a volte succede

Succede di avere talmente tante cose da dire, da sviscerare, così tante da raccontare e da narrare… che una sola vita pare così poca.

E’ iniziata la mia stagione preferita, l’autunno, è cominciata quella parte dell’anno che profuma di quaderni, di legno, di castagne e di pane appena sfornato, che parte come una promessa di rosso, di colori caldi e dorati, di speranze riposte sotto la cenere di un camino.

Succede che così tutti gli anni, in autunno, inizia la stagione dei concerti. E la Musica è l’unica cosa che mi salva dal marasma che mi nasce dentro.

Ho un bisogno di Verità che trascende qualunque regola. Mi sento come Faust, come un analfabeta che vuole leggere la Divina Commedia, come un bambino che sogna già di poter andare sulla Luna. Quello che ho non mi basta. Questa inquietudine non mi lascia.

Certe volte mi sembra di veder ruotare il mondo sotto i miei occhi, e allora mi costringo a stare in vetrina. L’unica cosa che posso fare è osservare, e cercare di carpire l’anima delle cose solo con gli occhi.

Un mio amico dice che ho sempre troppa fretta, troppa frenesia addosso. E’ che sono affamata di vita, di esperienze, di impressioni, di emozioni. Specialmente adesso, che una parte della mia esistenza è cambiata. Eppure non mi fa stare male, questo affanno che ho addosso, è il mio modo di mangiare la vita, di assaporarla. Ho come l’impressione di aver già perso molto tempo dietro a cose e persone che non mi hanno lasciato un segno, un graffio, una carezza, niente. Non voglio più andare a dormire dicendomi: “Con o senza questo, la mia vita non cambia”. Invece voglio che sia così, che le cose e le persone che ho mi cambino i giorni.

Certo, magari in positivo…

E.T. ha smesso di telefonare a casa

Del perchè sono una stupida con tanto di attestato e targa al merito.

Del perchè mi tirerei da sola i piatti in faccia, in mancanza di un marito fedifrago da insultare.

Del perchè il modello Barbie fa ancora strage di cuori e in realtà ogni uomo è la riproduzione in scala di Ken e sotto sotto sogna di incontrarne una.

Non me ne voglia il genere maschile, ma a tutto c’è un limite.

Se per esempio la suddetta Barbie non è neanche questa gran bellezza, ma ha dalla sua degli argomenti molto convincenti (non fatemi diventare volgare… ) che fanno crollare anche quelli che si fingono snob e dicono di non sopportarla, allora le palle ti girano davvero ad elica.

Dico, un po’ di coerenza, almeno.

Comunque ormai mi sono rassegnata al fatto di essere una mosca bianca (e anche cieca, vista l’enorma quantità di sbagli e sviste che prendo): ne prendo atto. Anzi, la mia ipotesi di essere in realtà una extraterrestre probabilmente frutto di un incontro clandestino tra un marziano e una venusiana si fa sempre più certa. Ora, siccome la mia presenza tra voi terrestri è frutto di un evidente sbaglio di consegne (la cicogna spaziale non ha centrato la galassia giusta), faccio buon viso a cattivo gioco e mi limito a studiare questo genere di essere vivente che si aggira per le vostre contrade. Vi do qualche suggerimento per riconoscerla, in modo da evitarla o da sfruttarla a vostro favore:

  • predilige ambienti bui, magari umidi e chiassosi, con luci strane a intermittenza e assurdi suoni tribali. La folla è un elemento essenziale per la sua sopravvivenza in società: non potendosi basare sulla qualità delle sue relazioni con gli altri esseri umani, cerca la quantità (e si sa, nel mucchio qualcosa si trova sempre).
  • ha un quoziente intellettivo piuttosto basso, e questo è probabilmente il suo punto di forza: diminuisce lo sforzo del maschio per entrare in relazione con lei, e di conseguenza aumenta esponenzialmente la sua richiesta sul mercato
  • non ha legami particolarmente sinceri con nessuno (ho notato che voi qui sulla terra tendete a riunirvi in branchi che chiamate “amici”): non si fa problemi a sottrarre con mezzi poco puritani il compagno ad un’altra femmina. Non perchè sia cattiva: semplicemente, non gliene frega niente dei sentimenti altrui
  • in genere si considera un esemplare unico e assolutamente originale
  • la sua occupazione principale riguarda se stessa e tutto ciò che c’entra con lei: essendo lei il mondo, in pratica le interessa il mondo. Questo può essere valutato un punto di forza; è “di bocca buona” e non si fa troppi problemi: se il maschio dimostra di avere lei come unico interesse, è fatta: lei lo adorerà (questo, mi rendo conto, è un circolo vizioso… ma in fondo qui di virtuoso c’è ben poco)
  • stranamente non ama circondarsi di esemplari del suo stesso genere, ma preferisce la compagnia maschile: altrettanto stranamente, considera le sue simili delle gran troie
  • in genere suscita abbastanza compassione, ma bisogna fare attenzione a non cedere su alcuni punti: stabilendo in partenza che il maschio che vi portate appresso è sposato con voi e che avete a casa una collezione di Jimmi Choo, potreste intrattenere con lei un rapporto civile
  • non ha caratteristi che fisiche particolarmente evidenti: come abbiamo detto non è questa gran bellezza. Vi basterà aspettare che inizi a parlare per riconoscerla (cioè, ti lovvo, se potrei allora facessi e altre amenità simili sono parte del suo ristretto vocabolario)

Non è difficile avvistare esemplari di questo genere, in quanto sono le più comuni e vivono prevalentemente in città: chiamasi Troia Vulgaris.

Poi, certo, ci sono anche le sottospecie: le Belle e Stupide sono piuttosto diffuse ma anche le meno esecrabili, in quanto compensare un gran bel corpo con altrettanta intelligenza è, diciamolo, un compito difficile.

Spero di aver fatto un quadro completo della situazione: probabile che ci sia una facoltà di Antropologia nella galassia di ComeSiChiama da dove provengo, nel qual caso quest’analisi potrebbe fruttarmi la borsa di studio.

Ho già abbandonato il mio intento di scrivere di cose serie e di un certo peso.

Dai, in fondo anche la mia vita ha un certo peso: se pensiamo che riesco a rompere le palle a più persone in contemporanea, compreso il mio cane, e che tutti vorrebbero allearsi per farmi fuori, non direi proprio che la mia esistenza sia così irrilevante. Forse per gli altri lo è, ma è questione di punti di vista.

Dunque, oggi penultimo esame delle vacanze estive. 52 gradi netti nello stanzino della prof, la quale ha pensato bene di orientare un ventilatore grande come un osservatorio astronomico (tipo quello di Contact, per intenderci) sul mio collo. Risultato: mi è venuta una specie di paresi alla colonna vertebrale e facevo una leggera fatica a concentrarmi per evitare il getto d’aria che mi sconquassava i capelli.

Comunque, è andato, evviva.

Ora si tratta di dare l’ultimo, per il quale nutro ben poche speranze, e poi fare ciao-ciao a tutti. Il problema è che fino ad agosto non ho prenotato nulla e mi sto pentendo di non aver organizzato qualcosa per luglio.

Così mi sto proponendo come ospite indesiderato a chiunque: se volete vi porto anche a spasso il cane, ma fatemi partire da qui, incartatemi, speditemi tramite FedEx: spalerò carbone sulle vostre navi da crociera, sarò la vostra reggi-crema-solare, vi terrò a debita distanza i pupi, ma portatemi con voi!

Sì, è vero. Milano d’estate, le foto alla città vuota, i parchi, le gite in bici.

MA NO! Io voglio par-ti-re!

Che dire!

Che dire!

Ormai scrivo ogni scadenza di panettone. Non che non abbia nulla da raccontare, anzi, forse è vero il contrario. Ma non mi va di scriverlo. Ecco, “E perchè hai un blog, babbea?”. Non saprei.

Questo spazio ha bisogno di qualche rivoluzione.

Sarà che il periodo degli esami non è il momento migliore per intraprendere nuove attività che ti possano far sudare anche poco più del dovuto, sarà che la storia del bavaglio proprio non mi va giù, e vorrei scrivere di argomenti più interessanti e di un certo peso che non delle mie faccenducole quotidiane…

Boh, mi inventerò qualcosa.

Nel frattempo, stay tuned e non lasciatevi imbavagliare!

Mi sono alzata alle 7.45. Ho visto un pallido sole dietro le nuvole. Tra un caffè e l’altro, la mia mente ha iniziato a produrre immagini di minigonne, sandali e magliettine. Il tempo di figurarmi vestita così ed è venuto giù il finimondo.

Buona giornata!