brevi aggiornamenti

Di ritorno dalle vaCCanze con Panz e Iluzza, sono di passaggio per Milano, prima di ripartire per la montagna, carica di libri per gli esami settembrini.

In questi giorni liguri ho imparato che:

  1. fare la valigia è la cosa più difficile del mondo, pari ai traslochi e a fare un figlio
  2. dormire in una mansarda con la compagnia dei ghiri non ha prezzo
  3. origliare le conversazioni dei tavoli vicini durante pranzo e cena può originare interessanti discussioni
  4. svegliare in piena notte un tassista ottantenne può essere un crimine, ma ascoltare i suoi ricordi di gioventù intanto che ti riporta a casa, con le lucine della costa sullo sfondo, può farti felice
  5. andare a dormire e svegliarsi con le risate delle tue amiche è pari ad un massaggio alle terme: rigenerante
  6. fare progetti sulla prossima estate intanto che iniziano le vacanze di questa estate, ti libera i polmoni
  7. fare auliche conversazioni letterarie per poi urlare in preda al panico “Ho visto la mia ombra e mi sono spaventata” è qualcosa che rimarrà negli annali
  8. sentire la mancanza del tuo cane per la prima volta nella tua vita vuol dire che hai davvero un cagnolino tutto tuo!
  9. avere in testa tutti i giorni una canzone diversa che canti per tutto il giorno può creare problemi relazionali con le tue coinquiline
  10. Valerio Scanu non ci piace
  11. cadere addormentate per 3 ore di fila nel pomeriggio dopo aver mangiato tutte le specialità ai frutti di mare è un buon record
  12. la nostalgia è qualcosa che assomiglia molto alla felicità
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l’era glaciale 99

Sono passate 20 ere geologiche da che ho scritto qui l’ultima volta. Ok, in realtà era solo dicembre, ma 3 mesi senza scrivere sono davvero troppi, per me.

Che dire: il Natale è passato più o meno indenne (conservo qualche cicatrice, ma poca roba: e poi a Pasqua si replica, devo mantenermi in allenamento, e sto già progettando di scrivere un manuale su “come far rimanere a bocca asciutta i parenti dopo una battuta velenosa senza alzare un sopracciglio”, ok, il titolo sarà accorciato, ma il succo è quello); dicevo, il Natale è andato, e a Capodanno sono andata a Poznan, Polonia, con un bel gruppetto di amici nuovi che ho conosciuto letterlamente per strada, e che mi fanno pensare che sia ancora possibile trovare amici veri, al di là di tutto.

Poi, una novità che ha una coda, due zampe e un paio d’orecchie nere nere e molto soffici: lei si chiama Mela ed è un cucciolo di Springer di 2 mesi! E’ la felicità della mia vita, e anche la mia distruzione: dove c’è lei, non c’è spazio per esami universitari, amici che passano a trovarti o merende con yogurt al mirtillo (ebbene sì, è la mia fotocopia, solo con un naso un po’ più umido: è pazza di mirtilli almeno quanto me!). Le voglio un bene dell’anima, e potessi votarla alle prossime elezioni regionali, lo farei: non ti frega sotto il naso (lo fa direttamente, e senza troppi preamboli), non ha mire politiche (tanto è già il capo indiscusso della casa) e non ha bisogno di portaborse sottopagati: le basta mangiare 3 volte al giorno e giocare fino allo sfinimento, ed è felice così.

Ecco, non da ultimo la mia passione per la fotografia ha raggiunto vette elevate, alimentata da una corretta dose di autocompiacimento e di amici (o almeno uno in particolare) innamorati almeno quanto me dell’adorabile rumore del click.

Bene, ora che ho riassunto la mia vita in 10 righe, posso davvero deprimermi.

No, in realtà le cose sarebbero molte di più, ma  ho deciso di evitare le storielline sentimental-mielose, che comunque non hanno condotto a nessun cambiamento accettabile: vivo ancora con i 7 nani, il principe azzurro s’è scordato di passare a rimorchiarmi.

p.s.: tra le altre cose, avendo mezz’ora libera, mi sono iscritta al programma Erasmus. Forse dovrebbero davvero legarmi mani e braccia nei momenti di stallo, ma ora che ci penso ho preso le mie migliori decisioni evitando accuratamente di pensarci sopra. We’ll see.

salvatemi dal natale

Ok, tra poche ore parto per Vienna con il parentame e non ho ancora preparato nulla. Dico nulla.

Vabbè. E’ un periodo che sono isterica, suscettibile, acida e incomprensibile ad ogni essere umano.

