fly high

Basta, basta, non pensiamoci più. Ieri sera (e pomeriggio) ero isterica. Mi sarò svegliata 5 volte questa notte. E’ da almeno un mese che non riesco a dormire per più di 3 ore di seguito. Faccio sogni strani, ma non brutti, no. Solo strani. E pieni di quei desideri che neanche a voce riesco ad esprimere. Mi sveglio e dico: cavoli, è proprio questo che voglio.

Ma basta. Voglio leggerezza. Voglio volare alto, sopra le nebbie che mi riempiono ogni angolo della mente.

Mi merito di più. Un mantra che mi ripeto da chissà quanto.

Eppure qualche novità ogni tanto arriva: cambia il vento. E lo capisco, quando arriva. Perchè quando atterra a Milano, che di vento non ne ha mai troppo (e che a me invece piace un sacco, ecco perchè vorrei vedere Trieste: le città ventose hanno un fascino singolare, per me), allora c’è qualcosa di diverso.

Freddo e sole: cielo azzurro sconfinato, e sogni che aprono porte mai schiuse.

Non mi resta che aggrapparmi al figlio di questo monsone, e lasciarmi trasportare, come su un tappeto di seta indiana:

vola alto, vola alto.

sun-love-heart-cloud

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quel che sarà, sarà

Sono nervosa. In un modo animalesco. Mi inacidisco in un attimo e dopo trenta secondi ho già dimenticato tutto. Sarà l’afa, saranno le mille cose che devo fare, certi discorsi insulsi e l’attesa per il camposcuola che inizia domani, e la cui preparazione mi ha lasciato più morta che viva, e dunque, parto già stanca. Benissimo.

A migliorare leggermente quest’atmosfera un po’ pesante, cè una favolosa Polaroid Spririt 600 cl, arrivata per caso tra le mie mani come regalo tardivo di una cugina lontana… E’ spettacolare, con quell’aria un po’ vintage e ingombrante, e con queste strisce d’arcobaleno che ne faranno il mio giocattolo preferito per tutta l’estate!

Polaroid_Spirit_600_CL

 

 

 

 

 

 

 

Sto sviluppando un’insana passione per la fotografia: se prima era un hobby come un altro, ora ciò mi porta a girovagare per casa alla ricerca di mio fratello per fargli ritratti molto artistici (mentre gioca alla Play, per esempio), o saltellare in giro per Milano alla ricerca di soggetti interessanti. A settembre si profila un bel corso di fotografia, sì sì. Lavorarò come una scema per pagarmelo.

Ho inoltre scoperto che uno dei pochi modi per calmare queste ondate di nervosismo è leggere. Che strano. Un’arte che mi accompagna fin da bambina: attraverso la carta sogno, rifletto, gioisco, mi rattristo, mi scopro e mi diverto. Bene: ecco che, dovendo partire per un luogo in cui i cellulari non prendono, i giardini sono ad uso esclusivo degli abitanti del luogo, e nelle stanze non c’è nemmeno una teiera del XIII secolo da scagliare contro un muro nell’eventualità di giornate nervose come questa,  ieri decido di andare in biblio a fare razzia di titoli per calmarmi. Chiaramente: sciopero indetto il venerdì pomeriggio. Intanto che leggevo il cartello, inventavo nuovi insulti e fatture particolari. Perciò, se qualcosa dovesse andare a fuoco nei prossimi giorni, so quale sarà il luogo.

Su, Mirtillo, fatti forza. Un paio di occhi.color.inchiostro mi regalano un altro po’ di serenità.

E, dato che fa rima, quel che sarà, sarà.

gli spari sopra

Ho una gran confusione elettorale in testa. Di politica non ne ho mai capito molto, ma siccome ho conosciuto parecchia gente che si credeva furba, un po’ ne capisco anche io.

In fondo i furbi di 5 anni e quelli di 65 sono della stessa pasta. Quelli di 5 anni ti rubano la merenda sotto il naso e ti fanno la linguaccia, perchè tanto sono i preferiti della maestra e quella farà sempre finta di non vedere. Quelli di 65 vengono condannati per crimini di vario genere e ti governano, perchè tanto nessuno li punirà. Uguale. Stessa solfa. E siccome già da piccola mi stavano sulle palle i furbi, ora non mi sconfinferano tanto neanche questi, sebbene più stagionati.

