero convinta di averlo sciolto e sepolto.

Non chiedevo altro che poter vivere la mia fetta di cielo, con la mia stella e la mia nuvola.

E ora mi è stata portata via. Le persone sono cattive. Inutilmente cattive. Il Male vien da dentro, non da fuori. Viene dall’Invidia e dalla Rabbia. Quanta rabbia.

Così, tu ora hai il tuo Sole. E mi hai voluto rubare anche le stelle. Per gioco, per invidia.

Ma non hai pensato a rubarmi anche le Nuvole/ La notte dei Morti si avvicina, e io ho le Ombre dalla mia parte.

Preparati all’ Eclisse.

moon19