Sarà che sto passando troppo tempo sommersa sotto strati di libri che mi tolgono il fiato, sarà che non ne posso più della mia famiglia, dei parenti, del Natale che incombe, delle strenne allegrissime che passano in tv o di quella gran giraffa della Belen vestita da Babba Natale supersexy che mi fa venir voglia di tirare randellate al tubo catodico, sarà che non ho più un soldo bucato eppure sto organizzando viaggi in giro per il mondo senza neanche alzare un sopracciglio: sono convinta che come al solito mi salverò all’ultimo.

Sarà che l’atmosfera di Natale in realtà per me è deleteria: le coppiette si moltiplicano, tutti nuotano nel miele e nella melassa, e quel che è peggio, mi rendono la grazia di fare da testimone alle loro storie mocciose (cioè in stile Moccia o da mocciosi, la grammatica mi viene incontro), sciorinandomi elenchi di cose inutilissime e devastanti da comprare al moroso/a/e/i (sì, c’è anche chi ne ha più di uno, e si considera una persona fedele): del tipo un orsetto di peluche con pelliccia di cucciolo di orso polare, rasoi di oro fino o fotografie del loro primo appuntamento grandi come una tenda da circo e per cui sono stati usati inchiostri ipervelenosi e che hanno allargato il buco dell’ozono del 300%.

Svegliatemi quando le feste saranno passate, io sarò di nuovo garrula ed incosciente e avrò esaurito l’acido che mi scorre ora nelle vene.

Ok, ce la puoi fare. Suvvia, Mar. Non tutto il male vien per nuocere: grazie a Dio Natale viene una sola volta all’anno.

E San Valentino pure.

sproloqui settembrini

Ecco Mirtillo di ritorno dalle (meritatissime) vacanze. E di ritorno da una seratina/invasione. Dovutissima, data la casa libera e il numero imprecisato di volte in cui ho invaso io casa d’altri. Dunque il tributo ci stava, alla Ciurma. Insieme a loro ho passato dei giorni splendidi in quel di Rimini e Santa Giustina, insieme al don e alle sue facce minacciose, alle prese per il culo che non risparmiavano nessuno, al lavaggio tazze del mattino, alle sveglie all’alba, agli strimpellamenti di chitarra, alle docce senza porta e la mitica Seicento blu della suora più pazza del mondo.

E ora mi tocca ributtarmi nella traumatica vita milanese. Già mi spavento. Se non altro settembre, a parte lo studio (che comunque per ora è placido e tranquillo) mi permette di partire piano piano: ottobre e novembre saranno la porta dell’inferno. Dicembre, lo sfacelo. Ma andiamo per gradi. Oggi è solo il 4 settembre.

La ricerca del lavoro non mi lascia requie: nei rari momenti in cui sono una persona equilibrata, cerco con tutte le mie forze di capire cosa diavolo andrò a fare nella mia vita futura. Sempre che i Maya si siano sbagliati nei loro rincuoranti pronostici del 2012: in caso contrario, mi darò pena di gozzovigliare il più possibile. Chi ha voglia di torturarsi per un inutile lavoro da precaria, se tanto un enorme asteroide distruggerà tutti i miei sforzi?

Tanto vale iniziare a mettere via i soldi per una mega villa a Malibu e per pagarmi le nozze con Jhonny Depp.

Sono tornata!

elle

Reduce da seratina tranquilla con metà della ciurma (l’altra metà è dispersa tra America, Marche e altri continenti), in cui, tra una Guinness e l’altra, ho scartato il mio fantastico regalo! Un Elle in formato mignon, abbarbicato sulla sedia, con occhi stralunati, che beve una tazzina di zucchero (no, non ho sbagliato: c’è più zucchero che liquido, lì dentro). Non solo ho fracassato le palle per mesi perchè me lo regalassero, ma ora che lo guardo, mi sembra davvero l’immagine di me stessa in piccolo. Perchè?

  • Quando sono seduta, anzichè starmene buona buona in una posizione da persona normale et equilibrata, mi arrampico in mille modi diversi. Mentre studio, ad esempio, ho bisogno di incrociare le gambe. Ecco perchè la sedia della mia scrivania è enorme e morbida: su una sedia qualunque non sarebbe possibile. Queste contorsioni mi provocano ernie e spostamenti di organi interni, ma non ci posso fare niente.
  • Lo zucchero: parte imprescindibile della mia dieta. A parte alcuni cibi (diciamo la pasta e il pane), tutto il resto deve essere dolce. Adoro il dolce. Non quel dolce nauseabondo, intendiamoci, da cioccolato bianco (che comunque venero tra tutti i cioccolati, secondo solo al fondente con arancia), ma la spolverata di zucchero è fondamentale. Odio profondamente il gusto amaro di pompelmo, chinotto e bevande simili. L’unico retrogusto amaro che sopporto è quello della birra. Lo faccio per mantenere un minimo di dignità e per salvarmi dal diabete.
  • L’espressione stralunata: qui c’è poco da spiegare, sono così e basta.