Che poi, uno a quell’età dovrebbe preoccuparsi di non fare brutte figure, di invecchiare serenamente senza debiti, e di lasciare buoni ricordi a chi ti ha conosciuto. Lo PsicoPapi forse non si è ancora reso conto di essere vecchio.

Comunque, siccome da qui a poco ci saranno le provinciali e poi le europee, stavo cercando di capirci qualcosa. Un giro sul sito di Beppe Grillo dovrebbe aiutare a schiarirmi un po’ le idee.

Ma, al di là delle persone che voterò, mi chiedo quand’è che quest’Italia cambierà- almeno un po’. Perchè, diciamolo, siamo ridicoli. Perchè da noi ci sarebbero anche degli Obama, ma girano con la scorta, perchè se no li fanno fuori.

Mi piacerebbe un Paese giovane. In tutti i sensi. Giovane nel fisico, con personalità fresche e libere, interessate al mondo, alle persone, alla religione, alla cultura. Giovane nell’anima, che non abbia paura di rischiare in progetti che ripuliscano l’aria pesante di mille polveri schifose, che promuovano la musica, la letteratura, la libertà di parola. Giovane nella mente, che ami la discussione con le parti avversarie, ma per giungere ad un risultato finale che sia comune.

Vabbè, buoni sogni, Mirtillo.

Eppure. Eppure da qualche parte qualcuno c’è. Qualche nome è venuto fuori. Sono troppo pochi, troppo deboli, troppo poveri. Però ci sono. E se non credessi nei sogni che si realizzano, non sarei qui a scrivere.

Andate alle mostre d’arte, leggete, ascoltate, pregate, girate il mondo, conoscete persone di altri Paesi, andate in bicicletta, imparate a disegnare, a fotografare, a sorridere. E poi informatevi, fatevi un giro tra i giornali, i blog, le conferenze.

Perchè, come è sempre stato e in fondo sempre sarà, “La verità vi farà liberi”.

L’ha detto un certo Gesù qualche tempo fa. E credo sia lo slogan migliore mai inventato.

 

peace

sunny day

Periodo denso. Lavoro, progetti di vacanze, progetti irlandesi. Sì, perchè a giugno andrò due settimane a Dublino! Squillino le trombe: due settimane all by myself per imparare l’inglese come si deve, svegliarmi dal mio torpore e cavarmela da sola. La cosa mi mette addosso un po’ d’ansia da una parte, perchè ho realizzato di non essere mai andata via da casa totalmente da sola. Di vacanze con gli amici, anche solo in due, ne ho fatte parecchie, ma only Mirtillo, mai. Vabbè, chessaràmai. C’è da dire che sarò in Irlanda, che rivedrò la mia amatissima Dublino, e che soprattutto non speravo di poterci tornare così presto. In fondo, per quanto lontana dall’Italia e dalla mia bella Milano, l’Emerald Isle sarà sempre la mia seconda casa. E’ indescrivibile la sensazione di libertà e sicurezza che mi dà quel posto. Incredibile. Quindi, forza e coraggio, che tra poco si parte.

Poi: eri Fiera del Libro a Torino con Lau, tempo terrificante e umidità alle stelle, ci ho guadagnato un bel mal di gola che, visti i mille canti per le Comunioni di domani mattina, è proprio l’ideale. Confido nelle ugole d’oro dei bambini e dei loro gorgheggi, perchè le mie corde vocali urlano pietà a più non posso.

Anche oggi fa un bel caldo, c’è sole e quell’aria primaverile che ti fa ben sperare, che ti vien da dire: se la primavera è arrivata anche quest’ anno, allora tutto andrà per il meglio.

Nonostante tutto, i terremoti, le tragedie, le tristezze, la terra continua a rifiorire e regalarti un bel tepore. Chissà che meccanismi ci sono dietro. Me lo sono sempre chiesto. Per me la primavera è una vera e propria terapia. La terapia dei colori. Vedere i fiori, il verde dei prati, il bianco dei nuvoloni, l’azzurro del cielo, i vestiti colorati delle persone, mi fa stare bene. Senza colori non potrei vivere. Sto sviluppando un’insana passione per ogni tipo di sfumatura: allora ecco che compro chili di stringhe da scarpe di colori improbabili, mi coloro le unghie di arancione e medito di farmi i capelli blu. Ho bisogno di essere sedata.

