Mi sono alzata alle 7.45. Ho visto un pallido sole dietro le nuvole. Tra un caffè e l’altro, la mia mente ha iniziato a produrre immagini di minigonne, sandali e magliettine. Il tempo di figurarmi vestita così ed è venuto giù il finimondo.

Buona giornata!

aggiornamenti

Dunque.

Ci sono tanti aggiornamenti. Il primo è che facebook e compagnia bella mi hanno ormai rotto le palle, eppure c’è gente (esclusi gli amici stranieri, gli ex compagni delle elementari e le madri delle mie amiche) che continuano ad usarlo come unico strumento di comunicazione con me. Ma dai.

“Marti, hai letto cos’ha scritto Tizio sulla bacheca di Caio parlando della festa di Sempronio??”

“Uh… no.”

“Ah, allora ciao.”

Ok, accorciata, è una delle telefonate lampo delle mie amiche. Se non sei informata sui fattacci degli altri, addio chiacchiere.

Poi ci sono quelli che mandano comunicazioni urgentissime attraverso messaggini in chat o nella mail del suddetto facebook: ma no, guarda che ci entro una volta ogni tanto. Se mi devi scrivere qualcosa di urgente, o mi chiami o usi la mail tradizionale. Poi s’ingriffano.

Comunque,  a parte la mia avversione per le moderne tecnologie, di novità ce ne sono tante: gente che si accoppia, si fidanza, si sposa, procrea (leggi anche in ordine sparso). Gente che cerca di farmi fuori il sorriso anche alle 8 del mattino, e io alla 8 del mattino sono un mastino da guardia, quindi peggio per costoro. Gente che ritrovi dopo anni, ma è sempre un bel ritrovarsi. Gente che mi assilla per un sì.

Oh mamma, no, troppe, troppe cose.

Devo riprendere in mano questo blog, ripulirlo un po’ e usarlo di più: la mia autoironia è in sciopero da troppo tempo, e l’acidità è arrivata ai massimi storici.

Ritornerò presto.

E’ ora delle pulizie di primavera!

ennesima giornata di ordinaria follia

Dunque, oggi pomeriggio stavo passeggiando e intanto che incedevo graziosamente pensavo ai mille cartelloni che io e Lau dobbiamo preparare per il camposcuola, cosa del tutto inutile, dato che i marmocchi li distruggeranno in due minuti, ma tant’è: vanno preparati, perciò, sotto a chi tocca.

E’ una settimana che ci giostriamo tra casa mia e casa sua per cavare qualcosa dal vuoto delle nostre menti: teatro di scontro sono le cucine, le sale e le camere, che terminano la loro funzione normale per diventare degli asili nido, con me sdraiata sopra i fogli tentando di colorare (e sporcandomi mani, gomiti e ginocchia) e Lau che partorisce idee da fim di Tim Burton una dopo l’altra.

Bene, dicevo, procedo con grazia pensando a tutto ciò, e, mentre per un caso fortuito mi trovo a passare sotto un balcone, piove dall’alto un uovo sodo che si spatascia sul cofano di un’auto, 10 centimentri più in là della mia testa.

Mi sono baciata i gomiti per quella botta di fortuna: non avrei potuto sopportare l’onta di avere un uovo spetasciato sulla testa, ma soprattutto non avrei tollerato del caldo, giallo e denso tuorlo tra i miei capelli appena lavati.

Comunque è assurdo andare in giro con la minaccia di uova che piovono dall’alto. Chiaramente ho subito cambiato marciapiede, ma mi sarebbe venuta voglia di attaccarmi ai citofoni di quel condominio e urlare come un’invasata ricoprendo di insulti i condomini. A meno che non ci siano allevamenti di galline a duecento metri di altezza, chiaro. In quel caso sono pronta a perdonare i poveri pennuti.

Non solo devi guardare in basso per evitare di pestare di tutto (tra l’altro due giorni a settimana lì c’è pure il mercato, e destreggiarsi tra una mela marcia e un avanzo di crauti è una delizia), di fianco per non essere investita dalle auto o per eventuali scippi: ora anche in alto!

Quando si compra casa dalle nostre parti dovrebbero darti in dotazione una tuta da palombaro, per ogni evenienza.