Che altro, ora me ne parto per i monti: un po’ di aria sana, bevute in allegria e seratone di lissssssio con un Raul Casadei della ValBrembana che urla in dialetto: “Forza nonni, voglio vedervi danzaaaaare!”. Uno spettacolo.

Buona fortuna a me!

quel che sarà, sarà

Sono nervosa. In un modo animalesco. Mi inacidisco in un attimo e dopo trenta secondi ho già dimenticato tutto. Sarà l’afa, saranno le mille cose che devo fare, certi discorsi insulsi e l’attesa per il camposcuola che inizia domani, e la cui preparazione mi ha lasciato più morta che viva, e dunque, parto già stanca. Benissimo.

A migliorare leggermente quest’atmosfera un po’ pesante, cè una favolosa Polaroid Spririt 600 cl, arrivata per caso tra le mie mani come regalo tardivo di una cugina lontana… E’ spettacolare, con quell’aria un po’ vintage e ingombrante, e con queste strisce d’arcobaleno che ne faranno il mio giocattolo preferito per tutta l’estate!

Polaroid_Spirit_600_CL

 

 

 

 

 

 

 

Sto sviluppando un’insana passione per la fotografia: se prima era un hobby come un altro, ora ciò mi porta a girovagare per casa alla ricerca di mio fratello per fargli ritratti molto artistici (mentre gioca alla Play, per esempio), o saltellare in giro per Milano alla ricerca di soggetti interessanti. A settembre si profila un bel corso di fotografia, sì sì. Lavorarò come una scema per pagarmelo.

Ho inoltre scoperto che uno dei pochi modi per calmare queste ondate di nervosismo è leggere. Che strano. Un’arte che mi accompagna fin da bambina: attraverso la carta sogno, rifletto, gioisco, mi rattristo, mi scopro e mi diverto. Bene: ecco che, dovendo partire per un luogo in cui i cellulari non prendono, i giardini sono ad uso esclusivo degli abitanti del luogo, e nelle stanze non c’è nemmeno una teiera del XIII secolo da scagliare contro un muro nell’eventualità di giornate nervose come questa,  ieri decido di andare in biblio a fare razzia di titoli per calmarmi. Chiaramente: sciopero indetto il venerdì pomeriggio. Intanto che leggevo il cartello, inventavo nuovi insulti e fatture particolari. Perciò, se qualcosa dovesse andare a fuoco nei prossimi giorni, so quale sarà il luogo.

Su, Mirtillo, fatti forza. Un paio di occhi.color.inchiostro mi regalano un altro po’ di serenità.

E, dato che fa rima, quel che sarà, sarà.

ennesima giornata di ordinaria follia

Dunque, oggi pomeriggio stavo passeggiando e intanto che incedevo graziosamente pensavo ai mille cartelloni che io e Lau dobbiamo preparare per il camposcuola, cosa del tutto inutile, dato che i marmocchi li distruggeranno in due minuti, ma tant’è: vanno preparati, perciò, sotto a chi tocca.

E’ una settimana che ci giostriamo tra casa mia e casa sua per cavare qualcosa dal vuoto delle nostre menti: teatro di scontro sono le cucine, le sale e le camere, che terminano la loro funzione normale per diventare degli asili nido, con me sdraiata sopra i fogli tentando di colorare (e sporcandomi mani, gomiti e ginocchia) e Lau che partorisce idee da fim di Tim Burton una dopo l’altra.

Bene, dicevo, procedo con grazia pensando a tutto ciò, e, mentre per un caso fortuito mi trovo a passare sotto un balcone, piove dall’alto un uovo sodo che si spatascia sul cofano di un’auto, 10 centimentri più in là della mia testa.

Mi sono baciata i gomiti per quella botta di fortuna: non avrei potuto sopportare l’onta di avere un uovo spetasciato sulla testa, ma soprattutto non avrei tollerato del caldo, giallo e denso tuorlo tra i miei capelli appena lavati.

Comunque è assurdo andare in giro con la minaccia di uova che piovono dall’alto. Chiaramente ho subito cambiato marciapiede, ma mi sarebbe venuta voglia di attaccarmi ai citofoni di quel condominio e urlare come un’invasata ricoprendo di insulti i condomini. A meno che non ci siano allevamenti di galline a duecento metri di altezza, chiaro. In quel caso sono pronta a perdonare i poveri pennuti.

Non solo devi guardare in basso per evitare di pestare di tutto (tra l’altro due giorni a settimana lì c’è pure il mercato, e destreggiarsi tra una mela marcia e un avanzo di crauti è una delizia), di fianco per non essere investita dalle auto o per eventuali scippi: ora anche in alto!

Quando si compra casa dalle nostre parti dovrebbero darti in dotazione una tuta da palombaro, per ogni evenienza.

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