Inoltre, mi metto le mani nei capelli se penso alle vacanze di luglio: una settimana in montagna con gli scalmanati dell’oratorio estivo. Se non finirò in un burrone legata mani e piedi, mi riterrò fortunata. Come qualunque animatrice femmina che cerchi di farsi ben volere dai suoi marmocchi, sarò infatti odiata e messa a dura prova. Tanto più che i nostri cari bambini sono quasi tutti maschi, quindi propensi alla stronzaggine e alla cretineria, in preda agli ormoni e senza il benchè minimo accenno di rispetto per quelli più grandi. Che Dio ce la mandi buona.

Già tentare di aiutare i piccoli a fare i compiti il venerdì pomeriggio è un’impresa titanica: senza contare che devo riprendere in mano le divisioni e moltiplicazioni a due e più cifre, cose che speravo di aver archiviato nel cassetto “cose da evitare” , e da dover rispolverare in caso di maternità, se sprovvista di un marito matematico. E invece.

Bene, spariamoci una dose di Ligabue in stato liquido (ovvero un gelatone al cioccolato con “Il Centro del Mondo”): allora l’estate sembrerà più lontana, e la bellezza di questa luce serale che casca come pioggi dorata dalle finestre sarà la mia unica preoccupazione.

cuori o picche?

Siamo di nuovo in fase facciamoci-del-male, bene. Anzi, benissimo. Questo vuol dire che sono iper-sensibile alla musica, al cioccolato, ai film melensi o, al contrario, agli splatter più trash. Non so. Non so davvero. Sono passati DUE mesi due e io ogni tanto (ogni poco) sono ancora qui che lo penso. Ma perchè, poi. Al momento non mi sembrava nemmeno questo gran che. Facevo la difficile, quasi. Poi. Poi succede sempre così: ti accorgi di tenere a qualcosa quando quella cosa non ce l’hai più.

E le domande continuano a rimbalzare da una parte all’altra della mente, a ripercorrere le stesse frasi, gli stessi gesti, le stesse parole di quei giorni. Per cercare una falla, un buco, una breccia… cacchio, qualcosa! No, nulla. Era tutto idilliaco e fragoloso. Poi, semplicemente, il nulla. Bene. E qui stoppiamo questi ricordi deleteri.

Chissà perchè poi è sempre la musica a farmi tornare indietro. “1950”, in particolare. Bene. BASTA.

Solo, mi chiedo, quand’è che la ruota del tempo cambierà verso, quando cambierà il vento. Voglio vedere la Luna che mescola il mazzo di carte e sorride da sopra il lago, mentre la musica -questa volta quella giusta- riempie la sera.

Questo benedetto mazzo di carte che ho in mano è sempre lo stesso, ed è irreparabilmente una mano sfigata. Decisamente.

Adesso mi merito una scala reale.

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gioventù bruciata

Passato il peggio, il sole è tornato. E la mia meteoropatia si è un po’ attenuata.

Domani partecipo alla Stramilano, assieme a qualcuno della Compagnia dei Pazzi, cioè: i miei amici. Non siamo minimamente allenati. Non in senso classico, almeno. E’ vero che ogni tanto vado al parco a correre -quando c’è sole e non ci sono troppe mamme e bimbi in giro, se no finisco col fare lo slalom e basta. E’ vero che ogni giorno se non mi faccio un km a piedi per andare da qualunque parte, mi sento in colpa verso le mie gambe (che, se esistono, avranno pure uno scopo: camminare). E’ vero che sono stata definita una “milanese anomala” da un Essere da me precedentemente citato, ma, insomma, vero e proprio allenamento non ne ho.

Cercheremo di non schiattare.

Detto questo, mi sto preparando psicologicamente alla mia imminente laurea. Ma, a dir la verità, per quanto mi sforzi di sentirmi orgogliosa, non ne cavo un ragno dal buco. Cioè, sono contenta, ma non me ne frega più di tanto. Non è il coronamento di nessun sogno. Solo lo sforzo di molte fatiche, innumerevoli incazzature e studi sovrumani e perenni. Dunque, viva me. Più che altro è tutto il corredo che c’è dietro: la scelta del vestito (che ho tra l’altro preso al quartiere Isola, in un fantastico negozio-laboratorio indipendente che produce tessuti dalle fibre del latte o da materiale riciclato, ed eletto perciò a mio nuovo idolo), le bomboniere (solidali, almeno servono a qualcosa di più che non a infesciare le credenze di amici e parenti), gli inviti (un brutalissimo messaggio di posta elettronica :P) e chissà-che-altro.

Comunque, mi laureo. Brava Mirtillo.

Poi, sono ossessionata da un problema, e ieri ne parlavo proprio con la Fede in un baretto vicino all’ università. E cioè che la morosite sta dilagando inesorabile. La morosite è la nuova malattia che sta affliggendo gran parte dei nostri amici (nella Compagnia si salvano però quasi tutti, meno male). Ovverosia: sei single e dici di essere indipendente, felice e pieno di sogni e ambizioni per il tuo futuro, giuri e spergiuri che l’amicizia per te è la cosa più importante del mondo, crei progetti con i tuoi amici, sogni viaggi e avventure, sei pieno di ideali, fiducia e allegria. Poi arriva lui: il moroso. Ed è l’inizio della fine.

Ecco come riconoscere i sintomi:

  1. Inizi a spargere la voce che sei stanco, che questo sabato non esci. Poi, quel viaggio che dovevi fare insieme agli altri, mah, costa troppo, si vedrà.
  2. Rinunci alla squadra di calcio, alla band, al cinema in compagnia, al volontariato, ai pomeriggi passati in università. Perchè, insomma, il mio amorino è troppo importante e il resto viene dopo.
  3.  Quando c’è qualcosa che non va, o si discute di qualcosa con gli amici, liquidi tutto con un “mah, è la vita”, e intanto sorridi beato, anche se non c’è nessun motivo per essere felici (o almeno per gli altri, ma ormai sei già vicino ad uno stadio per cui degli altri ti frega relativamente). Poi, in un tornado di avvenimenti, cambia tutto in maniera irreparabile, e attorno a te si crea terra bruciata:
  4. un amico ti chiede una mano, o magari necessita solo di un consiglio, o di essere ascoltato, e la tua risposta è: “vedrai che passerà. Io, invece, ieri sono uscito/a con…e mi ha detto che…poi io gli faccio…e lui/lei fa…e io gli faccio…”. Al che l’amico finisce per mandarti in un simpatico posto sconosciuto ai più, ma tu tanto te ne freghi dell’amico e pensi solo al tuo amorino che ti aspetta sotto casa.
  5. E’ l’anniversario del vostro primo bacio/carezza/solletico/sguardo/telefonata/incidente in motorino/tappeto persiano comprato insieme/ film horror visto insieme/mangiata di hamburger fatta insieme ecc ecc … . E’ anche il compleanno/laurea/matrimonio del vostro amico e di mille altri (vorrei ben vedere, c’è un anniversario per ogni giorno dell’anno), ma la cosa non solo non vi frega, ma vi infastidisce perchè dovete telefonare per dire che non ci sarete, e dovrete anche cercare di non essere scortesi perchè, insomma, con tutti i giorni in cui poteva nascere, proprio l’anniversario del vostro primo tubetto di dentifricio comprato insieme doveva scegliere!
  6. La vita vi sfugge di mano, i cataclismi si susseguono, il resto del mondo si evolve, Berlusconi perde i capelli, ma, insomma, chissenefrega: voi siete felicemente fidanzati!

Signori, se ciò accade, avete la morosite. Poche speranze di sopravvivenza.

Ma, se avete buoni amici e un’intelligenza indipendente e una buona quantità di sogni importanti, allora avete ancora speranza. In fondo, se essere protagonisti o no della vostra vita, deve fregare soprattutto a voi.

Io, nel frattempo, vivo.

imagine

 

La Derelitta e sua sorella: certe volte proprio non le sopporto. Ma soprattutto la Derelitta. Con questo piangersi addosso continuo, con questo voler attirare compassione a tutti i costi per poi fare una vita da star. Con quei falsi pudori nel dire le cose che andrebbero dette. Decisamente quando Dio distribuiva la chiarezza e un po’ di attributi, loro erano alle terme. Perchè me la prendo ancora, non lo so, ormai le conosco.

Sempre passive. Mai entusiaste, felici, ardenti per qualcosa. Mah.

Per come la vedo io, per quanto imbranata, spesso pessimista, testarda, ostinata e lunatica, l’entusiasmo non può mancare nella vita. L’avere fiducia in Qualcosa, in Qualcuno. Non c’è niente di più bello che Credere. Smettere di trascinarsi addosso la coperta grigia e lamentarsi della pioggia che scorre. Vai a cercare il sole! Ma questo è quello che penso io.

Anche se – ed è bello poterlo dire-  non sono l’unica …

… you may say I’m a dreamer/ but I’m not the only one ………..

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